(Foto di Gerd Altmann da Pixabay)
World Wide Web, Tim Berners-Lee: «Un nuovo Cern per l’IA»
Il padre del World Wide Web lancia un appello: servono regole globali e un ente no-profit che promuova la ricerca internazionale sull’IA. “Possiamo ridare potere agli individui e riprenderci il web. Non è troppo tardi”.
A oltre 35 anni dalla nascita del World Wide Web, il suo ideatore, Tim Berners-Lee, torna a riflettere sulla creatura che ha cambiato la storia dell’umanità.
Nato nello stesso anno di Bill Gates e Steve Jobs, Berners-Lee scelse nel 1993 di condividere la sua invenzione senza alcun ritorno economico, grazie al sostegno del Cern di Ginevra. Quel gesto di apertura radicale trasformò l’umanità nella prima specie digitale, capace di vivere e lavorare online.
Oggi, però, lo scienziato britannico osserva con preoccupazione il presente: «Il web non è più libero. Su molte piattaforme non siamo clienti, siamo il prodotto».
La denuncia: dati e dipendenze digitali
Berners-Lee mette sotto accusa l’attuale dominio delle grandi piattaforme tecnologiche, che raccolgono dati privati e li condividono con broker commerciali o governi repressivi. Denuncia algoritmi onnipresenti, progettati per creare dipendenza, con impatti negativi sulla salute mentale degli adolescenti.
Per contrastare questa deriva, ha ideato Solid, un sistema che permette agli utenti di riprendere il controllo dei propri dati personali, in linea con la sua visione originaria di un web “per tutti”.
IA: la nuova frontiera da regolare
Se la transizione dal web 1.0 al web 2.0 ha segnato «la strada sbagliata», ora – sottolinea Berners-Lee – ci troviamo di fronte a un nuovo bivio: decidere se l’Intelligenza artificiale verrà utilizzata per il progresso collettivo o a scapito della società.
Secondo lo scienziato, è difficile immaginare che i colossi tecnologici rinuncino a profitti miliardari come fece il Cern con il web. Ecco perché propone la creazione di un ente internazionale no-profit, capace di coordinare la ricerca sull’IA al di là degli interessi commerciali.
L’urgenza di una governance globale
L’appello arriva in un contesto segnato dall’allarme della comunità scientifica. Premi Nobel e ricercatori hanno chiesto alle Nazioni Unite di fissare entro il 2026 linee rosse per limitare gli usi pericolosi dell’IA. Intanto i giganti del settore – da Google a Microsoft, da Meta a OpenAI – si preparano a investire oltre 320 miliardi di dollari entro il 2025.
«Non possiamo ripetere l’errore dei social media, inseguendo regole a posteriori – avverte Berners-Lee –. La governance dell’IA è tecnicamente possibile, ma richiede volontà politica».
Un web da restituire agli individui
Per Berners-Lee, la missione è chiara: riportare il web alle sue origini, strumento di collaborazione, creatività e compassione, al di là dei confini culturali e geografici. «Ho regalato il World Wide Web perché pensavo che avrebbe funzionato solo se fosse stato per tutti. Oggi questo è più vero che mai».
Il suo sogno resta visionario ma concreto: creare un modello di governance che restituisca potere agli individui, ridia equilibrio tra tecnologia e società e permetta di riprendersi il web. «Non è troppo tardi», conclude con ottimismo.

