8 marzo, Eurostat: donne rischiano povertà più degli uomini

Le differenze di genere esistono, eccome. Le donne più degli uomini corrono il rischio di soffrire di povertà e di esclusione sociale. E l’Italia ha il triste primato del paese europeo nel quale la differenza è più marcata: in pericolo di indigenza è il 26,3% delle donne contro il 22,6% degli uomini. Le differenze, neanche a dirlo, sono forti anche nel tasso di occupazione, che vede le donne “rimontare” posizioni solo quando aumenta il livello di istruzione.

I dati dell’Indagine Eurostat pubblicata oggi in occasione dell’8 marzo, festa della donna, fotografano una realtà dove ancora è lontana la parità di genere. Basti pensare al rischio di finire in condizioni di povertà. In tutti gli stati dell’Europa a 27, fra le donne è più alto il rischio di povertà o di esclusione sociale rispetto agli uomini. Nel 2010, evidenzia Eurostat, c’erano 62 milioni di donne (pari al 24,5% del totale di tutte le donne) e 54 milioni di uomini (22,3% del totale) a rischio di povertà o di esclusione sociale. La proporzione di donne che si trovano in queste condizioni è superiore a quella degli uomini in tutti gli Stati considerati da Eurostat.

Ma le differenze più marcate fra donne e uomini si registrano in Italia, dove il gap di genere è superiore a quello medio europeo – nel Belpaese è a rischio di povertà o di esclusione sociale il 26,3% delle donne contro il 22,6% degli uomini – seguita dall’Austria (rispettivamente 18.4% e 14.7%) e dalla Slovenia (20.1% and 16.5%). Le differenze minori ci sono invece in Estonia, Lettonia, Lituania e Ungheria, dove il gap percentuale è sempre inferiore a un punto.

Differenze marcate e pesanti ci sono anche in relazione al tasso di occupazione, dove le differenze fra uomini e donne si riducono solo quando aumenta il livello di istruzione. Il tasso di occupazione nell’Europa a 27 è pari al 63,8% fra le donne (dai 25 ai 64 anni) contro il 77,5% degli uomini, un gap del 13,7%. Per chi ha un basso livello di istruzione, in Europa l’occupazione è pari al 43,3% fra le donne e al 65,2% fra gli uomini, con una differenza pari al 21,9%; per un’istruzione media, il tasso di occupazione è del 66,6% fra le donne e del 79,1% fra gli uomini, con una differenza del 12,5% che si riduce al 6,8% se i livelli di istruzione sono elevati. In questo caso, il tasso di occupazione è pari all’80,6% fra le donne e all’87,4% fra gli uomini. L’andamento è simile in tutti gli Stati.

In Italia in particolare, le percentuali di occupazione sono del 51.4% fra le donne e del 75.8% fra gli uomini. Questo il dato generale, che va poi scorporato per livello di istruzione. Emerge che con un basso livello di istruzione, in Italia  il tasso di occupazione è del 32.5% fra le donne e del 68% fra gli uomini, con una differenza di ben il 35,5%; il gap si riduce solo per livelli elevati di istruzione (il tasso di occupazione diventa del 73.6% fra le donne e dell’84.2% fra gli uomini), mentre per coloro che hanno una istruzione media la differenza nell’occupazione è ancora del 20% circa fra donne e uomini.

L’indagine Eurostat prende in considerazione anche l’andamento degli acquisti online: in rete le donne preferiscono acquistare abiti, gli uomini si rivolgono soprattutto all’elettronica. L’acquisto online è un fenomeno di proporzioni crescenti ma con differenze interessanti nella composizione di beni e servizi acquistati su internet da uomini e donne. Fra gli acquirenti online, nel 2011 era più comune fra le donne l’acquisto di abiti (58% di acquirenti femminili contro il 45% di maschi) e di cibo (17% contro 13%, mentre per gli uomini è più comune acquistare apparecchiature elettroniche. Nessuna differenza, invece, per prenotazioni di biglietti e di vacanze.

 

a cura di Sabrina Bergamini

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