Atlante delle foreste: oltre 3 milioni di alberi nel 2024 (Foto Legambiente)
Atlante delle foreste: oltre 3 milioni di alberi nel 2024
L’Italia investe sul verde: nel 2024 ha messo a dimora oltre 3 milioni di alberi, più 31% in un anno, per un valore economico che vale 20 milioni di euro l’anno in servizi ecosistemici. I dati dell’Atlante delle foreste di Legambiente
L’Italia investe sul verde e mette a dimora oltre 3 milioni di alberi nel 2024, con un aumento del 31% in un anno e un totale di quasi 4 mila ettari di superficie. L’investimento in capitale naturale genera un ritorno economico stimato in oltre 20 milioni di euro l’anno in servizi ecosistemici per ciascuno degli anni di vita degli impianti arborei ed arbustivi messi a dimora. L’Atlante delle Foreste, il rapporto annuale realizzato da Legambiente e AzzeroCO2 con il supporto tecnico di Compagnia delle Foreste per Il Sole 24 Ore, fotografa lo stato della forestazione in Italia e verrà presentato il prossimo 6 novembre a Ecomondo.
Nel frattempo Legambiente anticipa i dati dello studio, basato su circa 294 progetti distribuiti in aree urbane ed extraurbane. A livello territoriale la spinta al rimboschimento viene dalle Città metropolitane, mentre le Regioni rallentano per il passaggio dai vecchi ai nuovi piani di finanziamento. Gli investimenti sono in gran parte pubblici, mentre crollano quelli delle imprese.
Alberi per un futuro sostenibile
“La messa a dimora di alberi è un intervento strategico per un futuro più sostenibile a beneficio dei nostri territori, perché ogni singolo albero in più contribuisce a mitigare il cambiamento climatico, migliora la qualità dell’aria, tutela il suolo e rende le città più belle e vivibili – sostiene il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti -. Affinché i benefici che derivano dalle nuove alberature siano duraturi, c’è bisogno di un approccio lungimirante: non basta infatti piantare ma è fondamentale progettare, scegliendo le specie adatte al contesto e garantendo la loro manutenzione nel tempo. Solo in questa maniera la forestazione urbana può affermarsi come una vera infrastruttura verde, generando valore ambientale, sociale ed economico per le comunità”.

Forestazione, regioni e città metropolitane
La transizione delle politiche forestali condiziona alcune regioni che, nel passaggio da un piano all’altro, sono in stallo. Altre invece si distinguono: in cima alla classifica si conferma per il secondo anno consecutivo il Trentino-Alto Adige, con oltre 748.000 nuove piante, seguito dalla Basilicata che ne conta più di 539.000. Bene anche il Veneto, e a seguire Sicilia, Lazio e Calabria, le cui posizioni sono condizionate fortemente dagli interventi realizzati nelle città metropolitane di Messina, Roma e Reggio Calabria, che diventano così il vero ago della bilancia per la performance di questi territori.
A trainare la forestazione nazionale del 2024 sono infatti le Città metropolitane, grazie all’impulso decisivo dei fondi del Decreto Clima e del PNRR. È il centro sud a guidare la classifica con le prime posizioni occupate da Messina e Roma, rispettivamente 357.612 e 265.501 nuove piante messe a dimora, seguite da Reggio Calabria, Cagliari e Napoli.
Aumentano gli investimenti pubblici
L’Atlante delle foreste evidenzia poi la doppia velocità degli investimenti, con la crescita del pubblico e la frenata del privato. Gli investimenti pubblici sono infatti il pilastro della forestazione nazionale, con una crescita del 31% trainata dai fondi del PNRR. C’è invece una brusca frenata del settore privato: i contributi volontari, spesso legati a iniziative di Corporate Social Responsibility (CSR) delle imprese, sono scesi del 72% rispetto al 2023 traducendosi in appena 40.852 alberi messi a dimora.
Il ritorno economico della forestazione
Lo studio traduce poi in valore economico i molteplici benefici – i cosiddetti servizi ecosistemici – generati dalle nuove infrastrutture verdi. Tra i più rilevanti ci sono:
- la mitigazione di eventi climatici estremi e la regolazione della qualità dell’aria e del suolo il cui valore è stimato in 2.202,9 euro per ettaro all’anno;
- il valore socio-culturale, che include l’impatto positivo sul turismo e le attività ricreative, stimato in 639,2 euro per ettaro all’anno;
- il “valore di lascito”, la garanzia, cioè di consegnare alle generazioni future ecosistemi sani e ricchi di biodiversità, stimata in 2.342,5 euro per ettaro ogni anno.
Gli alberi devono sopravvivere
Il potenziale economico degli alberi e della riforestazione dipende però dalla capacità di affrontare il clima che cambia. Non basta insomma piantare alberi, bisogna farli sopravvivere. Quindi ridurre i rischi di mortalità.
La crisi climatica, con la siccità e le ondate di calore, sta infatti mettendo a rischio i nuovi progetti. Secondo l’Atlante delle foreste, il percorso virtuoso va iniziato prima, “con una pianificazione attenta che include l’analisi del suolo e del clima per scegliere le specie più adatte, prosegue con la preparazione del sito per favorire lo sviluppo delle piante e si conclude con un piano di manutenzione”.
Le cure a posteriori sono decisive e comprendono ad esempio le irrigazioni di soccorso nei periodi di siccità o gli sfalci periodici per controllare le erbe infestanti. Solo in questo modo, spiega Legambiente, “i progetti di forestazione potranno realmente diventare un investimento duraturo capace di fornire benefici ecologici, economici e paesaggistici alla collettività”.

