cibo made in italy

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Negli ultimi anni c’è stata “una profonda modifica nelle abitudini di acquisto degli italiani”. L’andamento della spesa delle famiglie vede una diminuzione in termini reali (a fronte di un’alta inflazione) per diverse voci: cala la spesa per la casa, quella per l’abbigliamento e quella per la salute, mentre sale quella per le vacanze. Dalla pandemia in poi c’è stato un cambiamento nelle abitudini di spesa degli italiani, che davanti alla crisi dei prezzi hanno reagito non solo riducendo le spese ma mettendo al primo posto, nella scelta degli acquisti, i fattori prezzo e risparmio. Tanto è vero che dal 2019 sono aumentati del 40% gli acquisti nei discount di alimentari.

L’analisi sull’andamento dei consumi e della spesa delle famiglie viene da uno studio condotto dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.) in collaborazione con Assoutenti, che ha messo a confronto i dati Istat relativi ai consumi e all’inflazione registrati in Italia dal 2019 ad oggi.

La spesa delle famiglie e i cambiamenti dalla pandemia in poi

Rispetto al periodo pre-Covid, la spesa per consumi delle famiglie italiane si è ridotta in media in termini reali di oltre il 9%, con l’inflazione degli ultimi anni che ha giocato un ruolo decisivo sulle abitudini degli italiani.

Qual è dunque l’andamento fotografato dall’analisi? La spesa media mensile di una famiglia italiana è passata dai circa 2.560 euro del 2019 ai 2.738 euro del 2023, ultimo dato Istat disponibile, con una crescita nominale di quasi il +7%. Tuttavia in tale quinquennio l’inflazione complessiva registrata in Italia è stata del 16,1%, con i prezzi al dettaglio che sono cresciuti a ritmo più sostenuto rispetto ai consumi, rileva il Crc.

Questo significa che in termini reali la spesa per consumi delle famiglie si è ridotta del -9,1%, un trend proseguito anche nel 2024: se si analizzano gli ultimi dati Istat sulle vendite al dettaglio, si scopre che lo scorso anno le famiglie hanno speso per i propri acquisti alimentari e non alimentari lo 0,7% in più dell’anno precedente, ma hanno ridotto i volumi dei propri acquisti del -0,4%.

Guardando alle diverse voci di spesa, emerge che la spesa alimentare, rispetto al periodo pre-Covid, scende in termini reali del -8,6%, cui si aggiunge un -1% per il volume delle vendite alimentari nel 2024. Tra i prodotti colpiti dai tagli di spesa più pesanti ci sono oli e grassi (-36% a fronte di una inflazione complessiva, per tale voce, del 40%, a causa delle conseguenze della guerra in Ucraina), prodotti ittici (-22%), vegetali (-21,5%). Resistono cioccolato e dolciumi (-0,4%) mentre cresce del 12,7% la spesa per caffè e tè, abitudine quotidiana irrinunciabile per milioni di famiglie.

Dal 2019 gli italiani hanno ridotto anche la spesa per abbigliamento e calzature, in calo in termini reali del -16,5%, mentre un drastico taglio si registra sul fronte della spesa per la casa (-33%), settore che, complice il caro-energia, ha registrato una inflazione del 44% negli ultimi anni, ma su cui sono intervenuti Superbonus ed eco-incentivi vari che hanno abbattuto la spesa per lavori e ristrutturazioni.

La spesa reale delle famiglie per i trasporti (acquisto auto, carburanti, manutenzione, ecc.) scende del -15,8%, e se ci si cura di meno, con la spesa per la salute in calo del -5%, gli italiani non rinunciano alle vacanze né a mangiare fuori: rispetto al periodo pre-Covid la spesa per Servizi ricettivi e di ristorazione segna una crescita del +2,8%.

I cittadini modificano le scelte di acquisto

L’insieme di questi dati va letto, spiega Assoutenti, non nell’ottica di una generalizzata privazione di beni e servizi da parte dei cittadini, quanto in quella di “una profonda modifica nelle abitudini di acquisto degli italiani”.

«Prima il Covid che ha depauperato i redditi di milioni di famiglie, poi il caro-bollette e l’inflazione alle stelle che hanno imperversato tra il 2022 e il 2023, sono stati elementi che hanno costretto i cittadini e modificare radicalmente le proprie scelte economiche, non solo riducendo le spese non indispensabili, ma mettendo il prezzo e il risparmio come fattori principali che orientano gli acquisti – spiega il presidente Gabriele Melluso – Non a caso negli ultimi anni si è assistito ad un boom dei discount alimentari le cui vendite, secondo l’Istat, hanno registrato una crescita complessiva del 40% tra il 2019 e il 2024. Per abbigliamento, accessori e calzature ci si rivolge sempre di più a piattaforme di e-commerce che vendono capi e scarpe con una guerra dei prezzi al ribasso, mentre per le auto, complici i lunghi tempi di attesa delle vetture nuove e i prezzi in costante crescita, una larga fetta di popolazione ha riscoperto in questi anni il mercato dell’usato».

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