Italia 2024, cresce la povertà assoluta. Deprivazione materiale e sociale per il 13,5% dei bambini (Foto Pixabay)

In Italia cresce la povertà assoluta. Il lavoro non protegge le famiglie e i numeri della povertà e della deprivazione materiale e sociale sono impressionanti fra i giovani. Fra bambini e ragazzini al di sotto dei 16 anni, oltre un milione si trova in condizione di deprivazione materiale e sociale. Oggi l’Istat presenta il suo rapporto annuale 2024 e, nella mole di dati e analisi che l’Istituto evidenzia, una posizione di rilievo assume la fotografia delle condizioni e della qualità di vita delle persone.

“Nel 2023, la stima preliminare dell’incidenza di povertà assoluta in Italia è pari all’8,5 per cento tra le famiglie (8,3 per cento nel 2022) e al 9,8 per cento tra gli individui (9,7 per cento nel 2022) – si legge nel report Istat – Seppure in un quadro di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, si raggiungono livelli mai toccati in precedenza, per un totale di 2 milioni 235 mila famiglie e di 5 milioni 752 mila individui in povertà”.

Dalla seconda metà del 2021, come accaduto per le altre economie europee, l’Italia ha affrontato la crescita dei prezzi, la fiammata dell’inflazione e a seguire il suo raffreddamento, dalla fine del 2022 e poi nel 2023. La corsa dei prezzi ha avuto effetti differenziati sulle famiglie, le retribuzioni non hanno tenuto il passo dell’inflazione e questo ha ridotto il potere d’acquisto soprattutto delle fasce di popolazione meno abbienti. La “grande recessione” ha penalizzato di più i giovani.

“Per l’effetto del forte rialzo dell’inflazione degli ultimi tre anni, – spiega l’Istat – le spese per consumo delle famiglie sono diminuite in termini reali ed è aumentata la distanza tra le famiglie più e meno abbienti. Questo aumento della sofferenza economica si è riflessa nel contemporaneo peggioramento degli indicatori di povertà assoluta, che ha colpito nel 2023 il 9,8 per cento della popolazione, un dato più alto di circa tre punti percentuali rispetto al 2014”.

L’Istat spiega inoltre che “l’incremento di povertà assoluta ha riguardato principalmente le fasce di popolazione in età lavorativa e i loro figli. Il reddito da lavoro, in particolare quello da lavoro dipendente, ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico”.

La popolazione: meno bambini e in condizioni di disagio

L’analisi dell’Istat su condizioni e qualità della vita evidenzia l’invecchiamento della popolazione – rispetto al 2004 ci sono quasi un milione di bambini e ragazzini fino ai 15 anni in meno – e 18 milioni e mezzo di persone che vive in “nuove famiglie”, oltre un terzo del totale. Sono le famiglie ricostituite, le coppie non coniugate, le famiglie di single non vedovi e di monogenitori non vedovi (erano poco più del 20% nel 2002/2003).

Dopo una lunga stagnazione, la spesa sale per effetto dell’inflazione, cresce la povertà, si amplia il divario fra famiglie abbienti e non. Nel 2023, ricorda l’Istat, l’8,5% delle famiglie è in povertà assoluta, un dato in crescita rispetto al 6,2% del 2014. Ci sono livelli di povertà assoluta mai toccati dal 2014. Questa colpisce oggi 2,2 milioni di famiglie, 5,7 milioni di persone e 1,3 milioni di minorenni, con un’incidenza più alta al Sud e nelle Isole.

Un altro fenomeno da evidenziare riguarda la diffusione della deprivazione materiale e sociale dei minori.

Nel 2021 13,5% dei minori di 16 anni è in condizione di deprivazione materiale e sociale. Sono oltre 1 milione di bambini e ragazzini. Non tutti i territori sono uguali: l’incidenza è del 20,1% nel Mezzogiorno, dell’11,9% al Nord e del 5,7% al Centro. La deprivazione quasi triplica tra bambini e ragazzi stranieri (34,4%) e arriva al 33,9% dei minori di 16 anni se i genitori hanno al più la licenza media.

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