Ponte sullo Stretto, “bocciatura” dalla Corte dei Conti. Ambientalisti: “Progetto insostenibile”
La Corte dei Conti non ha concesso il visto di legittimità alla delibera Cipess sul progetto del Ponte sullo Stretto. È scontro con il Governo che vuole andare avanti. Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e WWF Italia: “Progetto insostenibile”
Ponte sullo Stretto, bocciatura dalla Corte dei Conti (Foto credit https://www.mit.gov.it/)
Il Ponte sullo Stretto “non sta in piedi dal punto di vista ambientale, economico e anche procedurale”. Le associazioni ambientaliste si uniscono per ribadire l’insostenibilità dell’opera, dopo il nuovo scontro politico scaturito dalla decisione della magistratura contabile di non approvare il progetto. Più tecnicamente, la Corte dei Conti non ha concesso il visto di legittimità e la conseguente registrazione alla delibera Cipess (il Comitato interministerale sulla programmazione economica) del progetto del Ponte sullo Stretto. Le motivazioni saranno rete note, con apposita deliberazione, entro 30 giorni. Per Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e WWF Italia è “una decisione che conferma le gravi criticità segnalate dalle associazioni ambientaliste alla magistratura contabile e che tutela le tasse dei cittadini che il governo ha deciso di destinare ad un intervento che non sta in piedi dal punto di vista progettuale, ambientale, economico e procedurale”.
Corte dei Conti: valutati solo profili giuridici
Contro la decisione della Corte dei Conti si è sollevato il Governo. Su X, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto che “la mancata registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera CIPESS riguardante il Ponte sullo Stretto è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento”.
In una nota di oggi, la Corte ha ribadito che si è espressa “su profili strettamente giuridici della delibera CIPESS, relativa al Piano economico finanziario afferente alla realizzazione del “Ponte sullo stretto”, senza alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera. Il rispetto della legittimità – scrive la Corte – è presupposto imprescindibile per la regolarità della spesa pubblica, la cui tutela è demandata dalla Costituzione alla Corte dei conti”.
Per la magistratura contabile “le sentenze e le deliberazioni della Corte dei conti non sono certamente sottratte alla critica che, tuttavia, deve svolgersi in un contesto di rispetto per l’operato dei magistrati”.
Governo: obiettivo andare avanti
In un incontro a Palazzo Chigi, il Governo ha ribadito la volontà di andare avanti sul progetto. L’Esecutivo spiega che “si è convenuto di attendere la pubblicazione delle motivazioni della delibera adottata ieri dalla Corte dei Conti. Solo dopo averne esaminato nel dettaglio i contenuti, il Governo provvederà a replicare puntualmente a ciascun rilievo, utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento. Rimane fermo l’obiettivo, pienamente condiviso dall’intero Esecutivo, di procedere con la realizzazione dell’opera”.
Ambientalisti: Ponte sullo Stretto opera insostenibile
Il progetto è contestato, e non da oggi, dalle associazioni ambientaliste. Richiede troppo denaro, ci sono troppe incertezze sul rispetto delle normative ambientali, ci sono carenze progettuali, mancano studi sismici fondamentali, non sono stati completati test di tenuta essenziali, troppe decisioni vengono rinviate al progetto esecutivo e via di questo passo. Un’opera da 13 miliardi e mezzo di euro che potrebbero diventare molti di più.
Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e WWF Italia firmano una nota congiunta in cui ricordano di aver presentato alla Corte dei Conti due dettagliate memorie in cui evidenziavano le “molteplici irregolarità” del progetto, dalla violazione delle normative europee e nazionali in materia ambientale, all’insostenibilità economica dell’opera, fino alle criticità procedurali che hanno caratterizzato l’intero iter autorizzativo.
“La Corte dei Conti ha confermato ciò che sosteniamo da anni: il progetto del Ponte sullo Stretto è un’opera insostenibile sotto ogni profilo – dichiarano congiuntamente le quattro associazioni – Il primo soggetto ‘terzo’ chiamato a pronunciarsi sul Ponte non ha potuto fare altro che evidenziarne tutte le problematiche irrisolte. I magistrati contabili hanno rilevato criticità fondamentali: dalle coperture economiche incerte, all’affidabilità delle stime di traffico, dalla conformità alle normative ambientali e antisismiche, fino alla violazione delle regole europee sul superamento del 50% del costo iniziale del progetto senza nuova gara d’appalto. Tutto l’iter seguito dal Governo Meloni è stato caratterizzato da continue forzature che non sono mai state risolte, ma che si è tentato di superare con ulteriori forzature, come i continui voti di fiducia per aggirare la discussione e il confronto in Parlamento, finendo per determinare un ‘mostro’ giuridico con pesanti elementi di anticostituzionalità”.
Costi reali incerti
Fra le forzature ricordate dagli ambientalisti, c’è quella di voler definire il Ponte sullo Stretto come “opera militare” per aggirare i vincoli ambientali e i dubbi sull’assegnazione dell’opera senza bando di gara, contro le norme europee sulla concorrenza.
“Ancora più grave – proseguono le associazioni – è l’incertezza sui costi reali dell’opera, che già oggi partono da 13,5 miliardi, ma che potrebbero lievitare drammaticamente, come sempre accade per le grandi opere in Italia. La relazione costi-benefici presentata dal Governo si basa su calcoli del tutto irrealistici sull’incremento del PIL e sui flussi di traffico previsti”.
“Le reazioni scomposte del Governo contro la magistratura contabile – proseguono – rappresentano un’anomalia costituzionale senza precedenti, che apre un conflitto evidente tra l’esecutivo e chi è chiamato dalla Costituzione a controllare la sostenibilità economica degli atti. Ricordiamo che quegli atti sono finanziati con le tasse dei cittadini”. Se il Governo ignorasse la bocciatura della magistratura contabile, le associazioni si dichiarano pronte a “portare la questione davanti alla Corte di Giustizia Europea per la violazione delle norme comunitarie in materia ambientale, di concorrenza e di corretta gestione delle risorse pubbliche”.
