Cambrige Analytica non ci sta e dopo un lungo silenzio durante il quale ha incassato tutte le accuse, pubblica una difesa in dieci punti con la quale vuole chiarire la sua posizione. “È emersa una stagione aperta alle critiche di chiunque voglia dire qualcosa contro di noi basandosi solo su speculazione e voci di corridoio”, afferma con durezza Alexander Tayler, CEO della società, “congetture e pettegolezzi stanno assumendo la portata di fatti che danneggiano e screditano la compagnia, i suoi impiegati e i suoi clienti”.

“È impossibile”, continua il numero uno della società, “rispondere alle centinaia di articoli che falsano l’immagine di Cambrige Anlytica, o replicare alle false dichiarazioni fatte da coloro che si stanno impegnando a creare uno scandalo politico”.

Nella sua versione della vicenda, Cambridge Analytica spiega di aver ricevuto i dati in licenza dalla società di ricerca GSR (General Science Research) “che li ha ottenuti legalmente tramite uno strumento fornito da Facebook. Centinaia di aziende di dati hanno utilizzato i dati di Facebook in modo simile.

“Per essere chiari, Cambridge Analytica non ha raccolto o condiviso illegalmente o in modo inappropriato dati con nessun altro. Cambridge Analytica non ha infranto i regolamenti Fec”. Nella sua difesa, la società spiega inoltre, che “non ha utilizzato i dati GSR o derivati di questi dati nelle elezioni presidenziali statunitensi” e che le “affermazioni secondo cui – aggiunge – abbiamo utilizzato i dati GSR per la campagna Trump sono semplicemente false. Cambridge Analytica ha fornito sondaggi, analisi dei dati e marketing digitale per la campagna di Trump”.

Non abbiamo hackerato Facebook, ne’ infranto le leggi, non abbiamo influenzato il referendum sulla Brexit, raccogliamo dati solo con il consenso informato, stiamo conducendo una indagine indipendente per dimostrare che non possediamo alcun dato, condivideremo i risultati di questa indagine non appena li riceveremo”.


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