È sempre più un mare di plastica. Nelle acque, sui litorali, rifiuti in plastica sono presenti in quantità allarmanti. Sulle spiagge italiane si stime ormai la presenza di almeno cento milioni di cotton fioc. Oltre 80% dei rifiuti raccolti sono plastiche che minacciano l’ecosistema e la salute umana. Spesso sono microplastiche, con dimensioni inferiori a 5 mm, che non vengono trattenute dagli impianti di depurazione. Nel Mar Mediterraneo un rapporto UE del 2015 stima oltre 100mila pezzi di plastica per kmq. L’emergenza sulla plastica in mare, ma anche la possibilità di dar vita a una gestione sostenibile della plastica, che preveda recupero, trattamento e riciclo, sono al centro dell’attenzione dell’Enea.

Secondo studi Enea, oltre l’80% dei rifiuti raccolti sulle spiagge italiane è rappresentato da plastiche che minacciano l’ecosistema e la salute dell’uomo. Sotto la lente d’ingrandimento dell’Agenzia anche le fonti d’inquinamento da microplastiche. “I frammenti, prodotti dalla degradazione delle plastiche, rappresentano il 46% degli “oggetti” rinvenuti lungo le spiagge italiane, dove è stata stimata la presenza di almeno 100 milioni di cotton fioc. In alcune località sono stati rinvenuti fino a 18 oggetti di plastica per metro quadro”. Questi alcuni dei risultati dell’attività di ricerca che l’Enea ha presentato nell’ambito del worskhop “Marine litter: da emergenza ambientale a potenziale risorsa”, organizzato dall’Agenzia in collaborazione con Accademia dei Lincei e Forum Plinianum, per fare il punto sulle attività scientifiche per la caratterizzazione e riutilizzo delle plastiche, l’adeguamento della normativa, i programmi di gestione sostenibile e le iniziative intraprese a livello locale.

I numeri sono impressionanti. “Secondo alcuni studi, – dice l’Enea – sono 700mila le microfibre di plastica scaricate in mare da un solo lavaggio di lavatrice e 24 le tonnellate di microplastica provenienti dai prodotti cosmetici di uso quotidiano che ogni giorno riversiamo nei mari europei e che entrano nella catena alimentare”. Prodotti di degradazione delle plastiche sono stati trovati nel fegato delle spigole, mentre nello stomaco di alcuni esemplari di pesce spada sono stati trovati rifiuti che riflettono la tipologia di tutte le plastiche presenti in mare.

Per il ricercatore Enea Loris Pietrelli del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, “la presenza delle plastiche in mare è in larga parte dovuta a una scorretta gestione dei rifiuti solidi urbani, alla mancata o insufficiente depurazione dei reflui urbani, a comportamenti individuali quotidiani inconsapevoli. Così facendo il rischio di trasformare i nostri mari in discariche è molto elevato. Secondo alcune ipotesi, entro il 2050 nel mare avremo più plastica che pesci”.

La maggior parte della plastica rinvenuta in spiaggia e in mare è rappresentata da polimeri termoplastici come polietilene e polipropilene, “materiali riciclabili in nuovi oggetti commercializzabili, da rifiuto a risorsa economica”. Insomma, riciclare si può e una gestione sostenibile dei materiali plastici è possibile.  “I materiali polimerici, comunemente detti plastiche, costituiscono la maggior parte degli oggetti che quotidianamente utilizziamo. Tuttavia l’inquinamento da plastiche non è dovuto esclusivamente all’estrema resistenza dei polimeri ma al modo in cui è gestito il loro ciclo di vita – dice Loris Pietrelli – È una questione che coinvolge tutte le fasi dalla produzione dei materiali, allo sviluppo degli oggetti, fino al loro utilizzo e smaltimento, comprendendo usi e costumi della nostra società. Non è più accettabile che si utilizzino alcuni oggetti per il solo tempo necessario a bere una bevanda”.

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