Resistenza agli antibiotici, allarme globale. Il 18 novembre la giornata europea

“Antibiotici: maneggiare con cura”. Il tema della Settimana mondiale degli antibiotici sottolinea che questi medicinali sono una risorsa preziosa che va preservata. Perché la situazione si sta complicando in tutto il mondo: sta infatti aumentando la resistenza agli antibiotici e questo può avere conseguenze gravissime sulla salute della popolazione. Solo in Italia, secondo i dati della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) ogni anno muoiono fra 5 mila e 7 mila persone a causa dell’antibiotico-resistenza.

sanità resistenza antimicrobiciSecondo alcune stime, l’antibiotico-resistenza potrebbe uccidere una persona ogni tre secondi entro il 2050. Un fenomeno allarmante dunque, che rischia di riportare il mondo indietro, in un’era pre-antibiotica in cui infezioni ora curabili erano invece letali. Di quale fenomeno stiamo parlando? La resistenza agli antibiotici è la capacità dei batteri di contrastare l’azione di uno o più antibiotici. E poiché l’antibiotico-resistenza è in costante aumento e pochi sono i nuovi antibiotici scoperti e usati negli ultimi anni, il problema rappresenta una minaccia crescente per la salute pubblica. Da qui l’importanza della Settimana mondiale degli antibiotici (dal 16 fino al 20 novembre) e della Giornata europea degli antibiotici del 18 novembre.

I dati provenienti dal sistema di sorveglianza, evidenziano dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), “indicano che la resistenza antimicrobica costituisce un problema sanitario crescente in Europa sia negli ospedali che in comunità. La resistenza di Escherichia coli ai principali antibiotici sta aumentando in quasi tutti i paesi europei; E. coli è uno dei principali batteri responsabili di infezioni;  causa infezioni delle vie urinarie ed anche infezioni più gravi”. L’obiettivo ultimo della campagna è quindi quella di fare in modo che tutti, pazienti e medici, facciano scelte consapevoli e che le politica adotti adeguati provvedimenti.

Cosa può fare il pubblico? Di certo usare gli antibiotici solo quando serve e solo per le patologie che possono curare. Se si assumono questi farmaci con troppa frequenza e in modo improprio si rischia di aumentare la resistenza dei batteri agli antibiotici, che all’occorrenza potrebbero invece non funzionare più. Stop dunque all’uso improprio degli antibiotici. Ovvero stop al loro uso quando non serve oppure quando vengono assunti in modo scorretto, ad esempio accorciando la durata del trattamento, riducendo le dosi prescritti, non rispettando la corretta posologia.

C’è poi da tenere d’occhio un altro fenomeno: il consumo di antibiotici negli allevamenti. In Italia è in aumento: secondo l’ultimo Report dell’Agenzia Europea per i Medicinali l’Italia rimane fra i più grandi consumatori di antibiotici negli allevamenti in Unione europea e, seppure c’è stata una flessione dei consumi del 25% fra il 2010 e il 2014, fra il 2013 e il 2014 la tendenza è cambiata e il consumo è aumentato di nuovo. I dati sono diffusi da CIWF, associazione dedita alla protezione degli animali in allevamento, che torna a chiedere con una petizione al Ministero della Salute di attuare con urgenza misure efficaci per monitorare e ridurre i consumi di antibiotici negli allevamenti. “­­Il consumo di antibiotici negli allevamenti italiani è eccezionalmente alto. Il nostro paese resta il terzo più grande utilizzatore di antibiotici in UE e il nostro consumo è ben al di sopra della media dei paesi membri”, dicono dal CIWF denunciando l’uso massiccio di antibiotici in modo “preventivo e routinario”. Sostiene Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus: “È ormai provato che l’uso elevatissimo di antibiotici in zootecnìa ha una pesante responsabilità nell’insorgere del fenomeno dell’antibiotico resistenza che minaccia e colpisce anche gli esseri umani. La zootecnìa intensiva, invece di migliorare le condizioni di benessere animale, unico modo per ridurre l’uso di antimicrobici, continua a servirsene per mantenere lo status quo dell’allevamento intensivo, ovvero milioni di animali tenuti in condizioni pessime e sottoposti a “pratiche” zootecniche incompatibili con i loro limiti fisiologici. Anche in Italia una riduzione dell’utilizzo di antibiotici non può prescindere dal miglioramento delle condizioni di vita degli animali negli allevamenti. Invitiamo i cittadini a unirsi a noi per chiedere al Ministro della Salute di agire in fretta e in modo efficace contro un’emergenza che potrebbe provocare fra pochi anni più morti del cancro e che già causa 7000 morti ogni anno nel nostro paese. Il Ministero della Salute deve anteporre la salute dei cittadini agli interessi della zootecnìa intensiva.”

 

@sabrybergamini

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