Intelligenza artificiale, al via il G7 Privacy (Foto ThisIsEngineering per Pexels)
Intelligenza artificiale, al via il G7 Privacy. Garante italiano: “Riconoscere la protezione dati come diritto umano fondamentale”
Sono partiti ieri a Roma i lavori del G7 Privacy. Le Autorità si confrontano su tecnologie emergenti, protezione dei dati e intelligenza artificiale
Bisogna «coltivare l’aspirazione, quantomai attuale, al riconoscimento universale della protezione dei dati come diritto umano fondamentale». Sono le parole con cui il presidente del Garante per la protezione dei dati Pasquale Stanzione ha aperto ieri a Roma i lavori del G7 Privacy.
Dal 9 all’11 ottobre si confrontano infatti le Autorità di protezione dei dati dei sette “Grandi” impegnati in un confronto che ruota intorno all’intelligenza artificiale e al “ruolo delle Autorità di protezione dei dati nel quadro della governance dell’intelligenza artificiale”, quale sarà la proposta illustrata dal Garante italiano. Si parlerà ancora di tecnologie emergenti, libera circolazione dei dati e cooperazione internazionale. Intorno a un tavolo ci sono il collegio del Garante italiano e le Autorità competenti di Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America, insieme al Comitato europeo della protezione dei dati (EDPB) e al Garante europeo della protezione dei dati (EDPS).
Protezione dei dati e libertà
«La protezione dei dati – ha affermato Pasquale Stanzione – è sempre più anche pre-condizione di ogni altro diritto o libertà, perché in una realtà sempre più “datificata”, in cui siamo ciò che “internet dice che siamo”, la tutela dei dati è il fondamento dell’autodeterminazione, del libero sviluppo della propria personalità. Ma è anche presupposto di eguaglianza, perché incompatibile con ogni forma di discriminazione e reale garanzia di pari chances per ciascuno».
«E questo ancor più nell’era dell’i.a. e del dominio degli algoritmi – ha sottolineato Stanzione – che se da un lato offrono straordinarie possibilità di sviluppo e progresso anzitutto sociale, dall’altro esigono tuttavia una regolamentazione adeguata, per impedire che lo Stato di diritto sia sostituito dall’algocrazia».
La protezione dei dati, prosegue il Garante italiano, è il diritto fondamentale che più ha bisogno di una “vocazione internazionalista” perché si esercita in una realtà “aterritoriale” come Internet e richiede dunque regole possibilmente omogenee fra i vari paesi.
«Per questo bisogna promuovere il confronto tra ordinamenti e coltivare l’aspirazione, quantomai attuale, al riconoscimento universale della protezione dei dati come diritto umano fondamentale – ha detto Stanzione – Per questo siamo oggi qui, per riflettere, confrontando le esperienze di ciascun Paese, sulle sfide che il diritto alla protezione dei dati incontra nella complessità del presente e nelle prospettive future».
L’obiettivo del G7 Privacy, informa una nota, è quello di definire una proposta comune per garantire una sicura e responsabile circolazione dei dati personali; per armonizzare le tecnologie emergenti e l’intelligenza artificiale con i diritti e le libertà delle persone; per promuovere una più stretta ed efficace azione di controllo sull’applicazione della normativa in materia di protezione dati.

