Frutta e verdura nelle scuole, i programmi europei sono efficaci?

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Il CTCU analizza i programmi scolastici dell’Ue dedicati alla promozione di frutta, verdura e latte nelle scuole: quali sono i principali problemi?

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Frutta, verdura e latte nelle scuole (Foto Pexels)

I programmi scolastici per frutta, verdura e latte nelle scuole avrebbero un impatto limitato sulle abitudini alimentari, ma fra i bambini che meno accedono a questi prodotti ci sarebbero benefici. Ci sono però problemi di consegna e diverse difficoltà nella realizzazione di queste campagne. I programmi scolastici dell’Ue dedicati a frutta, verdura e latte nelle scuole sono campagne di educazione alimentare rivolte agli studenti delle scuole primarie, finanziate dall’Unione europea e realizzate dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Il CTCU, Centro tutela consumatori e utenti di Bolzano, il punto sui due programmi e diffonde i dati disponibili sia a livello europeo che italiano.

“La percentuale di frutta e verdura biologica è sorprendentemente bassa – osserva Silke Raffeiner, nutrizionista presso il Centro Tutela Consumatori Utenti – Nel 2017/2018 rappresentava ancora il 14,3% del valore complessivo, mentre nel 2024/2025 è scesa a un irrisorio 0,2%. E questo nonostante, secondo i docenti, la frutta e la verdura biologiche siano ogni anno quelle più apprezzate dai bambini”.

Le campagne di educazione alimentare a scuola

Frutta e verdura nelle scuole incoraggia i bambini al consumo di frutta e verdura e li sostiene nella conquista di abitudini alimentari sane, con messaggi educativi sulla generazione di sprechi alimentari e sulla loro prevenzione. Frutta e verdura fresche vengono distribuite alle scuole secondo un calendario che tiene conto della stagionalità e della varietà della fornitura. Negli anni ha coinvolto in media circa 1 milione di alunni.

Latte nelle scuole è la campagna di educazione alimentare sul consumo di latte e prodotti lattiero-caseari e prevede la distribuzione di latte fresco, yogurt (anche delattosati) e formaggi.

Come vanno le campagne

Già nel 1977, spiega il CTCU, l’Unione Europea ha istituito il programma Latte nelle scuole per la distribuzione di latte e prodotti lattiero-caseari ai bambini e ragazzi delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie. Nel 2009 la stessa UE ha poi introdotto anche il programma Frutta e verdura nelle scuole. Oltre alla distribuzione degli alimenti, sono previste anche attività didattiche di accompagnamento. Durante l’anno scolastico 2024/2025, in tutti i Paesi UE eccetto la Grecia, sono stati oltre 19 milioni i bambini e ragazzi (appartenenti a 143.000 scuole) che hanno aderito a uno o tutti e due i programmi.

In questo periodo, l’UE ha sostenuto gli Stati membri con 132 milioni di euro per i programmi dedicati a frutta e verdura e con 89 milioni di euro per quelli dedicati al latte. L’offerta è focalizzata principalmente su frutta e verdura fresche e latte da bere, accanto ai quali i Paesi UE possono distribuire anche alimenti trasformati come succhi, yogurt o formaggi. I prodotti contenenti zuccheri, sale, grassi, edulcoranti o aromi artificiali aggiunti ne sono quasi del tutto esclusi.

I dati per l’Italia

In Italia, i due programmi sono di competenza del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Nell’anno scolastico 2024/2025, circa 1,2 milioni di bambini di 8.990 scuole primarie hanno partecipato a uno o tutti e due i programmi. Complessivamente, nelle scuole sono state distribuite 2.571 tonnellate di prodotti ortofrutticoli, per un valore di 7,5 milioni di euro. Il 45% di questi prodotti riportava un’indicazione di origine (IGP o DOP), ma solo lo 0,2% (in valore) proveniva da agricoltura biologica.

Nell’ambito del programma latte sono state distribuite alle scuole 633 tonnellate di latte, 361 tonnellate di yogurt e 63 tonnellate di formaggio. Secondo dati di Bolzano, i problemi di consegna sembrano essere all’ordine del giorno: a livello nazionale, il 38% delle scuole intervistate ha segnalato criticità nella distribuzione di frutta e verdura, in particolare per quanto riguarda quantità, qualità, puntualità e affidabilità delle consegne, mentre il 21% ha segnalato problemi legati alla distribuzione del latte e dei prodotti lattiero-caseari. A questo si aggiunge la percentuale bassa di frutta e verdura biologiche.

Secondo il CTCU, anche altri risultati della valutazione annuale in Italia appaiono contraddittori e sollevano dubbi sull’efficacia dei programmi.

“Sebbene quasi il 77% dei genitori intervistati abbia dichiarato che il proprio figlio o la propria figlia, durante la partecipazione al programma di frutta e verdura, abbia mangiato più frutta e verdura rispetto a prima, secondo il rapporto 2024/2025 l’accettazione di frutta e verdura tra i bambini che hanno partecipato al programma non è significativamente superiore a quella dei bambini che non vi hanno preso parte – spiega l’associazione – Anche la conclusione della valutazione a livello UE 2017-2022 risulta ambivalente. Secondo tale valutazione, i programmi scolastici per frutta, verdura e latte avrebbero un impatto solo limitato sulle abitudini alimentari generali. Tuttavia, i bambini che altrimenti avrebbero un accesso ridotto a frutta e verdura trarrebbero beneficio dai programmi. In definitiva, sempre secondo la valutazione UE, molti Stati membri riterrebbero che i vantaggi dei programmi UE compensino gli sforzi e le difficoltà legate alla loro attuazione”.

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