Puliamo il mondo Legambiente 2

Puliamo il mondo, Legambiente: mozziconi di sigaretta ovunque (Foto Legambiente)

Nei parchi urbani, sulle spiagge, ad alta quota: i mozziconi di sigaretta dispersi nell’ambiente sono trasversali, sono ovunque, sono raccolti in gran quantità. Sono al primo posto dei rifiuti recuperati nelle campagne di volontariato ambientale organizzate ogni anno da Legambiente. L’associazione parla infatti di “un’emergenza silenziosa ma costante”.

In nove anni, dal 2018 al 2026, Legambiente ha raccolto nei parchi urbani monitorati (un totale di 61 mila metri quadrati, otto campi da calcio) ben 94.624 mozziconi di sigaretta, pari al 39,58% di tutti i rifiuti registrati (ossia 239.063 rifiuti, una media di 4 rifiuti ogni metro quadrato monitorato). I mozziconi sono da anni in cima alla top ten dei rifiuti dispersi nell’ambiente. Questi dati, frutto dell’indagine Park Litter, accompagnano il lancio della storica campagna di volontariato ambientale Puliamo il mondo, giunta alla 34esima edizione, realizzata con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. L’iniziativa vuole sensibilizzare i cittadini a una maggiore responsabilità e rispetto verso l’ambiente attraverso la pulizia di diversi ambienti dai rifiuti abbandonati.

Mozziconi di sigaretta, il 46% dei rifiuti raccolti nei parchi

“Il tema dei rifiuti dispersi nell’ambiente – ha detto Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – è al centro delle iniziative di Puliamo il mondo. Parliamo di materiali che, oltre ad essere causa di inquinamento e degrado, rappresentano anche ingenti quantità di rifiuti che sfuggono alla raccolta differenziata e al conseguente riciclo con danni ambientali economici per i comuni e i cittadini stessi”.

I mozziconi di sigaretta sono sempre presenti. La loro dispersione causa diversi problemi ambientali: composti in gran parte in acetato di cellulosa, i filtri di sigaretta sono fatti di un materiale plastico che non si degrada facilmente. Come ha evidenziato un recente studio dell’Università degli studi di Napoli Federico II, va incontro a una progressiva frammentazione in particelle sempre più piccole, anche dopo dieci anni che è disperso nell’ambiente. Lo studio ha inoltre evidenziato un secondo picco di rilascio di nicotina e altre sostanze chimiche tossiche cinque anni dopo il momento dell’abbandono, che si verifica a seguito della frammentazione del filtro.

Il monitoraggio di quest’anno conferma la diffusione di questo tipo di rifiuti. Legambiente ha monitorato 65 parchi urbani di 29 città nell’arco di un anno e ha trovato oltre 15 mila mozziconi di sigaretta, pari al 46% (quasi la metà) di oltre 32 mila rifiuti raccolti.

Dopo i mozziconi di sigaretta ci sono frammenti non identificabili in plastica (2.863, 8,7% dei rifiuti trovati), tappi di bottiglia o di barattoli e linguette di lattine (2.490, 7,6%), frammenti non identificabili in carta (2.218, 6,8%), palloncini (1.080, 3,3%).

Una responsabilità condivisa

L’associazione fa appello alla responsabilità dei cittadini, ad amministrazioni e Governo. Ognuno col proprio ruolo.

Alle amministrazioni locali Legambiente chiede di emanare ordinanze che prevedono il divieto di fumo in parchi urbani, aree gioco, spazi pubblici all’aperto, come già stanno facendo alcune città come Roma e Milano, mentre a Torino, Firenze, Verona e Modena sono state introdotte regole simili o distanze minime da rispettare (ad esempio, a Torino il divieto scatta se ci sono persone entro 5 metri, a meno di consenso).

L’assoociazione chiede al Governo che l’Italia applichi la responsabilità estesa del produttore per i prodotti del tabacco (EPR TABACCO), entrato in vigore tre anni fa con la direttiva SUP ma a oggi disatteso. Questa misura impone ai produttori di tabacco di coprire i costi dell’infrastrutturazione necessaria per la raccolta (acquisto e posa in opera dei cestini), pulizia, gestione e sensibilizzazione.

“In Italia quello che ad oggi manca per rendere pienamente operativo l’EPR tabacco – spiega Zampetti – è uno strumento giuridico attuativo, come un decreto o altro atto normativo vincolante, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Le iniziative al momento attive nella Penisola sono su base volontaria. Per questo chiediamo al Ministro dell’Ambiente di intervenire al più presto con un decreto per sbloccare l’EPR. A tal riguardo ben venga che sia stata predisposta una prima bozza, come ci ha comunicato lo stesso MASE rispondendo alla nostra istanza di accesso civico, ma si accelerino i tempi e si concretizzi la possibilità di avviare una consultazione pubblica che coinvolga tutti i soggetti interessati al tema”.

Puliamo il mondo 2026

“Il problema non risparmia purtroppo nessun luogo – aggiunge Laura Brambilla, responsabile della campagna di Puliamo il Mondo di Legambiente –. La conferma arriva non solo dai nostri monitoraggi, ma anche dalle sei anteprime nazionali di Puliamo il Mondo 2026 che abbiamo organizzato in questi mesi per ripulire alcuni luoghi di straordinaria bellezza della nostra Penisola segnati dal problema dei rifiuti: dall’attività di pulizia in una dolina in Sardegna a quella lungo il cammino di San Francesco di Paola in Calabria, dalla pulizia del fondale marino di Polignano a Mare dove con i sub abbiamo ripescato circa 30 pneumatici abbandonati, al lungomare di Bari dove abbiamo raccolto quasi sei chili di mozziconi di sigaretta, pari a circa ventimila pezzi, in appena un’ora, per arrivare ai rifiuti raccolti lungo il sentiero che porta al ghiacciaio del Miage, sul Monte Bianco, al canyon nelle conche di Laviano in provincia di Salerno”.

Puliamo il mondo 2026 si svolgerà dal 18 al 20 settembre. QUI le iniziative.

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