Per la rubrica “HC Istruzioni per l’uso”, ospitiamo il contributo che ci è stato inviato da Piano Debiti, start up a vocazione sociale, composta da professionisti specializzati sul tema della L 3/2012 sul sovraindebitamento.

Sempre più spesso le società di recupero crediti incaricate dalle banche mettono in atto comportamenti al limite del lecito, esponendo al cliente possibili “minacce” per convincerlo a pagare: si va dalla semplice bugia a comportamenti al limite della truffa, che vengono spesso utilizzati per forzare il cliente a pagare.

soldiVa premesso che l’attività di recupero crediti è legittima e che la maggior parte delle società finanziarie e di recupero crediti si comporta correttamente attenendosi a principi di buona fede. Si tratta pur sempre di qualcuno che fa legittimamente gli interessi della banca. Quando il problema viene affrontato con serietà e collaborazione sicuramente è possibile risolvere la situazione a vantaggio di tutte le parti. La stragrande maggioranza degli operatori di recupero crediti, che siano agenti o avvocati, si comporta correttamente, al limite pecca di un’eccessiva e fastidiosa insistenza, ma si può sopportare considerando che in realtà siamo noi a non onorare il contratto.

Non sono rari però comportamenti di singoli operatori che pur di guadagnare le provvigioni che vengono loro assegnate su ogni singolo recupero, vessano il debitore con espedienti illegittimi o raccontando storie completamente fasulle al fine di spaventare il debitore.

Chiaramente chi non paga i propri debiti corre diversi rischi, tra cui quello di vedersi pignorare i propri beni o una quota del proprio stipendio. Inoltre, qualora la finanziaria attivi eventuali procedure giudiziarie di recupero crediti, dopo il giudizio, tutti i costi verranno addebitati al cliente, aggravando così ancora di più la sua posizione debitoria. Per questo motivo quando è possibile, è una buona idea onorare i propri debiti, a volte anche a costo di qualche sacrificio.

Può accadere per diversi motivi (perdita del lavoro, troppe rate, imprevisti, malattie etc) che si finisca nell’impossibilità di pagare. In questi casi è bene sapere quanto i rischi siano reali e quanto invece la società di recupero sta omettendo o esagerando al fine di spaventarci e “spingerci” a pagare.

Ecco quindi un “bestiario” dei casi più frequenti che abbiamo riscontrato nella nostra attività di assistenza ai clienti, riassunto nella lista dei dieci principali espedienti utilizzati dalle società di recupero crediti.

1) Il debitore insolvente rischia il carcere!

L’informazione di questo tipo è palesemente falsa in quanto non pagare i propri debiti è un reato di natura civile e non penale e quindi non si rischia mai il carcere. Al limite il creditore si può rivolgere al Tribunale in sede civile per ottenere la vendita di un bene per rientrare dei propri debiti. Mai però il debitore insolvente rischia il carcere solo per non essere riuscito a pagare i propri debiti.

2) Il finto decreto ingiuntivo

I decreti ingiuntivi finti sono solleciti di pagamento che nelle forme e fattezze potrebbero ricordare un atto del Tribunale. Al contrario di un reale decreto ingiuntivo, quello finto non arriva al cliente tramite notifica di atto giudiziario, ma con raccomandata o posta ordinaria, oppure è lasciato a mano nella cassetta. Il finto decreto spesso viene inserito in una busta verde, simile per colore a quella degli atti giudiziari, in modo da confondere più facilmente il cliente. All’interno della busta si trova un fac simile, compilato con i dati del cliente. Manca però il timbro di deposito in tribunale e nel documento notificato sono presenti i recapiti del recupero crediti (agenzia o avvocato) per il pagamento. In alcuni casi abbiamo visto riportati anche sul facsimile di atto dei timbri poco leggibili, che non erano del tribunale, ma semplici sigilli senza nessun valore. Si tratta chiaramente di un comportamento illegittimo, al limite della legalità che andrebbe segnalato al Garante della privacy.

3) Un saldo e stralcio con la sorpresa finale

In questo caso vanno distinti comportamenti positivi da possibili raggiri. Infatti molto spesso le finanziarie pur di chiudere la posizione insolvente accettano pagamenti parziali per chiudere l’intera posizione (il cosiddetto saldo e stralcio, o saldo a stralcio), e questa è certamente un’ottima cosa, ma abbiamo personalmente verificato casi di raggiro in questo senso.

