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https://pixabay.com/it/illustrations/whatsapp-iphone-homescreen-ios-2105015/ (Foto Pixabay)

L’integrazione di Meta AI su WhatsApp è critica per la tutela della privacy, perché il servizio di intelligenza artificiale è stato inserito nell’app senza richiesta o consenso esplicito degli utenti, e più in generale torna a porre problemi di autodeterminazione, profilazione, rispetto dei diritti digitali e della liberà di scelta dei cittadini. È questo il tenore dei commenti che arrivano dalle associazioni dei consumatori davanti alla mossa dell’Antitrust, che ha avviato un’istruttoria su Meta per la sua decisione di pre-installare (da marzo 2025) il proprio servizio di intelligenza artificiale Meta AI su WhatsApp.

Codacons: il consenso non può essere presunto né imposto per default

Il Codacons ribadisce di aver inviato un esposto all’Antitrust già all’indomani della comparsa dell’icona circolare di Meta AI sul servizio di messaggistica. Il tema era appunto l’arrivo di questa nuova funzionalità, non richiesta e non disattivabile da parte dell’utente.

“La condotta posta in essere da Meta Platforms nella gestione dell’integrazione forzata di Meta AI all’interno dell’app WhatsApp apparirebbe lesiva di una pluralità di disposizioni normative europee e nazionali – si leggeva nell’esposto – Non parrebbe esservi, infatti, alcun consenso preventivo, esplicito e libero, come richiesto anche dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, la quale ha più volte ribadito che il consenso non può essere presunto né imposto per default. La condotta posta in essere da Meta si configurerebbe inoltre come una possibile pratica commerciale scorretta vietata dal Codice del Consumo, in quanto l’imposizione unilaterale di una funzione potenzialmente invasiva si presenterebbe come “miglioramento” del servizio, quando in realtà risulterebbe essere volta a raccogliere dati e a fidelizzare l’utente attraverso tecniche persuasive, tanto da arrivare a falsare in modo rilevante il comportamento economico del consumatore medio”.

Meta AI e libertà di scelta

È un problema di scelta e non solo, perché ci sono più livelli di criticità. Per Martina Donini, presidente nazionale Udicon (Unione per la Difesa dei Consumatori), «un colosso come Meta non può integrare un servizio di AI su WhatsApp senza che gli utenti lo abbiano espressamente richiesto, sfruttando una posizione dominante per indirizzare le scelte dei consumatori».

«Ci sono – prosegue Donini – due livelli di preoccupazione: da un lato le modalità con cui Meta impone l’uso della propria AI, integrandola nell’app e rendendola molto visibile all’utente; dall’altro, l’accumulo di dati e interazioni che rischia di generare una vera e propria dipendenza dagli algoritmi dell’azienda, riducendo la concorrenza e limitando la libertà di scelta dell’utente».

Per Udicon «è in gioco la libertà di scelta dei consumatori, messa a rischio da ecosistemi digitali sempre più chiusi, dove i grandi player tentano di avviluppare gli utenti in una rete di servizi proprietari, rendendo difficile ogni alternativa. Ora è fondamentale che le istituzioni europee e nazionali vigilino affinché i diritti non vengano sacrificati in nome dello sviluppo tecnologico».

Meta AI, i dati personali e la tutela della privacy

Anche per Federconsumatori il rischio dell’integrazione di Meta AI su WhatsApp senza consenso né richiesta, con gli utenti che scelgono questo servizio e vi rimangono bloccati solo perché automaticamente disponibile e non per scelta o comparazione fra più servizi, non riguarda solo il mercato “ma anche la libertà stessa degli utenti, dal momento che sappiamo come tali strumenti comportino forme di profilazione sempre più pervasive e difficili da controllare, compromettendo il diritto alla privacy, all’autodeterminazione informativa e alla gestione consapevole dei propri dati”.

Federconsumatori spiega che “integrare in maniera automatica e incontrollata un sistema di AI all’interno di uno dei più diffusi canali di messaggistica, significa devolvere dati personali, conversazioni, preferenze, persino atteggiamenti e sentimenti alla piattaforma in oggetto, mettendoli al servizio dell’addestramento di tale strumento e dello sfruttamento a fini commerciali, politici, sociali. Preoccupati da tale evoluzione, non possiamo che augurarci che l’istruttoria dell’AGCM faccia piena luce su una condotta che, se confermata, rischia di compromettere i principi di correttezza, pluralismo tecnologico e libertà degli utenti”.

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