Meta e TikTok, l’udienza finale della class action sarà il 19 novembre
L’udienza finale della class action inibitoria italiana contro Meta e TikTok è fissata al 19 novembre 2026, alla vigilia della Giornata mondiale per i diritti dei bambini
Facebook, Instagram e TikTok: social a processo, al via class action (Foto Pixabay)
C’è una data per la prima class action inibitoria europea contro Meta e TikTok. È il 19 novembre 2026, il giorno in cui il Tribunale delle Imprese di Milano ha fissato l’udienza finale del procedimento prmosso da Moige (Movimento Italiano Genitori) e da un gruppo di famiglie, con il patrocinio dello Studio Legale Ambrosio & Commodo di Torino, contro Meta (Facebook e Instagram) e TikTok. Una data che già assume valore simbolico, non solo per l’esito della class action ma anche perché è la vigilia del 20 novembre, Giornata mondiale per i diritti dei bambini, istituita dall’Onu.
Social a processo
Ai diritti dei bambini e alla loro tutela verso i meccanismi dei social è dedicata infatti l’azione promossa nei confronti di Meta e TikTok.
La legge italiana ed europea vieta l’iscrizione ai social ai minori di 14 anni, ma le piattaforme – denunciano i promotori della class action inibitoria – ignorano abitualmente questo obbligo. E si stima che 3,5 milioni di bambini tra i 7 e i 14 anni siano attivi su Meta e TikTok con dati non verificati o falsi.
L’iniziativa legale chiede il rispetto dell’obbligo di verifica dell’età e del divieto di accesso ai social per minori di 14 anni; l’eliminazione dei sistemi che creano dipendenza dalle piattaforme, come la manipolazione algoritmica e lo scroll infinito dei contenuti; la corretta informazione dei pericoli da abuso dei social.
Uno dei punti più innovativi e complessi della class action riguarda proprio la richiesta di blocco strutturale dei meccanismi che nei social creano dipendenza e spingono i minori a rimanere all’interno delle piattaforme proponendo contenuti sempre più personalizzati. L’azione inibitoria chiede infatti la cessazione di questi meccanismi nei confronti dei minori, a partire dallo scroll infinito, dal sistema dei like compulsivi e dalla profilazione comportamentale occulta.
“Andiamo avanti con determinazione”
Spiega Antonio Affinita, direttore generale del Moige: “Il 19 novembre non è solo una data processuale: è un segnale forte, quasi simbolico. Alla vigilia della Giornata Mondiale per i Diritti dei Bambini, il Tribunale di Milano sarà chiamato a pronunciarsi sulla tutela di 3,5 milioni di bambini italiani tra i 7 e i 14 anni che frequentano illegalmente le piattaforme social. Siamo consapevoli dell’urgenza — il tempo non gioca a nostro favore, e soprattutto non gioca a favore dei bambini che vogliamo tutelare — ma comprendiamo e rispettiamo la necessità di un approfondimento giuridico rigoroso da parte del Collegio dei Giudici. Questa azione inibitoria avrà ripercussioni a livello europeo e mondiale, e proprio per questo merita la massima attenzione. Andiamo avanti con determinazione e fiducia”.
Prima dell’udienza del 19 novembre, il calendario processuale prevede ulteriori momenti di confronto tra le parti, con la presentazione di repliche e controrepliche alla documentazione depositata. Le date previste sono: 30 giugno, 30 settembre, 15 ottobre e 30 ottobre 2026. Si tratta, spiegano i promotori dell’azione, di sessioni fondamentali per offrire ai Giudici un quadro il più esaustivo e completo possibile dei danni provocati dai meccanismi algoritmici delle piattaforme sui minori.
Anche l’avvocato Stefano Commodo, Coordinatore del team legale dello Studio Ambrosio & Commodo di Torino, sottolinea la portata dell’azione: “Questa inibitoria di classe, fondata sull’art. 840-sexiesdecies c.p.c., è la prima in Europa ad affrontare il rischio del danno biologico per i minori quale conseguenza della frequentazione delle piattaforme Social. Il percorso istruttorio che si apre da oggi fino al 19 novembre serve a costruire davanti ai Giudici un quadro probatorio solido e inoppugnabile. Non si tratta di rallentare: si tratta di vincere in modo definitivo. Le eccezioni sollevate da Meta e TikTok confermano quanto questa azione li preoccupi”.
