Aviaria, colpiti 3 allevamenti: inizia la conta dei danni

Gli allarmi alimentari non vanno in vacanza. E lo dimostra l’allerta sull’aviaria, scoppiato prima di Ferragosto in un allevamento avicolo a Ostellato in provincia di Ferrara. Individuati altri due focolai: l’ultimo in un allevamento di 18.000 tacchini a Portomaggiore, sempre nel Ferrarese.

Tra i tacchini c’era un tasso anomalo di mortalità e sono partiti i controlli dell’Istituto zooprofilattico e del Centro nazionale di riferimento per l’influenza aviaria di Padova, che ha confermato la presenza del virus. Tutti gli animali saranno abbattuti.

Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, le autorità sanitarie della regione Emilia-Romagna confermano che non ci sono rischi derivanti dal consumo di carni (tacchino e pollo) e di uova, anche crude, né nell’uomo né in cani e gatti. Intanto nei giorni scorsi sono state adottate nelle aree di restrizione misure per la messa in sicurezza del settore delle uova al fine di assicurarne la tracciabilità durante la produzione, la raccolta e la distribuzione.

Si è deciso, anche, di limitare la movimentazione di alcune categorie di volatili vivi e di uova da consumo, a esclusione delle uova destinate alla distribuzione finale, in uscita da tutto il territorio della Regione Emilia-Romagna verso la restante parte del territorio nazionale e comunitario. Oggi la Commissione europea, nell’ambito di una riunione degli Stati Membri,  ratificherà le misure intraprese da parte delle autorità sanitarie italiane.

Le misure di prevenzione si allargano anche al Veneto, dove è cominciato l’abbattimento di 220mila galline a Occhiobello (Rovigo) della società agricola Morgante, che fa parte della stessa filiera del gruppo Eurovo, cui appartengono gli avvelenamenti dei primi due focolai. Gli animali vengono abbattuti nonostante l’esito negativo delle indagini sierologiche e virologiche. L’abbattimento in via precauzionale di volatili anche sani rientra nelle misure di prevenzione disposte dal Ministero della Salute e dalla Regione Veneto.

Per evitare la diffusione dell’aviaria che ha colpito tre allevamenti, tutte le uova prodotte in Emilia-Romagna sono vincolate al confezionamento nella regione per ridurre al massimo il contatto con altri animali, gli unici a rischiare il contagio. Per le carni avicole c’è il vincolo di macellazione in loco. Per la produzione dei due allevamenti di galline ovaiole colpiti (Ostellato e Mordano, con oltre 700mila galline abbattute) è in corso il ritiro dal mercato per la distruzione: sono diversi milioni di uova prodotte dall’inizio di agosto.

Per prevenire la diffusione del virus, la raccomandazione è che in caso si sospetti la comparsa della malattia (ad esempio per la morte improvvisa di diversi animali) si contatti il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di riferimento. È stato ribadito di nuovo che anche per prodotti d’allevamento «non c’è nessun pericolo che possa derivare dal consumo di carni avicole e di uova, e che il ritiro di quest’ultime è stato disposto esclusivamente come misure di estrema cautela in quanto potenzialmente venute a contatto con il virus. L’eventuale contaminazione non è pericolosa per il consumatore, bensì per il possibile contatto delle uova o dei relativi scarti (gusci) con altri volatili».

“Occorre evitare psicosi ingiustificate che nel passato hanno danneggiato pesantemente un settore produttivo importante per l’economia e l’occupazione” afferma la Coldiretti nel sottolineare che il nuovo caso di influenza aviaria è stato individuato proprio grazie alle misure precauzionali. Intanto a Bologna c’è stato un vertice per fare il punto dei possibili danni economici al comparto avicolo dell’Emilia-Romagna, che produce intorno al 15% degli oltre 12 miliardi annui di uova da consumo italiane.

Per quanto riguarda i primi due allevamenti colpiti, Eurovo ipotizza che si possano terminare «entro circa 30 giorni» le operazioni di sanificazione e ripristino delle attività che coinvolgono 120 lavoratori. Operazioni da terminare comunque «nel più breve tempo possibile, per permettere la ripresa» sia nell’allevamento di Mordano (in batteria) che in quello di Ostellato (all’aperto e a terra).

2 Commenti a “Aviaria, colpiti 3 allevamenti: inizia la conta dei danni”

  1. GIUSEPPE FRANZINI ha detto:

    PERLOMENO STRANO, VISTA LA STAGIONE , UNA EPIDEMIA DI AVIARIA, CIRCOLAVANO STARNE VOCI SOTTO LE FESTE DI NATALE CIRCA LA IMPORTAZIONE DI UOVA DALL’ESTERO. A PENSAR MALE NON SI SBAGLIA MAI . A CHI DI DOVERE LE EVENTUALI APPROFONDITE INDAGINI. CONCORDO CON IL FATTO CHE A RIMETTERCI SONO SEMPRE I PESCI PICCOLI, QUELLI CHE LAVORANO , MA QUESTA E’ LA NOSTRA BENEAMATA ITALIA.

  2. maurizio cordioli ha detto:

    Va precisato che la conta dei danni che verrà fatta sarà comunque relativa perchè non prende in oggetto il danno maggiore: quello delle aziende che operano nell’ambito di mercati e fiere con il commercio di avicoli vivi.
    Le operazioni di prevenzione dell’influenza aviare comprendono anche il blocco di questi eventi in tutta l’Emilia Romagna, impedendo a tante aziende emiliane e di regioni limitrofe (che sono dichiarate sane con prelievi del sangue obbligatori settimanali) di svolgere il proprio lavoro.
    A differenza degli allevamenti colpiti da influenza aviare, che vengono completamente rimborsati e quindi non possono dichiarare di aver avuto danni effettivi, le aziende che lavorano nelle fiere della regione non vengono minimamente supportate e si trovano ad avere grosse perdite sia per la mancanza di introito (dovuto alla mancata vendita) sia per le spese di gestione degli avicoli invenduti che rimangono nelle aziende stesse.
    Un danno di proporzioni sempre maggiori che sta portando alla chiusura di tante aziende, soprattutto a conduzione familiare, che da decenni operano in questo settore con diligenza e attenzione alle norme sanitarie; mentre la filiera industriale, che non segue di certo le stesse norme ristrettive, è libera di continuare il proprio decorso, come in questo caso, senza danneggiamenti.
    Anche perchè la filiera industriale, quando viene colpita dall’influenza aviare, incrementa le importazioni di uova e carni dall’estero, che costano indubbiamente meno e che non sono garantite a livello sanitario: quindi riescono non solo a non avere danni (grazie ai rimborsi), ma ad ottenere anche un guadagno (grazie alle importazioni), mentre la filiera rurale viene lentamente e inutilmente soffocata.