Whistleblowing, più canali ma tutele ancora fragili
I rapporti di Transparency International Italia e Libera sul whislteblowing fotografano un sistema in crescita, ma chi segnala illeciti continua a esporsi a rischi elevati
Si è celebrato ieri il World Whistleblower Day, la giornata internazionale dedicata alla tutela di chi segnala illeciti nell’interesse pubblico. Un’occasione per fare il punto sullo stato del whistleblowing in Italia attraverso due importanti rapporti presentati da Transparency International Italia e da Libera, che restituiscono un quadro in chiaroscuro: da una parte il consolidamento degli strumenti normativi e organizzativi, dall’altra la persistenza di ostacoli che rendono ancora difficile e rischioso denunciare fenomeni di corruzione, irregolarità e abusi.
Il whistleblowing cresce nelle organizzazioni
Secondo il Report Whistleblowing 2025 di Transparency International Italia, il sistema italiano ha compiuto significativi passi avanti a quasi tre anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo 24 del 2023, che ha recepito la direttiva europea in materia.
Enti pubblici e aziende private hanno rafforzato i canali di segnalazione, migliorato le procedure interne e sviluppato una maggiore consapevolezza degli obblighi previsti dalla normativa. L’attività di monitoraggio e supporto svolta dall’organizzazione evidenzia come il whistleblowing sia ormai una pratica più diffusa e strutturata rispetto al passato.
La sfida, però, non riguarda più soltanto la predisposizione di piattaforme e procedure. Il nodo centrale è la capacità del sistema di proteggere concretamente i segnalanti quando le denunce non vengono gestite correttamente o quando chi segnala subisce discriminazioni, ritorsioni o conseguenze professionali.
I primi segnali dalla giurisprudenza
Tra gli elementi positivi emerge l’evoluzione della giurisprudenza. Le più recenti decisioni giudiziarie iniziano infatti a valorizzare alcuni principi cardine della disciplina, come l’inversione dell’onere della prova nei casi di ritorsione e il diritto al risarcimento dei danni subiti dai whistleblower.
Si tratta di sviluppi importanti che contribuiscono a rendere più effettive le tutele previste dalla legge. Tuttavia, il numero ancora limitato di sentenze e di provvedimenti dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) dimostra che il sistema è ancora in una fase iniziale di consolidamento.
Permangono inoltre criticità legate alla frammentazione delle normative nei cosiddetti settori speciali, dove regole differenti continuano a generare incertezze applicative e livelli di protezione non uniformi.
Nasce la Casa dei Whistleblower
Per rafforzare il sostegno diretto alle persone che decidono di denunciare illeciti, Transparency International Italia ha annunciato la nascita della “Casa dei Whistleblower”, uno spazio di orientamento e supporto pensato per accompagnare chi si trova ad affrontare la difficile scelta della segnalazione.
L’obiettivo è offrire informazioni sui diritti, sulle tutele previste dalla legge ma anche sui rischi e sulle responsabilità connesse a questo percorso, affinché ogni decisione possa essere presa in modo consapevole.
«L’obiettivo della Casa dei Whistleblower è contribuire alla costruzione di un sistema in cui segnalare illeciti rappresenti un atto di responsabilità civica riconosciuto, valorizzato e adeguatamente protetto», ha dichiarato Giorgio Fraschini, responsabile del programma Whistleblowing di Transparency International Italia.
Il monitoraggio di Libera: nessun ente è pienamente conforme
In occasione della ricorrenza, Libera ha presentato anche “Whistle Monitor“, il primo rapporto nazionale di monitoraggio civico dedicato all’accessibilità e alla trasparenza dei canali di segnalazione nelle amministrazioni pubbliche.
L’indagine ha coinvolto 434 enti strategici, tra aziende sanitarie, università, regioni, comuni capoluogo e città metropolitane. Il dato più rilevante è che nessuna delle amministrazioni analizzate raggiunge la piena conformità agli standard previsti dalla normativa e dalle linee guida ANAC.
Oltre la metà degli enti presenta un livello di adeguatezza solo parziale, mentre quasi uno su tre evidenzia criticità significative. In circa il 7% dei casi manca addirittura una pagina informativa o un canale dedicato al whistleblowing.
Le criticità ancora aperte
Il monitoraggio evidenzia numerose barriere che possono scoraggiare le segnalazioni. Oltre il 12% degli enti non dispone di una pagina web dedicata, meno della metà indica chiaramente i tempi di risposta e quasi un terzo non pubblica un’informativa specifica sulla privacy.
Particolarmente problematico il tema dell’accessibilità: strumenti adeguati per le persone con disabilità sono presenti in appena il 12,6% delle pagine analizzate. Persistono inoltre modalità di segnalazione che possono compromettere la riservatezza, come l’utilizzo di e-mail ordinarie o procedure cartacee.
Dall’analisi territoriale emerge una forte differenza tra le diverse aree del Paese. L’Emilia-Romagna risulta la regione più avanzata, mentre le maggiori criticità si concentrano in Sicilia, Abruzzo e Calabria.
La fotografia che emerge dai due rapporti conferma dunque che il whistleblowing in Italia è entrato in una fase di maturazione. Ma perché la segnalazione di un illecito diventi davvero uno strumento efficace di prevenzione della corruzione, occorre ancora rafforzare le garanzie per chi sceglie di esporsi in difesa dell’interesse pubblico.
