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Scuola, il decreto del Governo sul "tetto" agli stranieri e le altre misure (Foto Pavel Danilyuk per Pexels)

Alla fine il Consiglio dei Ministri approva il decreto scuola, con l’introduzione del tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi prime e il divieto di indossare niqab e burqa – nel testo si parla di volto coperto e modalità che impediscano il riconoscimento. Con diverse deroghe e misure che interverranno dal prossimo anno scolastico, e diretto di fatto solo agli studenti stranieri che non sono nati in Italia e non hanno frequentato la scuola in Italia. Un testo che sa di propaganda elettorale sin da quando è stato ventilato e presentato, contestato da più parti, di cui si fatica a capire l’urgenza.

Fra l’altro, secondo dati Ismu, sono circa 930 mila gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole italiane, su una popolazione scolastica complessiva di poco più di 8 milioni di studenti. Sono circa l’11,6% della popolazione scolastica e due su tre sono nati in Italia.

“Si tratta di ragazzi e ragazze italiani di fatto, la cui condizione di “stranieri” è l’esclusivo frutto dei cavilli e delle barriere anacronistiche imposte dalla Legge n. 91 del 1992 sull’accesso alla cittadinanza”, ha spiegato Cittadinanzattiva.

Le misure del Governo sulla scuola

Il decreto del Governo fa riferimento a “misure urgenti per il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027, per il completamento degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di competenza del Ministero dell’istruzione e del merito, per l’integrazione degli studenti stranieri e in materia di formazione superiore e ricerca”.

Le misure partiranno dal prossimo anno. Palazzo Chigi spiega infatti che “per promuovere l’integrazione degli studenti stranieri, a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028 le classi prime sono formate in modo da assicurarne un’equilibrata composizione. Nella scuola primaria, gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non possono superare il 30 per cento degli alunni di ciascuna classe prima. Nella scuola secondaria di primo e di secondo grado lo stesso limite vale per gli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni”.

Il provvedimento spiega che “quando le iscrizioni non consentono il rispetto del limite, gli uffici scolastici di ambito territoriale adottano le misure organizzative per un’equilibrata distribuzione tra istituzioni scolastiche limitrofe, nel rispetto del principio di prossimità al domicilio. Sono inoltre previste risorse per attività extracurricolari di potenziamento delle competenze di base nella lingua italiana”.

Il riferimento alle competenze linguistiche, “sapere l’italiano” e rafforzare il coinvolgimento delle famiglie, prevede che “le scuole segnalano ai servizi sociali i casi in cui le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri impediscono un’efficace collaborazione tra scuola e famiglia. I servizi sociali possono prevedere per i genitori la frequenza gratuita di corsi di lingua italiana presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti”. Per chi non partecipa, “previa diffida e salvi i casi di esenzione”, è prevista una multa.

Il divieto di burqa e niqab viene espresso con parole più generiche. “È inoltre vietato partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto o con modalità che impediscano il riconoscimento, salvo specifiche ragioni sanitarie, debitamente certificate, o ragioni inerenti alle attività didattiche o formative”. La multa prevista per la violazione sarà da 200 a mille euro.

Tutte le superiori sono licei

Il decreto prevede poi altre misure sulla scuola. Dall’anno scolastico 2027/2028, introduce l’insegnamento facoltativo del latino per l’educazione linguistica dal secondo anno della scuola secondaria di primo grado (la scuola media), per 33 ore annue.

“Sono incrementate le risorse per la gratuità, totale o parziale, dei libri di testo e, dal 2027, è istituito un fondo di 20 milioni di euro annui per contributi erogati direttamente alle famiglie con un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 40.000 euro. È incrementato il fondo per il contrasto al cyberbullismo. Le risorse per i percorsi di educazione al rispetto e al contrasto di ogni forma di violenza di genere sono destinate direttamente alle istituzioni scolastiche e incrementate di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027”.

Il decreto prevede poi un cambio di nome: “Gli istituti tecnici e gli istituti professionali assumono la denominazione, rispettivamente, di licei tecnologici e licei professionali, con la revisione del relativo monte ore”. I ragazzi delle superiori andranno tutti al liceo.

Le priorità della scuola

Le associazioni che si occupano di scuola hanno già evidenziato che le priorità sono quelle di rafforzare il sistema scolastico e affrontare le carenze strutturali della scuola italiana, garantendo integrazione ed evitando che vengano accentuati fenomeni di segregazione scolastica nelle aree più complesse, come le periferie urbane.

Anche il divieto di burqa e niqab solleva interrogativi, come aveva già sottolineato nei giorni scorsi Save the Children. “Sarebbe innanzitutto necessario disporre di dati sull’effettiva incidenza dell’uso del velo integrale nella scuola dell’obbligo, per definire le reali dimensioni della questione – ha spiegato l’associazione – In assenza di questi elementi, il dibattito rischia di apparire come un attacco contro una specifica identità religiosa. Resta in ogni caso il fatto che una misura di questo tipo potrebbe contribuire ad alimentare percorsi di isolamento e abbandono da parte di alcune ragazze, compromettendo il pieno esercizio del loro diritto all’istruzione”.

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