Truffa bancaria, rimborso di 20 mila euro per risparmiatore vittima di spoofing
Un risparmiatore rimasto vittima di una truffa bancaria attraverso phishing ottiene il rimborso di quasi 20 mila euro. Codici: Tribunale condanna la banca al risarcimento
Truffa bancaria e risarcimenti (Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/fidsor-26066389/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=7070718">Fakhruddin Memon</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=7070718">Pixabay</a>)
La truffa bancaria è sofisticata, il risparmiatore è vittima di una complessa frode con la tecnica dello spoofing e il giudice dispone una sentenza favorevole per il correntista, decidendo per il pieno rimborso di 20 mila euro che aveva perso nella frode. Così il caso segnalato e seguito da Codici. Il Tribunale di Milano, spiega l’associazione, ha condannato BBVA a restituire 20mila euro ad un correntista vittima di una sofisticata truffa di spoofing, riconoscendo la responsabilità dell’istituto di credito per le operazioni fraudolente eseguite sul conto corrente del cliente.
Esclusa la colpa grave del consumatore vittima di truffa bancaria
“Una decisione particolarmente rilevante, perché il giudice – afferma Codici – ha escluso la colpa grave del consumatore ed ha evidenziato l’insufficienza delle difese della banca fondate sul semplice utilizzo dei codici OTP”.
Il caso risale a novembre 2023. La vittima riceve un SMS che sembra provenire dalla banca (ma non è così) e poco dopo viene contattato telefonicamente da un sedicente operatore bancario che informa di presunti movimenti sospetti sul conto. Convinto di parlare con un interlocutore autentico, anche perché il numero appariva riconducibile all’istituto e le comunicazioni risultavano perfettamente credibili, il correntista segue le indicazioni ricevute nel tentativo di bloccare le operazioni fraudolente. In realtà, i codici OTP inseriti vengono usati dai cybercriminali per autorizzare due bonifici da 10mila euro ciascuno.
“La sentenza – spiega il segretario nazionale Codici Ivano Giacomelli – è molto importante perché chiarisce un principio fondamentale: il semplice utilizzo dei codici OTP non significa automaticamente che l’operazione sia stata autorizzata in modo libero e consapevole dal cliente. Il giudice ha accertato che il consumatore era stato vittima di una sofisticata attività di spoofing ed ha escluso qualsiasi colpa grave a suo carico. È stata inoltre evidenziata l’insufficienza delle misure adottate dalla banca e la mancata dimostrazione di un comportamento negligente del correntista”.
Truffe sempre più sofisticate
L’azione legale ha permesso di ottenere il rimborso integrale delle somme sottratte nella truffa bancaria, insieme agli interessi e alle spese legali. Nella decisione inoltre il Tribunale ha sottolineato, aggiunge Codici, che le informative antifrode pubblicate dagli istituti di credito non bastano a escludere la responsabilità della banca, soprattutto in presenza di truffe sempre più sofisticate e credibili. Il giudice ha inoltre evidenziato come il cliente si fosse attivato tempestivamente per segnalare la frode e disconoscere le operazioni.
“Questa sentenza conferma quanto sia fondamentale l’assistenza specializzata ai consumatori vittime di truffe bancarie – afferma Marina Peretto, avvocato di Codici che ha seguito il caso – Molto spesso chi subisce queste frodi si sente colpevole oppure rinuncia ad agire perché convinto che la presenza dell’OTP renda impossibile ottenere un rimborso. Non è così. Le banche hanno precisi obblighi di sicurezza e devono dimostrare l’eventuale colpa grave del cliente, che non può essere presunta automaticamente. Come associazione continuiamo a seguire ogni giorno casi di spoofing, phishing e vishing, fornendo supporto legale ai risparmiatori per contrastare comportamenti illegittimi e garantire una tutela effettiva contro i cybercriminali”.
