Garante Privacy multa Regione Lazio per mancato aggiornamento dei dati sugli screening oncologici (foto pixabay)

I dati personali devono essere esatti e aggiornati. Non si può ricevere la convocazione a uno screening oncologico se non si è più in vita. E invece è proprio questo che è successo a una donna che ha denunciato al Garante Privacy di aver ricevuto dalla Asl la convocazione per uno screening oncologico per la figlia, deceduta anni prima.

Il Garante Privacy ha multato la Regione Lazio per 100 mila euro per non aver aggiornato i dati della piattaforma utilizzata dalle Asl per l’invito agli screening oncologici.

Il caso: invito allo screening per una donna deceduta

Il Garante, spiega l’odierna newsletter, è intervenuto dopo il reclamo di una donna che aveva lamentato all’Autorità di aver ricevuto dalla Asl di Rieti un invito a partecipare al programma di screening del tumore del collo dell’utero, rivolto alla figlia deceduta nel 1995.

Nel corso dell’istruttoria, l’Autorità ha accertato che – per svolgere le campagne di screening – le Asl utilizzano una piattaforma regionale denominata Sistema Informativo dei Programmi di screening oncologici (SIPSOweb), che contiene tutti i parametri necessari alla generazione degli inviti.

Quando la ASL di Rieti aveva consultato la scheda “dettaglio assistito” di SIPSOweb relativa alla figlia della reclamante, questa risultava ancora regolarmente inserita nella piattaforma regionale sebbene deceduta da tempo. Il Garante Privacy ha contestato alla Regione Lazio il mancato rispetto dei principi di esattezza e correttezza dei dati trattati attraverso la piattaforma e, tra l’altro, la non corretta individuazione dei ruoli ricoperti dai soggetti che a vario titolo trattano dati personali attraverso SIPSOweb.

La Regione è titolare dei dati, spiega l’Autorità, dunque deve garantire che i dati personali siano esatti e, se necessario, aggiornati, adottando tutte le misure ragionevoli per cancellare o rettificare tempestivamente le informazioni che utilizza.

Nella decisione sulla sanzione e sul suo ammontare, l’Autorità ha tenuto conto del fatto che la Regione Lazio era stata già destinataria di un provvedimento sanzionatorio dell’Autorità, e del fatto che, nell’ambito dell’istruttoria, oltre agli aspetti di mancato aggiornamento del dato oggetto del reclamo, l’Ufficio ha rilevato numerose criticità relative al sistema con cui la Regione effettua il trattamento dei dati, anche sulla salute, degli oltre 5 milioni di assistiti coinvolti nelle campagne di screening regionali.

La Regione dovrà identificare correttamente i ruoli, le finalità e le basi giuridiche del trattamento, modificando e integrando le informazioni da rendere agli interessati.


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