Morellato, multa Antitrust da oltre 25 milioni di euro
L’Antitrust multa Morellato per oltre 25 milioni di euro per un’intesa restrittiva della concorrenza nella distribuzione di gioielli e orologi. La contestazione: impone gli sconti massimi applicabili dai gioiellieri autorizzati e vieta la vendita su marketplace online
Morellato, multa Antitrust da oltre 25 milioni di euro (Foto Stephen Audu per Pexels)
Controllo degli sconti massimi applicabili dai gioiellieri autorizzati. E divieto di vendere su piattaforme online terze e marketplace. Con queste contestazioni l’Antitrust ha multato Morellato per oltre 25 milioni di euro per intesa restrittiva della concorrenza nella distribuzione di gioielli e orologi di fascia media-accessibile.
Sconti e divieto di vendita su marketplace
La sanzione dell’Antitrust (pari in tutto a 25.895.043 euro) colpisce pratiche attuate dal 20 luglio 2018 al 23 dicembre 2025.
L’Autorità garante della concorrenza ha accertato che Morellato, fra i principali produttori italiani di orologi e gioielli non di lusso, “ha imposto i prezzi di vendita fissando i livelli massimi di sconto che i distributori potevano applicare sui canali di vendita online, attraverso precise raccomandazioni ai rivenditori sulle percentuali da applicare”.
Questa condotta è stata attuata attraverso “il continuo monitoraggio dei prezzi dei distributori, con sistemi di punizione nei confronti di coloro che non rispettano le sue istruzioni, successivi richiami e richieste di revoca degli sconti, fino al blocco automatico degli ordini e degli account Amazon, e anche con minacce di recesso dal contratto”.
Nei contratti di distribuzione, inoltre, Morellato ha previsto una clausola esplicita che vieta ai distributori di operare su piattaforme online terze, come Amazon, eBay e simili. Anche nel caso dei divieto di vendite online su marketplace, spiega l’Autorità, Morellato ha fatto ricorso a “monitoraggi, minacce e ritorsioni in caso di violazione, contrariamente al suo comportamento visto che la società opera sui marketplace”.
Dal whistleblowing alla sanzione
Il procedimento verso l’azienda è scaturito in origine da una segnalazione di whistleblowing. Nel procedimento l’Antitrust spiega che “nei contratti di distribuzione selettiva, Morellato include una clausola esplicita che vieta ai distributori di vendere su piattaforme di mercato online di terzi (come Amazon, eBay, ecc.). Al contrario, Morellato stessa è attiva su tali mercati attraverso i propri negozi ufficiali e la società consente alle piattaforme digitali di vendere i suoi prodotti”.
Il procedimento dell’Antitrust riguarda anche una pratica di imposizione dei prezzi di rivendita con cui l’azienda fissa lo sconto massimo che i distributori possono applicare sui canali di vendita online. Per l’Antitrust Morellato applica “un’ampia gamma di misure di ritorsione nei confronti dei rivenditori che non rispettano le sue istruzioni, tra cui richiami e solleciti, richieste di revoca di sconti o vendita di prodotti, blocco automatico degli ordini, blocco degli account Amazon e minacce di recesso dal contratto”.
L’Antitrust ha dunque ritenuto che la condotta di Morellato rappresenti un’intesa verticale in violazione dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea perché “dispone la fissazione dei prezzi di rivendita e limita l’attività online su marketplace, peraltro in modo discriminatorio e non proporzionale, riducendo la concorrenza tra i rivenditori autorizzati e limitando la loro autonomia nel definire le proprie politiche commerciali”.
Codacons: divieti che si ripercuotono sui consumatori
Il Codacons valuta positivamente la multa dell’Antitrust.
“I divieti imposti ai distributori attraverso accordi commerciali tesi a limitare le modalità di vendita di gioielli e orologi di una pluralità di marchi riconducibili a Morellato, si ripercuotono in modo diretto sui consumatori finali – commenta a stretto giro il Codacons – La minore concorrenza causata da tali limiti da un lato ha riduce le possibilità nelle scelte di acquisto degli utenti, che non possono ad esempio ricorrere a marketplace o piattaforme web, dall’altro ha effetti negativi diretti sui prezzi praticati al pubblico, con un doppio danno per i consumatori”.
