rifiuti in plastica

Un nuovo fronte di scontro si apre sulla plastic tax. La tassazione sugli imballaggi in plastica, prevista dal Documento programmatico di bilancio che il Governo ha inviato all’Unione europea. Sarà di 1 euro al chilo sugli imballaggi (più dei 20 centesimi di cui si parlava in precedenza) e dovrebbe garantire 800 milioni dal 2020 e poi a regime 1,4 miliardi di euro.

In nome della sostenibilità ambientale, si prevede dunque una imposta sugli imballaggi in plastica dal 1° giugno 2020 con una aliquota di 1 euro al chilo che dovrebbe gravare sui produttori, ma col dubbio che finirà per essere scaricata sul prezzo del prodotto finale e dunque sui consumatori. Tanto è vero su questa tassa rischia di saldarsi un fronte comune di opposizione che va dalle imprese alle associazioni dei consumatori, anche se bisognerà vedere quali saranno gli sviluppi e le eventuali modulazioni dell’imposta, che dovrebbe comunque incoraggiare un cambiamento di produzione e abitudini di consumo.

 

 

Le prime reazioni

Nel frattempo, fra le prime reazioni si segnala la forte contrarietà che è stata espressa da Confindustria. «La misura non ha finalità ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti, e rappresenta unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese. Le imprese già oggi pagano il contributo ambientale Conai per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica per un ammontare di 450 milioni di euro all’anno, dei quali 350 vengono versati ai Comuni per garantire la raccolta differenziata».

Sul versante delle sigle ambientaliste, si segnala la posizione espressa via twitter da Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che ha scritto: «La plastic tax è giusta ma va modulata. Deve penalizzare fortemente i manufatti irriciclabili e l’usa e getta, favorire quelli riutilizzabili, riciclabili e compostabili. Solo così sarà possibile la riconversione verso la sostenibilità di questo settore».

 

rifiuti in plastica

 

Federconsumatori: ricadute per 138 euro a famiglia

E sul versante consumatori? Federconsumatori proprio oggi diffonde una stima che valuta in 138 euro annuali a famiglia le ricadute della plastic tax sugli imballaggi.

L’associazione condivide l’impegno verso la sostenibilità dell’economia ma reputa che quella seguita dal Governo sia la strada delle emergenze, secondo la logica (così scrive) del “Meglio una tassa oggi che un incentivo per il domani”. In quest’ottica, dice Federconsumatori, rientra anche la tassa di 1 euro al kg sugli imballaggi in plastica predisposta in manovra.

«Imposta che graverà sui cittadini, che dovranno fare i conti con prodotti rincarati dai maggiori costi sugli imballaggi – dice l’associazione – L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato che, se tale tassa come è facilmente ipotizzabile verrà scaricata in larga parte sui prezzi finali dei prodotti con imballaggi in plastica, ogni famiglia dovrà far fronte ad una maggiorazione della spesa di 138,77 euro annui».

Si tratta di una tassa, prosegue, che «non contribuirà a nostro avviso a una reale svolta: per indurre sul lato della produzione un incisivo cambiamento nella scelta dei materiali degli imballaggi è necessario incentivare la riconversione della plastica verso produzioni riciclabili – dice Federconsumatori – Inoltre è fondamentale prevedere misure di contrasto al packaging eccessivo: a volte prima di arrivare a scartare un prodotto ci troviamo di fronte a vere e proprie matrioske di imballaggi dannose per l’ambiente, oltre che spesso inutili».


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