Altroconsumo esce dal Beuc. Intervista a Marino Melissano

“Dal 1° gennaio 2026 usciremo consensualmente dal BEUC”. La notizia è di quelle che cambiano un po’ il panorama consumerista. Dal primo gennaio del prossimo anno Altroconsumo esce dal BEUC, il Bureau Européen des Unions de Consommateurs, l’ombrello che riunisce 45 organizzazioni indipendenti di consumatori provenienti da 32 paesi, dei quali 26 stati Ue. A raccontare questo passaggio a Help Consumatori è Marino Melissano, segretario generale di Altroconsumo, che spiega di strade divergenti e del percorso intrapreso con Euroconsumers.

Altroconsumo è nel BEUC da molti anni. Ora uscite. Perché questa decisione?

Altroconsumo è nel BEUC dal 1978 ed è tra i fondatori. Dal 1° gennaio 2026 usciremo dal BEUC consensualmente, senza porte sbattute. Oltre a far parte del BEUC, Altroconsumo fa parte da sempre, perché ne siamo tra i fondatori, di Euroconsumers, che è un’altra associazione ombrello europea. Euroconsumers è formata da sei associazioni, abbiamo sempre avuto obiettivi uguali, strade parallele. A volte ci sono stati non tanto contrasti o litigi quanto strade che cominciavano a essere diverse. Presidente del BEUC è stato Paolo Martinello, fino al 2025 Luisa Crisigiovanni è stata nel board del BEUC. Euroconsumers ha cominciato a intraprendere strade che non sempre collimano, a volte sono diverse, per cui nel rispetto delle due proprie autonomie abbiamo detto: rimaniamo amici, però forse è il momento che ognuno intraprenda la propria strada. Abbiamo scritto una formale lettera di uscita dal BEUC, ma questa fa seguito a una determinazione congiunta del BEUC e di Euroconsumers di continuare ad avanzare nella protezione dei consumatori in Europa in modo indipendente, ciascuno perseguendo la propria visione strategica. Siamo convinti che questa uscita consentirà a entrambe le nostre realtà di sfruttare i rispettivi punti di forza, di rispondere con agilità all’evoluzione delle politiche del mercato e delle dinamiche tecnologiche. Siamo rimasti aperti a una collaborazione pragmatica ogni volta che si presenteranno delle opportunità di servire i consumatori europei in modo efficace.

Ci risulta ci fossero problemi con Euroconsumers, cui aderite con Belgio, Spagna e Brasile. E come mai c’è un’associazione extra-europea?

Euroconsumers è un’organizzazione ombrello di associazioni di consumatori. Non ha scopo di lucro. I proventi, nei buoni periodi, venivano ribaltati verso la creazione di nuove realtà in giro per il mondo che potessero avere gli stessi obiettivi delle associazioni aderenti e le stesse modalità di intervento. Di Euroconsumers fanno parte Italia, Spagna, Portogallo, Belgio, dall’anno prossimo ci si allargherà alla Polonia. Qualche anno fa abbiamo pensato di allargare a paesi extra-europei e la scelta cadde sul Brasile perché era una realtà che non aveva associazioni a protezione dei consumatori ma ne aveva realmente bisogno. I problemi di cui parla non sono litigi, sono quelli che dicevo prima: strade parallele che cominciavano a divergere. Si è deciso di proseguire nella protezione dei consumatori con politiche diverse.

Strade divergenti in che senso, sugli obiettivi, sugli argomenti?

No, sulle modalità. Gli obiettivi sono sempre quelli, la protezione e la tutela dei consumatori. Sono le politiche di intervento a protezione dei consumatori che possono divergere.

Da alcuni documenti del BEUC che abbiamo potuto consultare ci risulta che ci fosse una contestazione sul fatto che abbiate fatto campagne con grandi gruppi aziendali tipo Meta. Da cosa deriva questa scelta di collaborare e forse di prendere finanziamenti… forse è questo il nodo?

Non è questo il nodo. È un discorso di politica. Noi non lavoriamo con le aziende, però a volte c’è una collaborazione con le aziende. C’è una politica B2B e B2C, business to business e business to consumers, perché occorre diversificare. La nostra associazione, come tutte quelle aderenti a Euroconsumers, non percepisce finanziamenti pubblici. Possiamo avere introiti per progetti pubblici, ma finanziamenti pubblici non ne abbiamo. Il maggiore introito delle associazioni aderenti a Euroconsumers deriva dagli abbonamenti, perché i nostri soci sono abbonati a una rivista. Da qualche anno a questa parte questi finanziamenti non bastano per cui si comincia a diversificare. Il B2B è una diversificazione. Noi non percepiamo finanziamenti dalle aziende ma a volte facciamo dei progetti comuni. Se le è stato detto che questo disturbava il Beuc, possibile. Ci sono delle politiche che evidentemente divergono. Il Beuc viene finanziato anche dalle associazioni aderenti al Beuc. Sono 45, quindi il finanziamento maggiore probabilmente lo prende da lì.

Come hanno reagito le altre associazioni italiane del BEUC?

Non hanno avuto nessuna reazione particolare. Prima che noi rendessimo pubblica l’uscita, qualcuno l’ha saputo – e non so in base a quali canali. Noi associazione del CNCU abbiamo una chat su WhatsApp e qualcuno l’ha postato. Reazioni? Nessuna. Solo Codici, una delle associazioni facenti parte del BEUC attraverso il CIE, che ha semplicemente detto: noi restiamo dentro.

Cambierete direzione anche in Italia? Entrerete in Consumers’ Forum?

Per il momento non ne abbiamo nessuna intenzione.

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