4) L’esattore e la confisca dei beni

Non esiste in Italia una figura di esattore privato. Solo l’ufficiale giudiziario può procedere con il sequestro dei beni, a seguito di pignoramento. Inoltre, prima di arrivare al pignoramento, il creditore deve affrontare un passaggio in Tribunale chiedendo, se non in possesso di titoli come cambiali o assegni, prima il decreto ingiuntivo, poi il precetto e infine il pignoramento. Tutti atti che devono essere notificati al debitore e che per essere complessivamente portati a termine richiedono diversi mesi.

5) La chiamata al datore di lavoro ed ai parenti

La posizione del debitore in difficoltà è tutelata dalla privacy ed è quindi tassativamente vietato mettere a conoscenza terzi dei problemi del cliente. Qualora il recupero crediti procedesse in tal senso, sarebbe passibile di denuncia. L’unico soggetto che la società di recupero crediti può contattare è un eventuale garante o fideiussore.

6) Il pignoramento lampo dello stipendio o pensione

In questo caso la minaccia è potenzialmente reale, ma è l’indicazione dei tempi che è palesemente fuorviante. Infatti le tempistiche di un pignoramento, partendo dal mancato pagamento delle prime rate, variano da alcuni mesi per arrivare a casi limite di alcuni anni. Questo a seconda del tribunale e dei tempi di avvio della pratica da parte del creditore. Indicare scadenze così brevi è solo un modo di spaventare il debitore cercando di convincerlo a pagare almeno parzialmente. Spesso viene raccontato che se non si pagherà entro qualche giorno partirà l’azione giudiziaria che sarebbe irrevocabile. Cosa non vera, in quanto per il debitore è sempre possibile pagare in ogni momento prima del giudizio definitivo.

7) Mettiamo all’asta la casa

È una variante alternativa della minaccia di sequestrare i beni mobili o lo stipendio, molto utilizzata con le persone di una certa età, particolarmente attaccati alla loro abitazione. Anche in questo caso la minaccia è reale, ma è bene sapere che come per il pignoramento mobiliare, le tempistiche per ottenere il pignoramento dell’immobile e la successiva vendita all’asta, sono lunghe. Il tempo medio di un’esecuzione immobiliare in Italia è di circa sei anni. Quindi prima di muoversi su questa lunga e complessa strada il creditore proverà qualsiasi altra strada. Per la vendita all’asta dell’immobile il creditore deve sostenere costi importanti, che poi verranno addebitati al debitore. La minaccia di attaccare la casa è quindi reale se parliamo di debiti di una certa dimensione. Per i piccoli debiti (come ad esempio le carte revolving) è raro che il creditore attivi una procedura di esecuzione immobiliare. In ogni caso se si è proprietari di un immobile è bene porre molta attenzione perché dopo molto tempo il creditore potrebbe aggredire il bene immobiliare e venderlo all’asta.

8) La segnalazione come cattivi pagatori

Se vi chiama un recupero crediti, molto probabilmente siete già segnalati come cattivi pagatori. Infatti chi aderisce alle banche dati come Crif o Experian o CTC, segnala automaticamente i mancati pagamenti, quando questi superano un determinato numero di mensilità. In qualche modo si gioca sul lessico “cattivo pagatore” per farci sentire a disagio. Le conseguenze di questa iscrizione non sono altro che la impossibilità di ottenere nuovi crediti.

9) Lo stalking delle società di recupero crediti

Una certa insistenza degli addetti al recupero crediti è tollerabile, ma in alcuni casi si arriva allo stalking. Nei casi in cui si supera il limite, è bene diffidare il recupero crediti dal proseguire con queste attività, indicando anche che si informerà il Garante sulla privacy, che come accennavamo all’inizio ha posto regole precise a tutela del debitore in difficoltà.

10) L’approccio amichevole per ottenere informazioni

Quando chiama il recupero crediti e fa la voce grossa, di norma ha poche armi a disposizione per aggredire la vostra posizione. Altre volte l’approccio amichevole, è mirato a ottenere informazioni per migliorare le possibilità di recupero del credito. L’accortezza da usare sarà dunque di non date informazioni personali se non per lo stretto necessario.

 

 

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