Greenpeace: addio al pesce azzurro

Presto le nostre tavole diranno addio al pesce azzurro. Sembra essere questo il destino di acciughe e sardine almeno stando a quanto si legge nel Rapporto Greenpeace, “Blu gold in Italy”, focalizzata su Chioggia che, insieme al vicino porto di Pila di Porto Tolle, è uno dei porti più importanti in Italia e tra i primi in Mediterraneo per la pesca di pesce azzurro, con una notevole quota della produzione nazionale immessa sul mercato italiano ma anche, in parte, esportata.

Il Rapporto punta il dito anche verso il Governo che “nel corso degli anni ha di fatto promosso un incremento della pressione di pesca su queste popolazioni permettendo un aumento del numero delle imbarcazioni autorizzate, e della stazza delle stesse, anche grazie all’artificio delle licenze di “pesca sperimentale” che di sperimentale non avevano nulla”.

Ciò, fanno sapere da Greenpeace, “ha messo a rischio la salvaguardia dei popolamenti ittici e la redditività del settore, mentre il sovra sfruttamento di alici e sardine  ha innescato un circolo vizioso: la diminuzione del prodotto ha causato un aumento dei prezzi di mercato stimolando l’incremento della pressione di pesca”.  Ma questo problema non si registra solo a Chioggia. Anche in Sicilia Occidentale  dove pure operano “volanti a coppia”  che, secondo l’Organizzazione dei Produttori della Pesca della Sicilia Occidentale, godono di un’autorizzazione sperimentale rinnovata ormai da 20 anni  pescando praticamente tutto l’anno acciughe sotto taglia e compromettendo quindi la capacità riproduttiva della specie.

Greenpeace ha documentato anche il rigetto in mare di acciughe e sardine, soprattutto durante il periodo estivo quando il prezzo di mercato delle specie non è conveniente. 

“Problemi come questi non sono limitati all’Italia e devono essere risolti dalla riforma, in corso, della politica comune della pesca. Per questo Greenpeace chiede ai governi dell’UE e al Parlamento Europeo di concordare nuove leggi per arrivare a una pesca sostenibile. – afferma Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace – In particolare, è urgente che la Commissione chiarisca qual è il ruolo della “pesca sperimentale” nel nostro e negli altri Paesi comunitari, perché si tratta di un vero e proprio “sommerso” delle attività di pesca, che mina ogni piano di recupero degli stock”.

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