Omnibus Ue, associazioni chiedono di fermare la “deregolamentazione dei pesticidi”

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Una rete di undici associazioni esprime preoccupazione per la proposta di regolamento “Omnibus” sulla sicurezza di alimenti e mangimi presentata dalla Commissione Europea

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Omnibus Ue, associazioni chiedono di fermare la “deregolamentazione dei pesticidi” (Foto Pixabay)

Fermare la “deregolamentazione dei pesticidi” che la Commissione europea rischia di far passare in nome della semplificazione. È la richiesta di undici associazioni nazionali che nei giorni scorsi hanno inviato una lettera ai Ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente per esprimere la loro preoccupazione per la proposta di regolamento “Omnibus” sulla sicurezza di alimenti e mangimi presentata dalla Commissione Europea.

La proposta, presentata a dicembre dello scorso anno, secondo Bruxelles “semplificherà le norme e le procedure in tutta la legislazione UE applicabile, dai prodotti fitosanitari e biocidi, ai mangimi, ai controlli ufficiali e alla salute e al benessere degli animali”.

Non sono dello stesso avviso le associazioni che si stanno mobilitando. Fra loro ci sono ACU – Associazione Consumatori e Utenti, AIDA – Associazione Italiana di Agroecologia, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace, ISDE-Italia Medici per l’Ambiente, Lipu, Rete Semi Rurali, Terra!, UPBio – Unione Produttori Biologico, WWF Italia. La rete denuncia che la proposta della Commissione, dietro la semplificazione normativa, rappresenta “un pericoloso arretramento per la protezione della salute pubblica e dell’ambiente”.

Sicurezza dei cittadini e salvaguardia dell’ambiente

Quali i rischi? Intanto, spiega la rete di associazioni, l’omnibus “rischia di smantellare un impianto normativo costruito in decenni di legislazione europea per garantire la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente”, fondato su criteri rigorosi per valutare la pericolosità dei principi attivi dei prodotti fitosanitari prima che arrivino sul mercato.

Col provvedimento invece “verrebbe introdotta la possibilità di concedere approvazioni illimitate per le sostanze attive, eliminando le revisioni sistematiche necessarie per ritirare dal mercato pesticidi la cui pericolosità emerge da nuove evidenze scientifiche – spiegano le associazioni – Contemporaneamente, si limiterebbe la capacità degli Stati membri di basarsi sulle più recenti ricerche scientifiche per autorizzare prodotti fitosanitari a livello nazionale, contraddicendo la giurisprudenza europea e il ruolo degli Stati nella tutela dei propri cittadini”.

Verrebbero inoltre estesi i periodi delle deroghe per l’utilizzo di sostanze non più autorizzate, normalizzando di fatto l’impiego di pesticidi dannosi fino a tre anni dopo la loro messa al bando, e si amplierebbero le deroghe per autorizzare sostanze pericolose in nome della salvaguardia della produzione agricola.

“A tutto questo- proseguono le associazioni – si aggiunge la mancata correzione dello scandalo dei residui di pesticidi vietati nell’UE nei prodotti importati, perpetuando un inaccettabile doppio standard e incoraggiando di fatto l’uso di sostanze pericolose in paesi terzi, a danno delle comunità locali, creando un mercato per l’export di veleni da parte di aziende europee. La definizione vaga di “bio-controllo” rischia inoltre di includere sostanze chimiche dall’impatto sconosciuto, mentre la facilitazione all’uso dei pesticidi tramite droni solleva nuovi interrogativi su esposizione e contaminazione ambientale”.

Verso la deregolamentazione

Non insomma una semplificazione ma una deregolamentazione.

“Questa proposta non semplifica, ma deregolamenta. È un cavallo di Troia dell’industria chimica che, spacciandosi per un provvedimento a favore degli agricoltori, in realtà tradisce le aspettative dei cittadini europei che chiedono più ambiente e più salute – dichiarano le 11 Associazioni firmatarie – Chiediamo con forza al Governo italiano di opporsi e respingere integralmente questo provvedimento in tutte le sedi europee, difendendo l’integrità della legislazione UE e il principio di precauzione”.

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