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Censis, Media 2025: tra saturazione digitale e nuove abitudini dell’informazione

Il 21° Rapporto Censis sulla comunicazione 2025 restituisce l’immagine di un ecosistema dei media entrato in una fase di equilibrio instabile: non più dominato da grandi cambiamenti quantitativi, ma da trasformazioni profonde nei modi di consumo, nelle fonti di informazione e nel rapporto tra utenti e contenuti.

La fotografia scattata dal 21° Rapporto Censis sulla comunicazione nel 2025 racconta un’Italia sempre più connessa, ma ormai lontana dall’idea di una rivoluzione digitale ancora in corso. I dati mostrano infatti un sistema mediatico che, nel complesso, si stabilizza: la televisione continua a essere il mezzo più utilizzato, internet ha raggiunto livelli di diffusione quasi totali e lo smartphone è diventato lo strumento centrale della vita quotidiana.

Ma dietro questa apparente stabilità si muove un cambiamento più sottile e strutturale. La televisione tradizionale arretra, la carta stampata continua a perdere terreno, mentre crescono le forme di fruizione digitale e mobile. Allo stesso tempo, gli italiani non si limitano più a consumare informazione: la selezionano, la verificano, la confrontano e spesso la mettono in discussione.

Il risultato, afferma il Censis, è un panorama in cui i media non si sostituiscono semplicemente tra loro, ma si sovrappongono, si ibridano e si frammentano. Un ecosistema in cui la crescita lascia il posto alla saturazione e in cui la vera trasformazione non riguarda più gli strumenti, ma il modo in cui le persone li usano.

Televisione: cala il modello tradizionale, cresce lo streaming

Il consumo televisivo complessivo resta alto e coinvolge oltre il 93% degli italiani, ma al suo interno cambiano gli equilibri. La TV tradizionale perde ancora terreno, mentre si rafforza il ruolo delle piattaforme via internet. La web TV supera il 60% degli utenti e la mobile TV cresce ulteriormente, segno di una fruizione sempre più legata alla mobilità e alla connessione continua. La televisione satellitare, invece, resta sostanzialmente stabile.

La radio invece conferma la sua tenuta come mezzo “resistente” nel panorama mediatico. L’autoradio rimane il canale principale di ascolto, ma cresce anche l’utilizzo tramite smartphone. La radio tradizionale continua a mantenere una base solida, mentre le modalità digitali guadagnano lentamente spazio, senza però rivoluzionare gli equilibri complessivi.

Il Censis rileva, inoltre, che l’uso di internet in Italia si avvicina a una soglia di saturazione: la quasi totalità della popolazione è online e anche smartphone e social network mostrano livelli di diffusione ormai consolidati. La crescita rallenta e il sistema digitale sembra aver raggiunto una fase di stabilità più che di espansione.

Stampa in crisi e informazione online in difficoltà

Il comparto della carta stampata, dice il Censis, continua a contrarsi, soprattutto nei quotidiani cartacei, ormai ai minimi storici. Anche i mensili e i settimanali mostrano segnali di debolezza. Sul fronte digitale, i quotidiani online restano stabili ma senza crescita significativa, mentre i siti d’informazione registrano un calo più marcato. Il sistema dell’informazione tradizionale appare quindi sotto pressione su tutti i fronti.

In controtendenza rispetto agli altri media tradizionali, la lettura di libri torna a crescere. Aumenta la quota di italiani che leggono almeno un volume cartaceo, mentre gli e-book restano stabili. Si tratta di un segnale di recupero culturale che interrompe un trend negativo durato anni.

Giovani e social network: primi segnali di rallentamento

Tra i più giovani i social restano centrali, ma emergono primi segnali di flessione. Piattaforme come Instagram e YouTube registrano lievi cali, mentre TikTok si mantiene stabile. Cresce invece il ruolo delle piattaforme di messaggistica e dei servizi di intrattenimento e streaming, come musica e videogiochi, che si affermano come ambienti digitali prioritari.

Le principali fonti di informazione restano i telegiornali, Facebook e i motori di ricerca, ma tutte mostrano segni di rallentamento o stabilità. Cresce l’importanza dei social come canale informativo, soprattutto attraverso contenuti brevi come reel e meme, che dividono l’opinione pubblica tra chi li considera superficiali e chi li ritiene più immediati e accessibili.

Gli italiani mostrano un atteggiamento sempre più attivo nei confronti dell’informazione: verificano le notizie, cercano fonti alternative e confrontano versioni diverse dei fatti. Cresce la diffidenza verso i media più diffusi e aumenta la tendenza a costruirsi percorsi informativi personalizzati, spesso attraverso social e autori di riferimento.

Social detox: tra bisogno di pausa e connessione continua

Una parte significativa della popolazione sente l’esigenza di ridurre l’uso dei social, anche se solo una minoranza lo fa con regolarità. Le motivazioni principali riguardano la distrazione, la dipendenza percepita, il bisogno di tempo offline e la pressione sociale legata al confronto continuo.

Le comunità online rappresentano un fenomeno in crescita come spazio di socialità e identità condivisa. Una parte della popolazione vi partecipa attivamente e molti utenti ne riconoscono un impatto positivo, anche se per la maggioranza si tratta di esperienze limitate o prive di effetti duraturi.

Intelligenza artificiale e informazione: tra diffidenza e apertura

L’idea di informarsi tramite sistemi basati sull’intelligenza artificiale divide gli italiani. Secondo il Rapporto Censis, prevale la diffidenza, legata soprattutto al rischio di disinformazione, ma una quota non trascurabile si dice favorevole, soprattutto se i contenuti fossero supervisionati da esseri umani.

Il quadro che emerge è quello di un ecosistema mediatico maturo, in cui la crescita digitale si è stabilizzata e la trasformazione riguarda più le abitudini che i numeri. Tra crisi dei media tradizionali, nuove forme di informazione e maggiore consapevolezza degli utenti, il sistema dell’informazione entra in una fase di ridefinizione più che di espansione.

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