Metti fine al mercato di maggior tutela dell’energia e ti ritroverai con aumenti a due cifre per luce e gas che continueranno per diversi anni. C’è invece da chiedersi perché, nonostante il libero mercato, i due terzi delle famiglie siano ancora nel mercato protetto. Così Fondazione Consumo Sostenibile e Konsumer Italia davanti alla prospettiva di porre fine dal 2018 al mercato tutelato dell’energia: meglio percorrere strade alternative, affermano le due sigle, che chiedono al Governo di rivedere la scelta e di seguire iniziative che tutelino i consumatori senza deprimere la concorrenza.

energia“Chiediamo al Governo Gentiloni di rivedere questa scelta, che avrà come conseguenza forti aumenti delle tariffe per le famiglie – affermano Konsumer Italia e Fondazione Consumo Sostenibile per voce dei presidenti Fabrizio Premuti e Paolo Landi – Occorre salvaguardare il diritto di scelta del consumatore a restare in un mercato protetto (che opera in regime di concorrenza), o di passare al mercato libero. Nessun provvedimento amministrativo deve forzare i consumatori e le famiglie a passare al mercato libero”. La cosiddetta Tutela Simile prevista dall’Autorità per l’energia viene considerata una sorta di “premio” per chi passa al mercato libero ma, proseguono le due sigle, “il Governo dovrebbe chiedersi perché, dopo dieci anni di mercato libero e una campagna aggressiva fatta di visite a domicilio e telefonate nelle ore serali, ancora oggi i due terzi delle famiglie abbiano deciso di restare sul mercato protetto”.

Cosa prevede Tutela Simile? Istituita dal primo gennaio di quest’anno, questa vuole “accompagnare il consumatore verso il mercato libero e guidarlo nella scelta di una offerta semplice, consentendogli di comprendere le modalità ed i meccanismi per poter poi scegliere consapevolmente il proprio fornitore”, spiega l’Autorità per l’energia. Si tratta dunque di un particolare tipo di contratto di fornitura di energia elettrica che dura 12 mesi, non rinnovabile. Pur basandosi sul mercato libero è composta da condizioni contrattuali definite dall’Autorità, obbligatorie ed omogenee per tutti i venditori. “Le condizioni economiche sono analoghe a quelle del servizio di Maggior Tutela, ma con la riduzione di un bonus una tantum – qualora il contratto perduri per tutti i 12 mesi – diverso da fornitore a fornitore, che viene applicato nella prima bolletta”, spiega ancora l’Autorità. Si tratta di un contratto web che può essere scelto fra un numero limitato di offerte commerciali standard ordinate in funzione del valore del bonus una tantum offerto dai venditori. Il cliente può aderire alla Tutela Simile fino al 30 giugno 2018 e la fornitura ha una durata massima di 12 mesi.

Il mercato libero è comunque problematico per i consumatori, tanto che Konsumer e la Fondazione “stigmatizzano l’apertura selvaggia di un mercato le cui regole, pur esistenti, non vengono rispettate e le cui criticità sono già venute al pettine con le numerose pratiche commerciali sleali a danno dei consumatori, solo in pochi casi risolte con le procedure di conciliazione”. Il rischio paventato è quello di aumenti record per i prossimi anni. “Se nel 2018 sarà abolito il mercato di maggior tutela – affermano Landi e Premuti – le conseguenze sono facili da prevedere: aumenti a due cifre per alcuni anni, così come è accaduto a suo tempo nel settore assicurazione Auto quando fu abolita la tariffa regolata, e che saranno inizialmente mascherati o occultati con tariffe promozionali, come già accade oggi sul mercato libero. Il consumatore chiede una tariffa semplice, che possa controllata e che non sia soggetta a variazioni speculative o ad aumenti ingiustificati. Questo, fino a oggi, è stato garantito con il mercato di maggior tutela”.

Ci sono alternative? Per le due sigle sì: percorsi che tutelino il consumatore e uniscano concorrenza, equità e solidarietà. “Abbiamo diverse proposte in cantiere, che la Fondazione ha proposto anche in Commissione a Bruxelles ed alla stessa Autorità: trasformare l’Acquirente Unico in una Energy Community nazionale, che gestisca l’energia per le famiglie e per le piccole imprese come servizio e non come business – spiegano Premuti e Landi – Le Energy Community possono essere realizzate anche nel territorio da un quartiere, un comune o un’organizzazione professionale. Si potrebbero poi introdurre pacchetti prepagati di energia, con un sistema simile alle ricaricabili telefoniche. I contatori intelligenti dovrebbero consentire anche l’acquisto di energia prepagata on line o al supermercato. Indispensabile è l’introduzione di una tariffa ed un contratto standard che siano facilmente comparabili tra le varie imprese che offrono energia sul mercato. Queste possono essere alcune idee e proposte per avere un mercato competitivo sull’energia e mantenere l’energia come un servizio e non soltanto come un business commerciale. Il Parlamento dovrebbe riesaminare questa decisione a favore delle Energy Community che la stessa Commissione sollecita nel proprio documento di luglio 2015 “Delivering a new deal for Energy consumers” sulle nuove frontiere di protezione dei consumatori del mercato energetico. Su queste proposte sarebbe opportuno che il Governo Gentiloni aprisse un confronto con le associazioni dei consumatori”.


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