Ransomware, crescono gli attacchi basati sull’Intelligenza Artificiale
Ransomware, crescono gli attacchi basati sull’Intelligenza Artificiale (foto Pixabay)
L’intelligenza artificiale sta trasformando il ransomware: aumentano gli attacchi ripetuti, le minacce contro dipendenti e familiari e gli attacchi ai sistemi di identità, mentre la capacità di ripristino delle organizzazioni fatica a tenere il passo: è quanto emerso dal report annuale globale sul ransomware realizzato da Semperis, azienda specializzata in cyber resilience e risposta alle crisi basata sulla protezione delle identità digitali.
Ransomware, le dinamiche del fenomeno
Il 2026 Ransomware Risk Report ha rilevato che, in quasi il 25% degli attacchi registrati negli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Singapore, Canada e Australia, i criminali informatici hanno fatto ricorso a forme di intimidazione psicologica contro le vittime.
Nel 53% dei casi, le vittime hanno riferito che gli attaccanti hanno effettivamente dato seguito alle minacce; nel 23% dei casi, le vittime o i loro familiari sono stati oggetto di swatting, ovvero false segnalazioni alle forze dell’ordine finalizzate a provocare interventi armati presso la loro abitazione; il 25% delle vittime ha dovuto ricorrere a supporto psicologico o medico in seguito all’attacco ransomware, mentre il 24% delle vittime o delle loro famiglie ha infine assunto personale addetto alla sicurezza privata.
“I criminali informatici evolvono continuamente le proprie tattiche – ha dichiarato Mickey Bresman, CEO di Semperis -. Quando è iniziata la prima ondata di attacchi ransomware, l’obiettivo principale era la cifratura dei dati. Poi, con la diffusione dei sistemi di backup e ripristino, che hanno permesso alle aziende di resistere maggiormente alle richieste di riscatto, abbiamo assistito alla nascita della doppia estorsione: alla cifratura si sono aggiunti il furto dei dati e la minaccia di divulgarli o venderli. È quindi naturale aspettarsi che gli attaccanti continuino a cercare nuove forme di pressione per costringere le vittime a pagare”.
Nonostante le infrastrutture di identità rappresentino uno degli obiettivi principali dei criminali informatici, nella maggior parte delle organizzazioni la loro protezione continua a presentare lacune significative, spiega il report. Quasi il 75% degli attacchi ransomware andati a buon fine ha preso di mira o sfruttato i sistemi di identità. Solo il 50% delle aziende dispone di sistemi di backup specifici per le identità e meno della metà ha automatizzato il ripristino dei sistemi di identità. Un dato particolarmente preoccupante – sottolinea l’indagine – è che il 60% dei piani di disaster recovery o di risposta alle crisi non prevede procedure dedicate al ripristino dei sistemi di identità.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla diffusione degli attacchi
Secondo quanto emerso dal report, inoltre, nell’84% degli attacchi i criminali informatici hanno utilizzato l’intelligenza artificiale come strumento offensivo.
In particolare, tra le organizzazioni italiane intervistate – tutte già vittime di ransomware negli ultimi 12 mesi – il 72% ha subito attacchi basati sull’intelligenza artificiale e l’83% attacchi che hanno sfruttato gli agenti o i sistemi IA della vittima.
Le conseguenze si estendono anche alla sfera personale: il 41% ha segnalato intimidazioni psicologiche e il 63% episodi di doxxing, ossia la diffusione di informazioni personali riservate di dipendenti o familiari. Sul fronte delle identità digitali, il 75% degli attacchi ha preso di mira Microsoft Entra ID.
“L’intelligenza artificiale sta trasformando le modalità di esecuzione degli attacchi ransomware e l’evoluzione delle tattiche degli attaccanti sta superando la capacità di molte organizzazioni di rispondere e ripristinare i sistemi in tempi utili. La minaccia non riguarda più soltanto dati e sistemi: gli autori degli attacchi minacciano sempre più spesso di arrecare danni fisici ai dipendenti delle aziende prese di mira, utilizzandola come tattica per costringere l’azienda a pagare – ha dichiarato Dan Lattimer, AVP EMEA di Semperis. – Ciò rende la sicurezza delle identità una priorità per la resilienza aziendale, non solo una questione IT: quando i sistemi di gestione delle identità vanno in tilt, l’intera attività può subire la stessa sorte. Le organizzazioni devono mettere in sicurezza tali sistemi ed essere pronte a ripristinarli”.
