Fatturato, giugno in frenata: industria giù e consumi delle famiglie ancora deboli
A giugno 2026 il fatturato dell’industria diminuisce dell’1% in valore e dello 0,7% in volume. Cresce invece il dato tendenziale, ma il confronto con l’anno precedente mostra una contrazione dei volumi. Nei servizi andamento stabile in valore e negativo in volume.
Inflazione, stime Istat: più 3% a giugno (Foto Pixabay)
Il mese di giugno si chiude con una frenata per il fatturato dell’industria italiana. Secondo le stime Istat, al netto dei fattori stagionali, l’indice registra una diminuzione congiunturale dell’1% in valore e dello 0,7% in volume. Il calo interessa sia il mercato interno, che perde l’1% in valore e lo 0,4% in volume, sia quello estero, con una flessione dell’1% in valore e dell’1,3% in volume.
Tra i principali raggruppamenti di industrie il quadro è però differenziato. A giugno crescono in valore i beni di consumo (+0,3%) e i beni intermedi (+0,4%), mentre arretrano i beni strumentali (-2,6%). La contrazione più marcata riguarda l’energia, che registra un -7,1%.
Il trimestre resta positivo in valore
Allargando lo sguardo al secondo trimestre del 2026, emerge un quadro meno negativo. Il fatturato dell’industria aumenta infatti dell’1,2% in valore rispetto al trimestre precedente, mentre in volume diminuisce dello 0,9%.
Per i servizi la dinamica è migliore: nel trimestre il fatturato cresce dello 0,9% in valore e dello 0,1% in volume. Anche in questo caso, tuttavia, i dati mensili mostrano una situazione articolata.
Servizi fermi in valore
A giugno il settore dei servizi registra una variazione nulla in valore e una diminuzione dello 0,4% in volume. A sostenere il risultato è il commercio all’ingrosso, che cresce dello 0,5% in valore e dello 0,9% in volume. Gli altri servizi segnano invece una contrazione dello 0,4% in valore e dello 0,7% in volume.
Il confronto con giugno 2025 restituisce invece una crescita del fatturato dei servizi del 3,2% in valore, accompagnata da una riduzione dello 0,5% in volume. Nel commercio all’ingrosso aumentano sia valore (+4,2%) sia volume (+0,8%), mentre negli altri servizi il valore cresce dell’1,9% a fronte di una diminuzione dello 0,5% in volume.
Il confronto annuale nasconde il calo dei volumi
Su base annua, il fatturato dell’industria corretto per gli effetti di calendario cresce del 3,1% in valore, ma diminuisce dello 0,9% in volume. La crescita monetaria è quindi accompagnata da una riduzione delle quantità effettivamente vendute.
Sul mercato interno l’incremento è del 2,3% in valore, mentre i volumi scendono dell’1,8%. Meglio l’estero, dove il fatturato aumenta del 4,6% in valore e dello 0,8% in volume. Tra i diversi comparti spicca l’energia, con un aumento del 22,2% in valore, mentre i beni intermedi crescono del 5,4% e quelli strumentali dello 0,8%. I beni di consumo sono invece l’unico raggruppamento in calo, con una diminuzione dell’1,2%.
Consumatori: “Dati pessimi”
Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, i dati Istat sono da considerare “pessimi”. Secondo Dona, il dato mensile evidenzia una vera e propria “debacle”, con il fatturato in calo sia sul mercato interno sia su quello estero, tanto in valore quanto in volume.
Anche il confronto annuale, apparentemente positivo, secondo l’associazione deve essere letto con cautela. Il +3,1% dell’industria in valore si accompagna infatti a un -0,9% in volume. Ma a preoccupare maggiormente è la dinamica del mercato interno: la crescita del fatturato non si traduce in un aumento delle quantità vendute.
Per Dona, questo rappresenta un segnale della debolezza dei consumi delle famiglie: “Un chiaro indice di come i consumi delle famiglie non tirino”. Il quadro che emerge è quindi quello di un’economia in cui il valore del fatturato continua a crescere, ma senza un corrispondente aumento dei volumi, mentre la domanda interna resta uno dei principali punti di debolezza.
