Stretto di Hormuz, è a rischio la sicurezza alimentare mondiale

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La FAO avverte che con il blocco dello Stretto di Hormuz è a rischio la sicurezza alimentare mondiale. Dal corridoio passa fino al 30% dei fertilizzanti mondiali e i loro prezzi sono già esplosi. Si rischia un aumento dell’inflazione alimentare con effetti a catena simili a quelli post pandemia

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Stretto di Hormuz, una crisi che investe la sicurezza alimentare mondiale (Foto Pixabay)

Con il blocco dello Stretto di Hormuz è a rischio la sicurezza alimentare mondiale. La crisi dell’energia si somma a quella dei fertilizzanti e dei sistemi agroalimentari col pericolo di avere a breve un’impennata dei prezzi alimentari globali. “Le navi che trasportano input agricoli essenziali devono iniziare ad attraversare lo Stretto di Hormuz il prima possibile per scongiurare il rischio di un pericoloso aumento dell’inflazione dei prezzi alimentari entro la fine dell’anno, che potrebbe innescare una serie di effetti a catena simili a quelli successivi alla pandemia di COVID-19”: è l’allarme che viene dalla FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

Dallo Stretto di Hormuz, importante via commerciale, passa fino al 30% dei fertilizzanti commercializzati a livello mondiale. E i loro prezzi sono già aumentati vertiginosamente.

“L’ultima cosa che vogliamo è una riduzione dei raccolti, un aumento dei prezzi delle materie prime e un’inflazione alimentare per il prossimo anno”, ha affermato il capo economista della FAO Máximo Torero.

Shock nei flussi di materie prime

Secondo le proiezioni della FAO, se crisi proseguirà i prezzi globali dei fertilizzanti potrebbero essere in media del 15-20% più alti nella prima metà del 2026. E se la crisi non rientrerà, da maggio gli agricoltori dovranno decidere se cambiare le scelte di semina per adattarsi alla ridotta disponibilità di fertilizzanti.

La continua interruzione del corridoio commerciale dello Stretto di Hormuz, aveva avvertito la FAO già a fine marzo, sta innescando uno degli shock più gravi degli ultimi anni nei flussi di materie prime. E questo ha implicazioni per la sicurezza alimentare, la produzione agricola e i mercati globali. “Non si tratta solo di uno shock energetico. È uno shock sistemico che colpisce i sistemi agroalimentari a livello globale”, aveva detto Torero.

La regione del Golfo rappresenta quasi la metà del commercio mondiale di zolfo, un elemento fondamentale utilizzato per produrre acido solforico, impiegato nella trasformazione della roccia fosfatica in fertilizzanti. Le interruzioni nell’approvvigionamento di zolfo rischiano di compromettere la produzione globale di fertilizzanti fosfatici, anche nei principali paesi produttori.

La FAO ha poi evidenziato l’impennata dei costi assicurativi: “i premi assicurativi contro i rischi di guerra sono aumentati dallo 0,25% fino al 10% del valore della nave, con la copertura che ora si rinnova ogni sette giorni. Anche in caso di allentamento delle tensioni, potrebbero volerci mesi prima che le normali condizioni di navigazione tornino alla normalità”.

I prezzi dei fertilizzanti sono aumentati vertiginosamente. “Gli agricoltori si trovano ad affrontare un doppio shock di costi: da un lato, i fertilizzanti costano di più, dall’altro, l’aumento dei prezzi del carburante, con ripercussioni sull’intera filiera agricola, compresi l’irrigazione e il trasporto”, ha affermato Torero.

Quanto durerà la crisi?

Molti produttori probabilmente ridurranno l’uso di fertilizzanti e sceglieranno colture che ne richiedono meno; mentre con meno fertilizzanti si rischiano riduzioni anche forti delle rese agricole.

L’impatto della crisi dipenderà poi dalla sua durata.

Secondo la FAO, i mercati potranno stabilizzarsi nell’arco di tre mesi se l’interruzione dei flussi sarà breve, mentre se proseguirà oltre i tre mesi i rischi aumenteranno significativamente, influenzando le decisioni globali sulla semina del 2026 e degli anni seguenti. In uno scenario di interruzione a medio termine, la FAO prevede una riduzione delle rese per colture ad alta intensità di fertilizzanti come grano, riso e mais, la sostituzione con colture azotofissatrici come la soia e una maggiore concorrenza da parte della produzione di biocarburanti, poiché l’aumento dei prezzi del petrolio stimolerebbe la domanda di materie prime agricole.

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