Ad aprile sale la fiducia dei consumatori ma c'è cautela (Foto di Kasjan Farbisz da Pixabay)
Fiducia dei consumatori, Istat: bene imprese e servizi, famiglie ancora prudenti
I dati Istat di gennaio 2026 segnalano un moderato miglioramento del clima economico, ma restano forti le differenze tra settori e persistono le incognite legate ai rincari dei prezzi.
Nel primo mese del 2026, afferma l’Istat, l’indice di fiducia dei consumatori registra un lieve aumento, passando da 96,6 a 96,8, mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese mostra un progresso più deciso, salendo da 96,6 a 97,6. Si tratta della seconda crescita consecutiva per entrambi gli indici, un segnale positivo che conferma una timida inversione di tendenza dopo le difficoltà emerse nella parte finale del 2025.
Famiglie più ottimiste sul futuro, ma caute sul presente
Tra i consumatori si osserva un miglioramento delle aspettative sulla situazione economica generale e futura del Paese. Il clima economico cresce da 97,0 a 97,4 e quello futuro da 91,6 a 92,3. Rimane invece più prudente la valutazione sulla sfera personale e corrente: il clima personale sale marginalmente da 96,4 a 96,6, mentre quello corrente resta sostanzialmente stabile. A sostenere l’indice contribuiscono soprattutto le attese sulla disoccupazione e il miglioramento delle opinioni sulla possibilità di risparmiare.
Dal lato delle imprese, l’aumento della fiducia è trainato dai servizi di mercato, dove l’indice balza da 100,2 a 103,4, e dalla manifattura, in crescita da 88,5 a 89,2. Segnali negativi arrivano invece dalle costruzioni, che scendono da 101,0 a 99,8, e soprattutto dal commercio al dettaglio, in forte calo da 106,9 a 102,5, con peggioramenti diffusi sia nella grande distribuzione sia in quella tradizionale.
Le reazioni delle associazioni dei consumatori
Le associazioni dei consumatori leggono i dati Istat con prudenza. Secondo il Codacons, l’aumento della fiducia di famiglie e imprese costituisce un segnale incoraggiante perché incide direttamente sulla propensione alla spesa, sugli investimenti e sulle decisioni occupazionali, contribuendo a sostenere l’economia nel suo complesso.
Si tratta, tuttavia, di un “tesoretto” che il governo è chiamato a valorizzare attraverso misure concrete di sostegno ai redditi e al potere d’acquisto, affinché il maggiore ottimismo non resti confinato alle aspettative ma si traduca in consumi reali. Allo stesso tempo, l’associazione avverte che sul clima di fiducia grava la pressione dei rincari dei prezzi che stanno accompagnando l’avvio del 2026 e che, nelle prossime settimane, potrebbero frenare la ripresa della fiducia.
Più critica la posizione dell’Unione Nazionale Consumatori: per il presidente Massimiliano Dona il rialzo della fiducia dei consumatori, pur positivo, resta insufficiente e non consente di recuperare i livelli di ottobre 2025. Dona sottolinea inoltre come le singole componenti dell’indice offrano segnali contrastanti, tra il miglioramento delle valutazioni sulla situazione economica generale e il peggioramento delle opportunità di acquisto di beni durevoli, delineando un quadro ancora fragile e lontano da una reale inversione di tendenza.

