Greenpeace: trovati residui di pesticidi nelle fragole europee, comprese quelle italiane

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I pesticidi rilevati più spesso appartengono alle categorie più tossiche autorizzate nell’UE: interferenti endocrini, PFAS, sostanze neurotossiche e sostanze del gruppo “Candidate for Substitution”

Greenpeace: trovati residui di pesticidi nelle fragole europee, comprese quelle italiane

Greenpeace: trovati residui di pesticidi nelle fragole europee, comprese quelle italiane (foto Pixabay)

Molte fragole coltivate con metodi di agricoltura convenzionale presentano residui di pesticidi, compresi interferenti endocrini, PFAS e sostanze neurotossiche. È quanto emerge dall’ultima indagine di Greenpeace, realizzata insieme al Pesticide Action Network Europe (PAN Europe), su 41 campioni di fragole provenienti da 11 Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia.

In media, le fragole europee contengono residui di 3,5 diversi principi attivi pesticidi (rispetto ai 2,4 trovati nei campioni italiani). Le fragole più contaminate – spiega Greenpeace in una nota – sono quelle provenienti da Slovenia, Belgio e Irlanda, con una media rispettivamente di 7, 6 e 5 residui di pesticidi per campione. Inoltre il 61% dei campioni di fragole convenzionali contiene residui di più pesticidi, con una media di 3,5 pesticidi per campione.

Ma il dato positivo è che tutti e cinque i campioni provenienti da agricoltura biologica (tra cui uno italiano acquistato in Austria), i campioni etichettati come “senza pesticidi” e il 22% dei campioni provenienti da agricoltura convenzionale sono risultati privi di residui di pesticidi.

I risultati migliori provengono da Francia e Paesi Bassi, entrambi Paesi che hanno implementato politiche per la riduzione dell’uso dei pesticidi anche in agricoltura convenzionale.

Pesticidi nelle fragole, l’analisi su quelle italiane

Per quanto riguarda le fragole italiane, l’analisi ha rilevato fludioxonil e cyprodinil in 3 campioni su 5. Si tratta di sostanze che l’EFSA (l’Autorità per la Sicurezza Alimentare) ha classificato rispettivamente nel 2024 e nel 2025 come interferenti endocrini. Secondo alcuni studi – spiega Greenpeace – il cyprodinil interferisce anche con la funzionalità della tiroide, che contribuisce a numerose funzioni vitali tra cui lo sviluppo cerebrale.

In 3 campioni italiani su 5, inoltre, sono stati trovati pesticidi appartenenti alla famiglia dei PFAS, ovvero – spiega Greenpeace – “sostanze chimiche tossiche usate in numerosi prodotti per le loro proprietà idro e oleorepellenti; queste sostanze vengono usate anche nei pesticidi per migliorarne le prestazioni. I PFAS  sono estremamente persistenti e tossici, e quasi tutti si degradano formando acido trifluoroacetico (TFA). Il TFA, in particolare, è stato recentemente classificato dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) come tossico per la riproduzione di categoria 1B, ossia una sostanza che può compromettere lo sviluppo del feto”.

Secondo l’indagine 2 campioni italiani su 5 contengono almeno un pesticida neurotossico, pericoloso soprattutto per i potenziali effetti sullo sviluppo neurologico delle api e sospettato di avere effetti sullo sviluppo neurologico di feti e bambini.

Infine, in 3 campioni italiani su 5 risulta risulta almeno un pesticida classificato come “Candidate for Substitution” (CFS), ovvero “sostanze che a causa della loro alta tossicità sono state inserite dall’Unione europea tra le cosiddette “candidate alla sostituzione”. Si tratta di un elenco di 44 pesticidi che dal 2011 gli Stati membri dovrebbero sostituire con alternative non chimiche o con sostanze chimiche meno tossiche”.

Greenpeace esprime forte preoccupazione per i risultati emersi dalle analisi.

“Malgrado le tracce di pesticidi rilevate siano a norma di legge, il fatto che nel 61% dei campioni risulti la presenza di più pesticidi (il cosiddetto “multiresiduo”) è un problema da non sottovalutare – afferma l’organizzazione ambientalista -. Oggi le conoscenze sugli effetti sulla salute legati all’esposizione cumulativa e dagli effetti sinergici dei cosiddetti “cocktail di pesticidi” sono ancora limitate: tuttavia, un numero crescente di studi scientifici dimostra che l’esposizione cronica a molteplici residui di pesticidi può favorire l’insorgenza di malattie croniche, tra cui l’infertilità. È molto grave che l’EFSA, ovvero l’’Autorità per la Sicurezza Alimentare, dal 2005 a oggi non abbia ancora elaborato una metodologia che tenga conto dell’esposizione contemporanea a più pesticidi. Cosa aspettiamo a introdurre una normativa più severa?”

Come tutelarsi

Alla luce dei dati Greenpeace consiglia, quindi, di scegliere fragole locali e biologiche quando possibile: “i risultati delle nostre analisi mostrano che i campioni biologici sono effettivamente privi di residui di pesticidi. Per risparmiare – spiega Greenpeace – prova ad acquistarle nei mercati contadini e nei gruppi di acquisto, piuttosto che nei supermercati: le troverai a prezzi più convenienti e, al tempo stesso, con il tuo acquisto sosterrai gli agricoltori biologici locali”.

In alternativa, suggerisce di coltivare le proprie fragole: “è sufficiente anche un semplice vaso in balcone, in modo da garantire che api e impollinatori abbiano accesso alla pianta. Scegli varietà più resistenti ai parassiti e assicurati che il terreno sia ben fertilizzato e mantenuto costantemente umido. Ricorda che le fragole sono sensibili ai funghi: è utile coprire il terreno con materiali organici come pacciamatura d’erba, trucioli di legno o paglia, che contribuiscono anche a mantenere l’umidità del suolo e il contenuto di carbonio”.

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