PFAS, i cibi cotti in acqua contaminata aumentano i rischi per la salute (Foto Pixabay)

I cibi cotti in acqua contaminata da PFAS (composti per- e poli-fluoroalchilici)possono diventare a loro volta una fonte di questi pericolosi inquinanti. L’ebollizione insomma non riduce la presenza di queste «sostanze chimiche permanenti», estremamente persistenti nel nostro ambiente e nell’organismo. È quanto ha scoperto un’indagine di laboratorio preliminare fatta da Greenpeace Italia e CNR-IRSA, secondo cui la presenza di PFAS negli alimenti cotti in acqua contaminata può essere decine di volte superiore rispetto agli alimenti crudi.

Gli esperimenti: il cibo bollito in acqua contaminata da PFAS

Negli esperimenti sono stati lessati porzioni di pasta, riso, carote, patate e manzo in acqua contaminata da PFAS proveniente dal pozzo di una famiglia di Lonigo (Vicenza) che, per decenni e fino alla primavera 2023, ha usato quest’acqua come unica fonte.

I risultati della ricerca, spiega Greenpeace, sebbene condotta su un numero limitato di campioni e impiegando acqua con livelli di contaminazione molto elevati, hanno evidenziato che, per via dell’evaporazione, la concentrazione di PFAS nell’acqua di cottura aumenta al crescere del tempo di ebollizione: si sfata quindi un luogo comune secondo cui l’ebollizione ridurrebbe la presenza di inquinanti. Il contenuto di PFAS a catena corta, ad esempio, aumenta invece di diminuire. La presenza di PFAS nei cibi cotti varia poi in base al tipo di alimento: pasta e riso, che assorbono più acqua durante la cottura, mostrano i livelli più elevati di inquinanti, seguiti nell’ordine da patate, carote e manzo.

PFAS e salute a rischio

«I dati diffusi oggi, sebbene necessitino di ulteriori conferme, indicano chiaramente come la cottura di alimenti in acqua contaminata possa diventare una fonte rilevante di PFAS nella dieta umana – spiega Sara Valsecchi, ricercatrice del CNR- IRSA – Basta una sola porzione di alimenti cotti in acqua contaminata per apportare una quantità di PFAS decine di volte superiore a quella dei corrispondenti alimenti crudi, contribuendo notevolmente, nel caso oggetto di studio, a superare le soglie di assunzione ritenute sicure per la salute umana».

“Nonostante si tratti di uno studio preliminare, questi dati indicano come l’uso di acqua contaminata per la preparazione e la cottura degli alimenti aumenti in misura maggiore l’esposizione umana ai PFAS rispetto al consumo di prodotti agricoli coltivati in area contaminata e consumati crudi – prosegue l’analisiL’acqua di cottura fortemente contaminata può essere responsabile di livelli di assunzione di PFAS nella dieta che possono eccedere di decine di volte i valori considerati sicuri per la salute. Questi dati, sebbene necessitino di ulteriori conferme, evidenziano come l’esposizione della popolazione ai PFAS sia stata finora sottostimata e che, per tutelare efficacemente la collettività, sia necessario erogare alla popolazione acqua pulita e priva di PFAS”.


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