Istat: nel 2021 sale il reddito delle famiglie. UNC: dati di un mondo che non c’è più (foto pixabay)

L’Istat rivede al rialzo le stime del Pil per il 2021 – a più 6,7%. Mentre il reddito disponibile delle famiglie nel 2021 risulta in aumento e si registra una flessione della quota di reddito destinata al risparmio, per un aumento dei consumi pari al 6,9%. I dati vengono dai Conti economici nazionali del 2021 pubblicati oggi dall’Istat.

Nel 2021 Pil in rialzo

Nel 2021, dice l’Istat, il tasso di variazione del Pil in volume è pari a +6,7%, con una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima di aprile. Sulla base dei nuovi dati, nel 2020 il Pil in volume è sceso del 9,0%, invariato rispetto alla stima di aprile. Nel 2021 i i consumi finali nazionali sono aumentati del 4,2%.

Questo il quadro complessivo tracciato dall’Istat: «La stima aggiornata dei conti economici nazionali conferma il forte recupero dell’economia nel 2021, con un tasso di crescita del Pil del 6,7% (con una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima di aprile 2022), a fronte di un calo del 9,0% nel 2020. Dal lato della domanda, a trainare la crescita del Pil è stata soprattutto la domanda interna, mentre la domanda estera e la variazione delle scorte hanno fornito contributi molto più limitati. Dal lato dell’offerta di beni e servizi, si confermano la contrazione in agricoltura e gli aumenti consistenti del valore aggiunto nelle attività industriali e nella maggior parte dei comparti del terziario. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è risultato pari al -7,2% del Pil, in netto miglioramento rispetto al 2020, soprattutto a causa del buon andamento delle entrate e del più contenuto aumento delle uscite».

Reddito delle famiglie e consumi su

Reddito delle famiglie in aumento e crescita anche dei consumi, dice l’Istat sui dati del 2021. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha segnato nel 2021 un aumento del 3,7% in valori correnti e del 2,1% in termini di potere d’acquisto.

Il contestuale aumento dei consumi privati (+6,9%), ha generato una flessione della propensione al risparmio delle famiglie, ovvero della quota di reddito destinata a risparmio, passata al 13,1% dal 15,6% del 2020.

UNC: un mondo che non c’è più

Di fronte a questo panorama, l’Unione Nazionale Consumatori sottolinea che sono “dati di un mondo che non c’è più”. Sono relativi al 2021, scontano il rimbalzo post pandemia, non contemplano la crisi innescata dalla guerra in Ucraina.

«Dati apparentemente positivi, ma di un mondo che non c’è più. Non solo sono superati, ma appartengono a una diversa era geologica, prima dello scoppio dalla guerra in Ucraina, del caro gas e dell’inflazione alle stelle, che sta decapitando il potere d’acquisto delle famiglie», commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

«Inoltre, nel 2021 era inevitabile un rimbalzo rispetto all’anno buio dei lockdown – prosegue Dona – Scontato, quindi, che la spesa delle famiglie residenti, che rappresenta quasi il 60% del Pil, il 58,2%, salisse in modo consistente, +5,2% in volume, dando un contributo del 3% alla crescita del Pil. Ma se rispetto al 2020 la spesa delle famiglie in valori concatenati è salita di 48.075 milioni, nel confronto con il 2019, ossia con i dati pre-pandemia, è ancora inferiore di 59.365 milioni, Insomma, non siamo nemmeno a metà percorso rispetto al recupero che il Paese deve fare».


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