Febbre dengue e chikungunya, le epidemie tropicali stanno diventando europee (Foto Pixabay)
Malattie tropicali, febbre dengue e chikungunya stanno diventando europee
Le malattie tropicali sono diventate sempre più europee per la diffusione di focolai autoctoni. Review su Lancet Regional Health Europe: “la trasmissione locale di dengue, chikungunya e infezione da Zika è una minaccia emergente per la salute pubblica in Europa”
Febbre dengue e chikungunya sono malattie tropicali o europee? I focolai di infezioni virali locali in Europa stanno aumentando. La maggior parte si sono verificati in Francia e in Italia, dove però i focolai rilevati hanno un numero di casi più alto rispetto ad altri paesi. In Europa si sviluppano con sempre maggiore frequenza epidemie autoctone di dengue e chikungunya, anche a causa della mancata diagnosi su viaggiatori di rientro dai paesi tropicali.
La situazione non è allarmante ma “il trend richiede di sviluppare nuove politiche sanitarie che accelerino la rilevazione precoce dei focolai, in particolare in Italia”.
Lancet Regional Health Europe ha pubblicato una review che contiene i dati delle epidemie autoctone di dengue, zika e chikungunya in Europa dal 2007 al 2023. Il lavoro è stato redatto da esperti del Dipartimento di Malattie Infettive/Tropicali e Microbiologia dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler di Trento, l’Istituto Superiore di Sanità, le Università di Brescia, Bari, Padova e Firenze, e co-finanziato dal Programma di Ricerca INF-ACT.
Malattie tropicali in Europa, aumentano i focolai autoctoni
I focolai autoctoni di malattie infettive tropicali in Europa stanno aumentando e vanno dunque affrontati rivedendo politiche di sanità pubblica, formazione dei medici, sensibilizzazione dei cittadini.
“In questi anni i casi di trasmissione autoctona sono aumentati e le tendenze climatiche in atto potrebbero aumentare la diffusione della zanzara Aedes albopictus, responsabile della trasmissione di arbovirus quali chikungunya, dengue e zika e, conseguentemente, accelerare la trasmissione delle patologie”, spiega l’Iss, Istituto superiore di sanità.
Lo sfondo da cui muove la review è che “la trasmissione locale di dengue, chikungunya e infezione da zika è una minaccia emergente per la salute pubblica in Europa”.
Lo studio ha incluso 59 studi che descrivono 56 local transmission events (LTE) o focolai locali: è una revisione sistematica della letteratura pubblicata dal 1° gennaio 2007 al 31 gennaio 2024, che riporta casi autoctoni di dengue, chikungunya e zika rilevati in Europa.
Il numero più alto di focolai di dengue è stato trovato in Francia ma è in Italia che si trovano i casi più numerosi in termini di persone infette.
“Sebbene la maggior parte degli eventi di trasmissione locale (LTE) della dengue si sia verificata in Francia, il numero più elevato di casi per LTE si è verificato in Italia, sia per la dengue (numero medio di casi rilevati 3,9 volte superiore rispetto a qualsiasi altro paese) che per la chikungunya – scrivono infatti i ricercatori – Abbiamo osservato che è difficile identificare il caso primario, ovvero la persona che torna in Europa con l’infezione, avviando così la catena di infezione”.
C’è un aumento dei focolai trasmessi dalla zanzara tigre nel tempo e “un ritardo considerevole nel rilevamento delle epidemie”.
La review evidenzia anche la difficoltà di trovare l’origine dei focolai. Scrivono infatti i ricercatori: “Abbiamo scoperto che l’identificazione del caso primario rimane altamente impegnativa. Se i casi primari sviluppano un’infezione asintomatica o una malattia molto lieve, potrebbero non rivolgersi a un medico e non essere a conoscenza della loro infezione. Inoltre, anche quando si cerca assistenza medica, i casi hanno spesso una presentazione clinica non specifica, che potrebbe non portare al sospetto clinico necessario per portare a test di laboratorio specifici per le infezioni da arbovirus”.
Malattie tropicali, la situazione dell’Italia
Nella diffusione di queste patologie incidono viaggi, commercio, cambiamenti nell’ecosistema e clima, che crea condizioni favorevoli per la diffusione delle zanzare responsabili della trasmissione di queste patologie.
In Italia è presente la zanzara tigre per cui, oltre a focolai autoctoni di dengue (in Veneto nel 2020, Lombardia e Lazio nel 2023), c’è anche il rischio di trasmissione autoctona di chikungunya, come testimoniato da recenti epidemie in Emilia-Romagna (2007), Lazio e Calabria (2017).
«La Dengue è un esempio di questo trend di espansione delle epidemie tropicali anche alle nostre latitudini, per fortuna ancora limitate: in Italia, nel 2024, si è il record di casi a trasmissione autoctona: 279 che si vanno ad associare ai 474 casi d’importazione – spiega Federico Gobbi, direttore del dipartimento di malattie infettive/tropicali e microbiologia dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) e professore associato di malattie infettive all’Università di Brescia – Significativo è stato il focolaio localizzato a Fano, nelle Marche, con 199 persone infette, tutte sintomatiche e con identificazione del virus Dengue. Un altro focolaio, di dimensioni più contenute, 35 casi dello stesso virus, è stato individuato in un comune della Regione Emilia-Romagna. In Lombardia sono stati invece confermati 10 casi, mentre in Abruzzo è stato segnalato un focolaio con 8 casi».
Conclude l’esperto: «In Italia nei prossimi anni assisteremo molto probabilmente a epidemie sempre più frequenti di dengue complice l’innalzamento della temperatura che favorisce la sopravvivenza e la proliferazione della zanzara tigre, vettore della malattia».
Come prepararsi?
Come prepararsi al rischio crescente rappresentato dalle epidemie?
L’Iss sintetizza quattro passaggi. Il primo è sensibilizzare i medici perché sappiano intuire prima possibile la presenza di un focolaio. Ad esempio il fatto che in Francia i focolai siano circoscritti a pochi infetti viene spiegato con la maggiore abitudine dei medici francesi ad avere a che fare con viaggiatori provenienti dai territori d’oltremare e alla maggiore familiarità a segnalare alle autorità potenziali casi.
Secondo passaggio: bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica affinché sia consapevole che una febbre estiva non giustificata potrebbe essere una malattia infettiva come la dengue.
Bisogna poi riorganizzare i laboratori di microbiologia e mettere a disposizione test rapidi. Ultimo step è quello su chi rientra dall’estero. Spiega l’Iss che “è necessario sensibilizzare i viaggiatori internazionali a recarsi prontamente a un centro di malattie infettive in caso di febbre al rientro da zone endemiche in modo da diagnosticare una eventuale Dengue o Chikungunya”.

