Povertà minorile, Save the Children: “Profonda ferita sociale”
Con un minore su otto in povertà assoluta, la povertà minorile in Italia è una condizione cronica e una ferita sociale. Save the Children chiede politiche pubbliche e interventi strutturali, sostegno alle famiglie con figli, potenziamento dell’offerta educativa dalla prima infanzia, mense scolastiche per tutti alla scuola primaria, spazi socioeducativi pubblici e sicuri
Povertà minorile, Save the Children: “Profonda ferita sociale” (Foto Kampus Production per Pexels)
La povertà minorile in Italia è ormai una “condizione cronica”. Ed è una “profonda ferita sociale” nel tessuto del paese. Per questo servono politiche pubbliche e investimenti strutturali che sostengano famiglie e minori. Così Save the Children commenta i dati dell’Istat sulla diffusione della povertà fra i minori.
Un minore su otto in povertà assoluta
Non è un paese per bambini e adolescenti, viene da dire di fronte alla fotografia restituita ancora una volta dall’Istat. Nel 2025 un minore su otto, il 12,5%, è in povertà assoluta. Sono 1 milione e 140 mila bambini e adolescenti, solo un po’ meno rispetto ai 1,28 milioni del 2024.
Nel Mezzogiorno l’incidenza della povertà assoluta fra gli under 18 è al 15,2%. Le famiglie con minori in povertà assoluta sono l’11,2%, con un’incidenza più elevata tra le famiglie che convivono con altri nuclei familiari (19,4%) e tra quelle con 3 o più figli minori (17,7%). La povertà è molto più alta nelle famiglie con minori composte da soli cittadini stranieri, per le quali l’incidenza della povertà assoluta (31,4%) è quadrupla rispetto a quelle composte da soli italiani (7,8%).
Cosa fare? Dal sostegno alle famiglie alle mense a scuola
Pur con quale segno di miglioramento, i dati Istat confermano “ l’esistenza di una profonda ferita sociale nel nostro Paese, che nega ad un’intera generazione di bambine, bambini e adolescenti pari opportunità di crescita e la possibilità di far fiorire i propri talenti – dichiara Save the Children -Di fronte a questa emergenza, dall’azione politica e istituzionale ci aspettiamo un radicale cambio di passo: il contrasto all’esclusione sociale dei minori e dei più giovani deve diventare un asse portante delle politiche pubbliche, con investimenti strutturali capaci di invertire la rotta prima che sia troppo tardi”.
“In Italia la povertà minorile non è un fenomeno temporaneo, ma sempre più una condizione cronica. Si sta consolidando sotto i nostri occhi come un fattore strutturale che si tramanda dai genitori ai figli, cristallizzando le disuguaglianze e bloccando sul nascere l’ascensore sociale del Paese – ha detto Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children – In vista del varo della nuova legge di bilancio, chiediamo con forza che il contrasto alla povertà minorile venga posto al centro dell’agenda politica attraverso interventi strutturali e di lungo periodo, capaci di agire su più fronti. Tra le priorità sui cui intervenire, servono misure sistematiche di sostegno alle famiglie con figli e all’occupazione delle donne e il potenziamento dell’offerta educativa a partire dalla prima infanzia. In particolare, rinnoviamo la richiesta di garantire la mensa scolastica a tutti gli alunni della scuola primaria – gratuitamente per quelli che vivono in condizioni di povertà – come servizio pubblico essenziale, in linea con gli obiettivi della Garanzia Europea per l’Infanzia. Nel nostro Paese poco più di 6 bambini su 10 beneficiano della mensa scolastica”.
Casa, energia, abitazione e alimentazione assorbono ormai gran parte delle spese familiari. Il rischio è anche la crescita della povertà educativa, la riduzione delle spese per sport e cultura, libri e socialità, che andrebbero a penalizzare ancora di più bambini e adolescenti e che invece sono fondamentali per il loro sviluppo.
Save the Children chiede, soprattutto nelle aree più fragili, “spazi socioeducativi pubblici, accessibili e sicuri, aperti nel pomeriggio, la sera, nei fine settimana e nei periodi estivi dove bambine, bambini e adolescenti possano partecipare, contribuendo alla programmazione, ad attività culturali, sportive e ricreative, e ricevere supporto educativo e psicologico”.
“La povertà minorile – conclude D’Errico – non è un destino inevitabile: servono politiche pubbliche all’altezza della sfida e investimenti strutturali nell’infanzia, perché nessun bambino o bambina debba pagare il prezzo delle disuguaglianze”.
