Inquinamento Zero al 2030? Su alcuni obiettivi l’Ue è fuori strada (Foto di Ben Scherjon da Pixabay)

Serve un’azione più decisa per arrivare agli obiettivi di Inquinamento Zero al 2030. Ci sono alcuni target sui quali l’Unione europea è ancora fuori strada: la riduzione dell’inquinamento acustico, la riduzione delle microplastiche rilasciate nell’ambiente (deve essere meno 30% entro il 2030) e la riduzione dei rifiuti urbani residui.

Monitoraggio e prospettive su inquinamento zero. Quello che non va

Nei giorni scorsi la Commissione europea e l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) hanno pubblicato la seconda relazione sul monitoraggio e le prospettive dell’inquinamento zero, che fornisce una panoramica del lavoro svolto dall’UE per conseguire gli obiettivi di inquinamento zero per il 2030. La Commissione ha inoltre pubblicato la quarta relazione sulle prospettive in materia di aria pulita.

Secondo questi documenti, le politiche dell’Ue hanno contribuito a ridurre l’inquinamento atmosferico, l’uso di pesticidi e il rifiuti di plastica in mare ma “i livelli di inquinamento sono ancora troppo elevati, in particolare a causa del rumore nocivo, delle emissioni di microplastiche nell’ambiente, dell’inquinamento da nutrienti e della produzione di rifiuti”, spiega Bruxelles.

Secondo le relazioni, è dunque necessaria un’azione molto più incisiva nell’UE per arrivare agli obiettivi di riduzione dell’inquinamento per il 2030.

Progressi contrastanti per gli obiettivi di inquinamento zero

I progressi nei confronti dei sei obiettivi di “inquinamento zero” al 2030 “rimangono contrastanti”, spiega la Commissione europea.

Secondo il monitoraggio, l’inquinamento da rifiuti marini, da pesticidi e da antimicrobici sta diminuendo e anche la qualità dell’aria è migliorata in tutta Europa, grazie agli sviluppi normativi e alla riduzione delle emissioni, con un conseguente calo dei decessi prematuri.

“Tuttavia – prosegue la Commissione – il numero di decessi causati dall’aria inquinata rimane troppo alto. Inoltre, l’inquinamento in corso, in particolare da ammoniaca e ossidi di azoto, continua a minacciare gli ecosistemi dell’UE. A ciò fa eco la quarta relazione sulle prospettive in materia di aria pulita, che sottolinea che, sebbene le emissioni di inquinanti atmosferici nell’UE continuino a diminuire, la qualità dell’aria rappresenta un grave rischio per la salute e la qualità degli ecosistemi nell’UE”.

Servono dunque ulteriori azioni per ridurre l’inquinamento atmosferico. Mentre rimangono troppo alti i livelli di inquinamento da rumore nocivo, microplastiche, nutrienti e rifiuti.

Servono ulteriori sforzi per ridurre il numero di persone cronicamente disturbate dall’inquinamento acustico e dal rumore dei trasporti, specialmente nelle aree urbane – l’obiettivo è meno 30% al 2030 e qui la Ue non è sulla buona strada, perché la riduzione prevista oscilla fra il 2 e il 23%.

Servono azioni aggiuntive per ridurre del 30% le microplastiche rilasciate nell’ambiente. E anche sul tema rifiuti bisogna fare di più perché la loro produzione nell’Ue continua ad aumentare e questo impedisce di raggiungere una riduzione del 50% dei rifiuti residui entro il 2030.

Entrambe le relazioni sono accompagnate dal primo quadro operativo sull’inquinamento zero, che mostra i progressi compiuti dalle regioni dell’UE e da tutte le capitali nel conseguire un’aria, un’acqua e un suolo più puliti. Il cruscotto evidenzia 15 regioni in Austria, Finlandia, Francia, Germania e Svezia che attualmente vantano i livelli di inquinamento più bassi.

Agenzia dell’ambiente: “Consumare meglio, in modo diverso e meno”

«Dobbiamo consumare meglio, in modo diverso e meno», ha detto Leena Ylä-Mononen, direttrice esecutiva dell’Agenzia europea dell’ambiente.

«La riduzione dell’inquinamento è una parte fondamentale delle nostre ambizioni di sostenibilità a lungo termine, che mirano in ultima analisi a ridurre l’inquinamento nella misura in cui non rappresenti più un rischio per la salute umana e l’ambiente – ha spiegato – Tuttavia, la nostra analisi dell’inquinamento zero mostra che sono urgentemente necessarie ulteriori azioni in aree chiave per ridurre le perdite di nutrienti e l’impatto sull’ambiente, ridurre l’impatto del rumore sulla salute e ridurre l’inquinamento da plastica».

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