Montagna, Legambiente: nel 2026 sulle Alpi 19 bandiere verdi

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Legambiente assegna le sue bandiere verdi e nere. Nel 2026 sulle Alpi sventolano 19 bandiere verdi, simbolo di una montagna dove le comunità puntano sulla sostenibilità

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Montagna, Legambiente: sulle Alpi 19 bandiere verdi nel 2026 (Credit Legambiente 2026)

Bandiere verdi e bandiere nere come due modi diversi di vivere la montagna e pensare il suo sviluppo. Da un lato, i progetti che valorizzano sostenibilità, cura dei luoghi, tutela degli ecosistemi. Dall’altro i modelli di sviluppo che sfruttano la montagna in modo poco sostenibile. Con questa bussola, Legambiente ha assegnato oggi ai territori dell’arco alpino le sue bandiere verdi e nere.

Le bandiere verdi che premiano l’arco alpino

Nel 2026 sono dunque 19 le bandiere verdi di Legambiente che sventolano sull’arco alpino, in linea con il trend dello scorso anno. Ad accomunarle è quella montagna dove le comunità montane generano “valore territoriale” puntando su sostenibilità e relazioni.

È questo il filo rosso che caratterizza le realtà (tra associazioni, comuni, cooperative, enti universitari e cittadini) premiate oggi a Rovereto (TN), presso l’Urban Center, da Legambiente nel corso del X Summit nazionale delle Bandiere Verdi e che sono in prima linea nella cura dei beni comuni, nella rigenerazione dei territori, nel puntare su economie locali, turismo dolce, territorio, studio e conoscenza.

Quest’anno la regina dei vessilli green d’alta quota è il Friuli-Venezia Giulia con 5 bandiere verdi, seguita dal Trentino-Alto Adige (4), Piemonte (3), Lombardia (3), Valle D’Aosta (2) e Veneto (2).

Tutte, con i loro premiati, raccontano un nuovo modo di vivere e fruire la montagna che cerca di rispondere anche al problema della crisi climatica e dello spopolamento abitativo montano. Le categorie delle bandiere verdi premiano “Comunità e rigenerazione dei territori”, “Conoscenza e ricerca” (le due categorie con più bandiere verdi premiate, ben sei a testa) seguite dalle categorie su “Cura dell’acqua e degli ecosistemi” ed “Economie e filiere locali”, con cinque bandiere verdi a testa, e “turismo e abitare” con quattro vessilli green.

Fra le molteplici storie premiate, ci sono quelle di rigenerazione montana e quelle che tutelano i fiumi (la Dora Baltea), quelle che promuovono l’inserimento lavorativo di persone con fragilità (“I Love Val Brembana”) e il Sentiero delle Dolomiti in miniatura. Due storie si legano anche all’anno internazionale dei pascoli e dei pastori proclamato per il 2026 dall’ONU. In provincia di Trento il progetto “Bollait” (gente della lana) dà nuova vita alla lana del Lagorai creando una filiera etica e locale, unendo donne, pastori e artigiane in un progetto che cura il territorio, tradizioni e futuro sostenibile. In Valle D’Aosta, a Valgrisenche (AO), la cooperativa femminile artigianale Les Tisserands rinnova da oltre 55 anni la tessitura del Drap, valorizzando la lana locale, ossia quella della pecora Rosset, autoctona valdostana, la cui salvaguardia è sostenuta in collaborazione con allevatori locali, rafforzando tradizione, innovazione e sostenibilità.

Tra le premiate anche due Università: quella di Torino e Trento rispettivamente impegnate nello studio dell’ermellino come indicatore della crisi climatica e nella governance del territorio con un corso, primo in Italia, di “Antropologia culturale dei domini collettivi e dei territori” promosso insieme a Slow Food Trentino-Alto-Adige e aperto a tutti gli studenti e le studentesse dell’Ateneo.

Le bandiere nere: una a Cortina

Quest’anno Legambiente ha poi assegnato sette bandiere nere per ribadire che ancora troppo spesso si usufruisce della montagna in un modo poco sostenibile. Tre i vessilli neri che sventolano in Trentino-Alto-Adige, due in Friuli-Venezia-Giulia, uno in Piemonte e uno in Veneto.

Tra questi, si segnala, quello dato al comune di Cortina (BL) per la nuova pista da Bob e la Cabinovia Apollonio – Socrepes legate alle Olimpiadi invernali 2026, dato che sono state ignorate alternative sostenibili e i rischi di dissesto idrogeologico.

“Due visioni opposte di sviluppo”

“Le Bandiere Verdi e Nere 2026 raccontano una montagna attraversata da due visioni opposte di sviluppo – dichiara Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente – Da una parte ci sono comunità che costruiscono valore territoriale attraverso cura dei luoghi, economie locali, relazioni sociali, tutela degli ecosistemi e nuove forme di abitare. Dall’altra persistono modelli intensivi fondati su grandi opere, consumo di suolo e sfruttamento delle risorse. Con questo evento vogliamo affermare che lo sviluppo della montagna non può più essere misurato soltanto attraverso il PIL. La vera ricchezza si misura anche nella capacità di generare coesione sociale, qualità ambientale e resilienza. Le oltre 300 esperienze premiate in questi anni dimostrano che esiste già una montagna che costruisce futuro e rafforza il legame di metromontagna tra territori alpini e città. È questa la montagna che, spesso controvento, vogliamo rendere visibile e rafforzare.”

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