Maltrattamento di animali, condanna per un allevamento di suini
Essere Animali: i titolari e un dipendente di un allevamento intensivo di suini sono stati condannati per maltrattamento di animali. È una delle poche condanne emesse in Italia. Suini trattati con crudeltà e presi a calci, la vicenda aveva fatto rumore
Maltrattamento di animali, condanna per un allevamento di suini (Credit Essere Animali)
I titolari e un dipendente di un allevamento intensivo di suini sono stati condannati per maltrattamento di animali. I maiali venivano presi a calci, colpiti con oggetti contundenti, sollevati da terra afferrandoli per le orecchie, movimentati caricandoli sulla pala di un trattore. La vicenda, denunciata qualche tempo fa, aveva fatto clamore. Ora arriva una “sentenza storica”, spiega l’associazione Essere Animali a commento del processo che era nato proprio in seguito a una sua denuncia: si tratta di una delle poche condanne per il reato di maltrattamento di animali in allevamento (ex art. 544 ter c.p) emesse in Italia.
Crudeltà sui suini in allevamento
A pronunciarla è stato il 16 gennaio, con una condanna in primo grado, il Tribunale di Reggio Emilia. Il processo era nato in seguito a una denuncia presentata da Essere Animali che nel settembre 2020 aveva diffuso un video shock che documentava violenze nei confronti di alcuni maiali in un allevamento situato in provincia di Reggio Emilia. L’associazione è stata ammessa quale parte civile nel processo tenutosi presso il Tribunale di Reggio Emilia.
Un operaio dell’allevamento aveva filmato le violenze verso i suini con una telecamera nascosta e si era poi rivolto all’associazione. E il caso era diventato di rilevanza nazionale, anche perché l’allevamento risultava essere un fornitore dell’azienda Fratelli Beretta. Dopo la pubblicazione delle immagini da parte dell’associazione, l’azienda ha interrotto ogni rapporto di fornitura.
Il lato nascosto degli allevamenti intensivi
“Da oltre dieci anni denunciamo il lato nascosto degli allevamenti intensivi che alimentano le filiere del Made in Italy, svelando come in questi luoghi, vengono spesso compiuti reati in violazione delle normative vigenti – commenta Essere Animali – La sentenza del Tribunale di Reggio Emilia può essere considerata storica perché, oltre a restituire almeno in parte giustizia agli animali negli allevamenti, rappresenta una delle poche condanne di questo tipo in Italia”.
Un lavoratore dell’allevamento, un socio dell’azienda e un socio amministratore sono stati condannati per il reato di maltrattamento di animali in merito ad alcuni episodi che mostravano maiali presi a calci, colpiti e maltrattati. Il reato è stato riconosciuto anche per alcuni abbattimenti d’urgenza di suini, eseguiti da un lavoratore dell’allevamento e da un socio amministratore in violazione della legge.
Gli imputati, spiega Essere Animali, sono stati rispettivamente condannati alle seguenti pene: il lavoratore a mesi sei di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, il socio amministratore a mesi quattro di reclusione, mentre il socio dell’azienda a euro 4.000 di multa. È stata inoltre disposta per la durata di mesi sei la sospensione dell’attività di trasporto, commercio e allevamento degli animali, oltre che la condanna a pagare il risarcimento del danno e rifondere la spese processuali a favore di Essere Animali.
L’iter del processo
Il processo si è svolto in dibattimento per il solo reato di maltrattamento, contestato a tutti e tre gli imputati, e si è chiuso dopo complessivamente quasi due anni e oltre dieci udienze, durante le quali sono stati chiamati a testimoniare diversi lavoratori e ex operai dell’allevamento.
Erano stati contestati anche altri reati: per l’esercizio abusivo della professione veterinaria un imputato è stato prosciolto; prescritto invece il reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.
Per giungere alla condanna per maltrattamento sono stati fondamentali la deposizione del lavoratore che ha filmato le violenze e del medico-veterinario Consulente tecnico dell’Associazione.
“È stato quindi accertato che, in merito agli episodi contestati, era presente – spiega Essere Animali – almeno uno tra i due requisiti richiesti dalla legge affinché sussista il reato di maltrattamento di animali, ovvero la crudeltà, intesa come volontaria inflizione di sofferenze a causa di insensibilità e/o la mancanza di necessità, che esclude i casi in cui ad esempio uccidere un animale viene considerato l’unico modo per evitare un pericolo imminente, ritenuto dalla legge giustificativo dell’uccisione dell’animale stesso”.
