Diritti e libertà di scelta, intervista a Marco Cappato

Diritti e libertà di scelta, intervista a Marco Cappato

Prendiamoci i diritti“: questo il titolo del XXI Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, che si svolgerà a Roma sabato 12 e domenica 13 ottobre, presso l’Acquario civico, Piazza Manfredo Fanti, 47.  Il Congresso aprirà uno spazio di discussione su importanti temi legati alla tutela delle libertà civili, dall’inizio alla fine della vita. Ne abbiamo parlato con Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, a cui abbiamo chiesto anche qualche anticipazione sui contenuti del prossimo Congresso.

Marco Cappato, ci avviciniamo al prossimo Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, dal titolo “Prendiamoci i diritti”. In Italia a che punto siamo in tema di tutela delle libertà civili?

Bisogna distinguere tra le persone e la società da una parte e il ceto politico e dirigente dall’altra. In Italia, e tutti i sondaggi lo confermano, le persone sono pronte e favorevoli ad ampliare gli spazi di scelta dall’inizio alla fine della vita: le scelte sulla procreazione, sulla cura, sulla terapia e anche le scelte nella fase finale della vita. Invece il ceto politico e dirigente è terrorizzato dall’idea di affrontare questi temi, da una parte perché vuole mantenere buoni rapporti con il Vaticano, dall’altra gli scontri interni ai partiti e alle coalizioni inducono i capi a non affrontare questi argomenti perché sanno che è difficile mantenere un equilibrio interno, in particolare di fronte a un’opinione pubblica così favorevole. L’opinione pubblica è favorevole perché le persone vivono questi temi concretamente e non aspettano che sia il capo del partito a dire loro come devono pensarla o come devono comportarsi.

Parliamo di eutanasia e di suicidio assistito, qual è la situazione in Italia?

In Italia abbiamo fatto dei passi avanti importanti sulla libertà di scelta fino alla fine della vita. Innanzitutto grazie alle disobbedienze civili, alle proposte di iniziativa popolare, in Italia è confermato il diritto ad interrompere qualsiasi terapia, anche salvavita; e si può esercitare questo diritto anche ricorrendo al testamento biologico, cioè lasciando le proprie indicazioni per quando non si sarà più in grado di intendere e di volere. Lo si può fare gratuitamente in comune, il problema è che nessuno ne sa nulla, perché mancano vere campagne di informazione su questo tema. Abbiamo anche il diritto ad essere aiutati a morire: il cosiddetto suicidio assistito, che abbiamo strappato grazie alle disobbedienze civili, in particolare al processo per l’aiuto che ho fornito a dj Fabo. Diritto che si può esercitare se si è in condizioni di piena lucidità, di patologia irreversibile, di sofferenza insopportabile e se si è tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale. Quello che ancora è vietato in Italia è l’eutanasia in senso stretto, cioè l’aiuto a morire non attraverso la auto-somministrazione di una sostanza letale, il cosiddetto suicidio assistito, ma attraverso l’intervento del medico su richiesta del paziente. Così come è proibito l’aiuto alla morte volontaria per persone che non siano tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale. Ecco perché continua, con nuove azioni di disobbedienza civile, la nostra campagna per l’eutanasia legale.

Nel nostro Paese l’accesso all’aborto è ancora troppo spesso limitato dalla mancanza di strutture adeguate e dalla presenza di un alto numero di medici obiettori di coscienza, quali sono le iniziative dell’associazione Coscioni per la tutela di questo diritto fondamentale?

Per un pieno ed effettivo diritto all’accesso all’aborto sicuro stiamo agendo in due direzioni: una è quella internazionale. Il parlamento francese, ad esempio, ha votato per inserire il diritto all’aborto nella Costituzione e il governo francese, ma anche il Parlamento Ue, hanno proposto che venga inserito nella Carta Fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea. In un momento in cui, da Trump negli USA a Orbán in Ungheria, si sta creando una coalizione internazionale di poteri e governi che vorrebbero proibire il diritto all’aborto, come Associazione Luca Coscioni stiamo partecipando alla campagna europea My Voice, My Choice. Si tratta di un’iniziativa dei cittadini europei volta a chiedere che l’UE riconosca questo diritto e che si possa far rispettare in tutti gli stati, anche aiutando le donne che sono costrette ad andare all’estero. Sul piano interno proponiamo di riformare la Legge 194, per superare gli ostacoli che ancora limitano un effettivo accesso all’aborto, ad esempio attraverso una vera e propria imposizione di coscienza, che diventa in alcune realtà un boicottaggio della Legge 194. Questa è una situazione che non si supera impedendo l’obiezione di coscienza, ma semmai garantendo ovunque il diritto ad accedere a un aborto sicuro. E bisogna rimuovere gli ostacoli e le pratiche che in alcune zone d’Italia, per esempio, impongono il ricovero ospedaliero per l’aborto farmaceutico, di fatto ostacolando l’accesso a quel diritto.

Ci anticipa qualcosa sui contenuti del prossimo Congresso?

Al Congresso discuteremo degli obiettivi e delle iniziative per i prossimi 12 mesi. Lanceremo nuove campagne, come quella per la libertà di ricerca sulle sostanze psichedeliche, volta a trovare terapie sperimentate già in altri Paesi sul tema dell’aiuto ai malati terminali e della salute mentale; ricerca ancora proibita in Italia. E poi lanceremo la campagna per l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche per le donne single, vietata nel nostro Paese. Ci sarà Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Coscioni, che conduce e coordina ormai 140 azioni legali su tutti questi temi. Ci saranno medici, scienziati, come Michele De Luca, che parlerà di malattie rare e nuove terapie, e ascolteremo anche le testimonianze di chi si batte nonostante condizioni di malattia e sofferenza estrema, come Martina Oppelli, Laura Santi, che rivendicano il loro diritto di poter essere libere fino alla fine. Parleremo, quindi, delle azioni di disobbedienza civile, perché siamo ormai 13 persone indagate per aver fornito aiuto ad andare in Svizzera per poter esercitare questa possibilità di scelta. In Italia si rischia una pena da 5 a 12 anni di carcere. Ricordo che l’entrata al Congresso è libera e aperta a tutti, anche a chi non è iscritto all’Associazione Coscioni.

Parliamone ;-)