Petti di pollo, Essere Animali: white striping per il 90% dei polli di Conad, Coop ed Esselunga
Essere Animali: oltre il 90% dei petti di pollo analizzati a marchio Conad, Coop ed Esselunga presenta segni di white striping, la malattia delle strisce bianche, considerata indice di scarso benessere animale e qualità inferiore della carne
Petti di pollo, Essere Animali: white striping per il 90% dei polli di Conad, Coop ed Esselunga (Immagine studio Essere Animali)
Da poche linee chiare a striature numerose e ampie, oltre il 90% dei petti di pollo analizzati a marchio Conad, Coop ed Esselunga presenta evidenti segni di white striping. Si tratta di una malattia che si presenta sotto forma di strisce bianche sui petti di pollo, considerata indicativa di scarso benessere animale, condizioni di allevamento inadeguate, minore qualità della carne legata alla presenza di più grassi e meno proteine.
White striping nella carne di pollo
L’analisi è di Essere Animali, che ha svolto uno studio in una serie di supermercati di Conad, Coop ed Esselunga, fotografando un campione casuale di confezioni di petto di pollo a marchio delle insegne proveniente da allevamento convenzionale, per un totale di 619 confezioni, in punti vendita di dieci città.
Il white striping non rappresenta un rischio sanitario. La miopatia è frutto della selezione genetica di razze a rapido accrescimento che raggiungono il peso di macellazione in poche settimane. Questo predispone i polli a gravi patologie. Una delle malattie, il white striping, lascia delle striature bianche sulla carne del petto, costituite da grasso e tessuto cicatriziale. I muscoli, soprattutto quelli del petto, si sviluppano infatti così velocemente da superare la capacità del sistema circolatorio di fornire sangue e ossigeno sufficienti. Di conseguenza, molte fibre muscolari si danneggiano o degenerano e vengono gradualmente sostituite da tessuto fibroso e grasso, che si manifesta visivamente sotto forma di striature bianche.
Il white striping interessa fra il 50% e il 90% dei polli a rapido accrescimento. E anche la filiera italiana del pollo, spiega Essere Animali, si basa soprattutto su allevamenti convenzionali. La patologia indica problemi di benessere animale ma viene considerata anche indice di scarsa qualità della carne di pollo, consigliata spesso come parte di un dieta equilibrata.
“La presenza della miopatia genera carni di minore qualità, con una composizione nutrizionale alterata rispetto a carni sane: il contenuto lipidico può aumentare fino al 224%, quello del collagene crescere del 10%, mentre il contenuto proteico può risultare ridotto del 9% – si legge nel report – Non costituendo un rischio sanitario, la presenza delle strisce bianche non rappresenta però una non conformità con i requisiti veterinari: oggi è del tutto legittimo per le aziende mettere in vendita prodotti con queste caratteristiche”.
Conad, Coop, Esselunga: quali petti di pollo?
L’esito dello studio è però impietoso. Oltre il 90% dei petti di pollo analizzati a marchio Conad, Coop ed Esselunga presenta segni di white striping. L’associazione afferma poi che Coop è l’insegna con i dati peggiori. Problemi ci sono anche con il confezionamento dei prodotti a marchio Coop, fra grandi etichette e petti di pollo traslucidi. Il punteggio attribuito ai campioni va da 0, che indica l’assenza di white striping, a 3 che indica un grado di severità elevato.
Ecco dunque i principali risultati dello studio:
- Sulla totalità dei campioni analizzati le strisce bianche sono presenti nel 92% dei prodotti a marchio Conad, 90,6% di quelli a marchio Coop e nel 96,4% di quelli a marchio Esselunga;
- Sempre sulla totalità dei campioni, tra i petti di pollo caratterizzati dalla presenza di strisce bianche, la maggior parte delle confezioni analizzate mostra percentuali significative di petti di pollo affetti da livelli gravi della malattia del white striping (livello 2 e 3): 52,4% per Conad, 42,6% per Coop e nel 50,9% per Esselunga;
- A differenza delle altre insegne, rileva l’associazione, i petti di pollo a marchio Coop hanno quasi sempre etichette di grandi dimensioni che non permettono di analizzare in modo completo e accurato il prodotto. A questo si aggiunge anche la presenza di petti con superficie traslucida (riscontrata in oltre la metà delle confezioni analizzate), molto probabilmente a causa della lavorazione dei prodotti. Considerando solo le confezioni con petti di pollo con superficie non traslucida, comparabili con le altre insegne, i prodotti a marchio Coop risultano nello studio tra quelli con maggiore presenza di white striping (96,1% dei prodotti), e quelli con la più alta percentuale di casi con gravità elevata della miopatia (55,4% dei prodotti affetti da white striping con punteggi 2 e 3).
«Nelle sue comunicazioni pubbliche, Coop dichiara che il benessere animale è un elemento fondante della sua politica aziendale, e che l’attenzione a questo tema è massima per i prodotti a marchio proprio – commenta Simone Montuschi, presidente di Essere Animali – Le nostre analisi mostrano che non è così. Come giustifica Coop i risultati delle nostre analisi?».
Benessere dei polli, c’è uno standard
Aggiunge Montuschi: «le evidenze scientifiche sono ormai inequivocabili: i polli da razze a rapido accrescimento sono particolarmente inclini a sviluppare miopatie come il white striping, dimostrando come la selezione genetica abbia un impatto deleterio sulla salute degli animali e sulla qualità nutrizionale dei prodotti. Adottando i criteri dello European Chicken Commitment, Coop, e le altre catene di supermercati italiani come Conad ed Esselunga, potrebbero affrontare in modo efficace il tema del benessere dei polli negli allevamenti che riforniscono le loro filiere a marchio, a partire dall’adozione di razze a crescita più lenta».
Lo European Chicken Commitment (ECC) rappresenta lo standard minimo di riferimento per l’allevamento dei polli in Europa.
«Grazie ai grandi volumi che gestiscono, un impegno concreto di Conad, Coop ed Esselunga sull’ECC comporterebbe un miglioramento significativo della qualità della vita per milioni di polli e renderebbe finalmente disponibili per i consumatori italiani prodotti realmente sostenibili a prezzi accessibili».
