Vaccino antinfluenzale

Vaccinazioni in pandemia

La vaccinazione è un atto di prevenzione grazie al quale ci si può difendere da malattie infettive: vaccinare “è meglio che curare”. Vaccinandosi infatti, è possibile evitare di contrarre quelle malattie per le quali esiste già un vaccino e di conseguenza rischiare meno complicanze dovute alle malattie.

In tutto il mondo l’obiettivo è assicurare la maggiore immunizzazione possibile e scongiurare i rischi di nuova diffusione o di ritorno di patologie anche gravi e garantire la tutela della salute come “bene comune”.

Vaccini in pandemia

Cittadinanzattiva ha molto a cuore il tema della vaccinazione e della promozione di una cultura vaccinale proprio per il valore aggiunto che essa rappresenta: già in tempi non sospetti lanciava la campagna di informazione #Rompilatrasmissione.

Nel nostro Paese rispetto all’ambito vaccinale, le regioni si organizzano in modo autonomo generando possibili differenze tra i calendari vaccinali ma devono al contempo rispettare quanto previsto dal Piano Nazionale di prevenzione vaccinale e dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), nei quali sono stati ricompresi.

Dall’inizio della emergenza sanitaria causata dal Covid-19 il vaccino è diventato l’unica “arma” in grado di debellare il virus SARS-CoV-2 e si è tornati a centrare questo tema, strategico per alcuni versi: un vaccino antinfluenzale e anti pneumococco è “prevenzione”, ma anche discernimento e cura della persona. In questo periodo storico di pandemia infatti per chi si vaccina sarà più facile poter discernere se si è davanti a una semplice influenza e a Covid-19.

 

Vaccino antinfluenzale, l'indagine di Pazienti.it in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria

 

Indagine Cittadinanzattiva: differenze fra le regioni

Da una indagine condotta da Cittadinanzattiva in era Covid emerge una situazione regionale disomogenea con la possibilità di trovare anche all’interno dello stesso territorio decisioni molto diverse per quanto riguarda le politiche di prevenzione. Sia per la possibilità di accedere ai vaccini che per gli screening. Il grande protagonista del Covid non ha fatto altro che evidenziare e acuire situazioni critiche già in essere, questo uno dei motivi che ha spinto Cittadinanzattiva a continuare a battersi sul tema dei vaccini.

«Non possiamo permetterci di perdere neanche un minuto, Governo e Regioni devono muoversi ora per riuscire in tempo a stanziare i fondi e provvedere alle scorte necessarie di vaccino antinfluenzale e anti-pneumococco».

Nell’aprile scorso, in piena emergenza pandemica, era questo l’appello lanciato da Cittadinanzattiva e FIMMG in una lettera congiunta indirizzata al Ministro della Salute, Roberto Speranza e alle Regioni, era stato molto chiaro. L’esigenzadi partire sin da subito si era resa necessaria a causa della emergenza sanitaria causata dal Covid-19 e dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di dare priorità, tra le altre, alla vaccinazione antinfluenzale. Si voleva giocare d’anticipo per organizzare al meglio una campagna vaccinale straordinaria, a partire dal mese di ottobre.

A settembre in assenza di risposte all’appello lanciato sulla campagna vaccinale e vista la situazione poco chiara e del clima di incertezza e di ansia che si iniziava a insinuare nelle persone, Cittadinanzattiva avvia una ricognizione nelle Regioni sulle modalità di approvvigionamento dei vaccini antinfluenzali e lo fa utilizzando lo strumento dell’Accesso civico generalizzato -detto FOIA italiano- che dal 2016 dà la possibilità, a singoli cittadini e ad associazioni come Cittadinanzattiva, di “chiedere conto” alle pubbliche amministrazioni dei dati in loro possesso che devono essere accessibili a tutti. Le Regioni infatti, sono le principali protagoniste delle scelte delle nostre politiche sanitarie e per questo è importante abbiano a cuore la salute dei cittadini che rappresentano.

Le vaccinazioni e le regioni

I primi di ottobre solo dieci Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta) avevano risposto all’indagine di Cittadinanzattiva manifestando per alcune un incremento notevole delle dosi vaccinali per la campagna 2020, per altre un incremento meno importante, ma pur sempre positivo. In queste Regioni la campagna vaccinale è stata avviata tra il 1 ottobre ed il 15 ottobre, e in molti casi è previsto che sarà estesa fino al 31 gennaio 2020, in linea con la raccomandazione dalla Circolare Ministeriale.

Col senno del poi, si può sicuramente affermare che l’appello dei Cittadinanzattiva di avviarsi in anticipo con una programmazione della campagna vaccinale oltre a essere chiaro è stato anche lungimirante e non del tutto ascoltato se si pensa che oggi ci troviamo di fronte a una “seconda ondata pandemica” del tutto prevedibile – secondo il parere di molti esperti – e a una difformità di risposte regionali sul tema vaccinale.

I dati emersi dalla indagine di Cittadinanzattiva nelle Regioni che hanno risposto, non appaiono omogenei perfino in relazione alle misure volte ad agevolare l’accesso dei cittadini al vaccino medesimo. Se poi si pensa che altre dieci Regioni che non hanno dato riscontro alla ricognizione potrebbero aver previsto ulteriori difformità nell’accesso al vaccino, il problema resta soprattutto se si considera che la Direzione Generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute a giugno scorso aveva previsto per le Regioni delle Raccomandazioni per la stagione 2020-2021 proprio in concomitanza della situazione epidemiologica relativa alla circolazione di SARS-CoV-2.

Il Ministero di fatto, raccomandava di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre e offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili in qualsiasi momento della stagione influenzale, anche se si presentano in ritardo per la vaccinazione.

Seppur caratterizzate da una visibile disomogeneità, che in questi mesi di pandemia si è manifestata in maniera preponderante nei diversi territori anche come risposta all’emergenza medesima, alcune Regioni sono riuscite a garantire modalità alternative sulle misure di accesso al vaccino, ma non si può dire lo stesso sul lato della trasparenza delle gare, che se indette prima avrebbero potuto dare risposte più efficaci e concrete ai cittadini. L’auspicio è che nel prossimo futuro si arrivi a una maggiore coesione regionale nell’ottica del bene comune “salute”.

Scrive per noi

Claudia Ciriello
Claudia Ciriello
Claudia Ciriello, cittadina attiva, da sempre dalla parte dei più deboli. Da anni impegnata in Cittadinanzattiva a tutela dei cittadini in particolare per l'area consumatori.E' stata responsabile del settore delle politiche della Conciliazione e del settore delle telecomunicazioni.Oggi si occupa anche dell'area salute.

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