Liberalizzazioni, Antitrust scrive al Governo

Il processo di liberalizzazione in Italia ha avuto rapide accelerazioni durante il Governo Monti, ma molto resta ancora da fare: le liberalizzazioni sono un work in progress e vanno attuate perché sono fondamentali alla crescita del paese e al benessere dei consumatori. Bisogna ripensare l’attuale assetto del federalismo per uscire dal gioco dei veti incrociati. E’ quanto scrive l’Antitrust nella segnalazione inviata al Governo, come annunciato ieri dal Presidente dell’Autorità Giovanni Pitruzzella in un’intervista all’Huff Post.

Si tratta di un documento di 88 pagine con le proposte di riforma concorrenziale, richieste dal Governo per predisporre in anticipo il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza. Pitruzzella non se l’è fatto chiedere due volte ed ha fotografato nel dettaglio lo stato dell’arte dei singoli settori, individuando i punti critici e i “nodi gordiani” che rendono l’amministrazione incompatibile con le esigenze del mercato.

Di qui partono una serie di proposte per tagliare questi nodi e liberare alcune risorse intrappolate. Ce n’é una (almeno) per ogni settore: dai trasporti ai servizi pubblici locali, dalle telecomunicazioni alle banche, dall’energia alle poste, dalla sanità alle professioni, per finire alla tutela del consumatore in senso specifico.

Ogni settore ha ancora spazi per ulteriori aperture dei mercati e per misure proconcorrenziali. Alcuni principi sono trasversali (quindi basta introdurli per avere effetti in diversi settori). Ad esempio, le tariffe devono essere orientate al recupero di efficienza, piuttosto che all’inflazione, in base a meccanismi di price-cap.

Rispetto ai servizi svolti in concessione, l’Antitrust chiede la riduzione della durata delle concessioni, commisurata ai tempi di rientro dell’investimento: una volta scadute vanno riaffidate con procedure di gara trasparenti e competitive.

Nei trasporti va resa operativa, senza indugi, l’Autorità di settore (l’Antitrust lo ha chiesto già altre volte). In generale, nei servizi occorre coniugare l’esigenza dell’equilibrio economico del gestore del servizio pubblico con l’ingresso di altri operatori, istituendo una royalty a carico di questi ultimi: verrebbe così garantito l’ingresso dei concorrenti nei settori più profittevoli senza ricadute negative sui conti del gestore pubblico. Tale contributo andrebbe versato all’ente che sussidia l’attività di servizio universale.

Rispetto alla tutela del consumatore, l’Autorità auspica un rapido recepimento nell’ordinamento nazionale, anche in anticipo rispetto alla scadenza del 13 dicembre 2013, della Direttiva n. 2011/83/UE del Parlamento e del Consiglio, sui diritti dei consumatori, che prevede l’introduzione in tutti gli Stati membri di una disciplina comune in materia di contratti a distanza e di contratti negoziati fuori dei locali commerciali; questo rafforza le garanzie a favore dei consumatori in termini di scelte di acquisto pienamente consapevoli, recuperando il deficit di fiducia che contribuisce in misura non secondaria all’attuale processo di contrazione e di differimento dei consumi.

L’Autorità intende dare nuovo impulso al programma di clemenza per combattere i cartelli segreti tra imprese e chiede correttivi normativi per incentivare i soggetti a denunciarli: si tratta di uno strumento importante perché la prassi indica che le intese si annidano soprattutto nella gare pubbliche. Riuscire a sconfiggerle può dare un contributo fondamentale alla riduzione della spesa pubblica.

Di proposte ce ne sono ancora tante nella segnalazione dell’Antitrust, ma è fondamentale che accanto ad interventi di questo tipo ci siano istituzioni efficienti e veloci, che diano certezza dei tempi a chi vuole investire nel nostro Paese; in primis una pubblica amministrazione orientata al servizio delle imprese e dei cittadini e una riforma della giustizia sulla scia di quanto efficacemente avviato negli ultimi mesi dal dicastero competente.

E’ necessario, infine, rafforzare da subito i poteri sostitutivi dello Stato e delle Regioni per evitare l’inerzia degli Enti locali. In caso di mancato intervento delle Regioni sui Comuni sarà lo Stato a dovere assumere le determinazioni necessarie.

 

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