Save The Children: un minore su dieci vive nelle aree più fragili delle città

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Secondo una ricerca realizzata da Save The Children circa 142mila bambini, bambine e adolescenti vivono nelle 158 Aree di disagio socioeconomico urbano (ADU) individuate da ISTAT

Save The Children: un minore su dieci vive nelle aree più fragili delle città

Save The Children: un minore su dieci vive nelle aree più fragili delle città (foto Pixabay)

Un/a minore su dieci vive nelle aree più fragili delle città metropolitane, in cui si registra un alto livello di povertà educativa, dispersione scolastica e mancanza di opportunità. È quanto emerso dalla ricerca “I luoghi che contano”, realizzata da Save The Children in occasione di IMPOSSIBILE 2026, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si svolgerà il 21 maggio a Roma.

Secondo l’indagine, nelle 14 città metropolitane italiane circa 142mila bambini, bambine e adolescenti – il 10,3% del totale – vivono nelle 158 Aree di disagio socioeconomico urbano (ADU) individuate da ISTAT.

In particolare Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo concentrano quasi il 73,5% dei minori che vivono in queste aree, mentre solo a Roma risiedono oltre 30mila 0-17enni.

In queste periferie il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa – spiega Save The Children – e le disuguaglianze educative e sociali risultano molto più marcate, con particolare riguardo al Sud e alle Isole: a Palermo la povertà riguarda il 63,8% delle famiglie nelle ADU, a Napoli il 60,1%, mentre anche nel Centro-Nord si registrano forti divari, come a Torino e Milano.

A causa delle difficoltà economiche il 12,7% dei giovani non pratica sport perché troppo costoso, il 19,3% rinuncia a uscire con gli amici e le amiche e il 16,5% non ha fatto vacanze di più giorni.

Povertà educativa nelle aree più fragili

Come detto, nelle aree più fragili delle città si registra un alto tasso di povertà educativa e dispersione scolastica.

Secondo l’indagine il 15,4% di studentesse e studenti delle scuole secondarie ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno scolastico, una percentuale doppia rispetto alla media delle città metropolitane. Inoltre, il 20,8% degli alunni e delle alunne dell’ultimo anno delle medie è a rischio dispersione scolastica implicita.

Pesa anche la carenza di servizi educativi. In 37 delle 158 aree fragili il tempo pieno è molto inferiore rispetto alla media cittadina e in 18 aree è completamente assente.

Inoltre il 16,7% degli studenti e delle studentesse che frequentano scuole nelle aree vulnerabili dichiara di non avere avuto il materiale scolastico necessario all’inizio dell’anno, mentre il 17,3% ha rinunciato a una gita scolastica per motivi economici.

Le proposte di Save The Children

Alla luce dei dati emersi dall’indagine Save The Children chiede, dunque, l’istituzione di Presìdi Socio-Educativi nelle aree più vulnerabili delle città: spazi pubblici accessibili, sicuri e aperti tutto l’anno, dove ragazze e ragazzi possano partecipare ad attività culturali, sportive, artistiche e ricreative e ricevere supporto educativo, psicologico e sociale.

Propone, inoltre, l’adozione del “Child Check”, uno strumento partecipato di analisi e programmazione urbana che permetta di progettare città più inclusive dal punto di vista dei bambini, bambine e adolescenti.

Questo strumento – spiega l’Organizzazione – ha l’obiettivo di individuare priorità, definire target chiari e misurabili e orientare interventi capaci di generare contesti urbani a misura di bambino, fin dalla nascita.

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