Intelligenza artificiale, medicina di precisione, finanziabilità, risparmio e gamification (ludicizzazione dei servizi): sono i temi di S@lute, il Forum dell’Innovazione per la Salute, quest’anno alla sua seconda edizione. Tre giorni (10-12 novembre) di dibattiti, talk show e laboratori sulla sanità del futuro, nella cornice di Palazzo Lombardia, a Milano. Si tratta di uno dei maggiori eventi dedicati alla trasformazione in chiave innovativa del sistema sanitario, realizzato in collaborazione con Regione Lombardia, e promossa da Allea e FPA, con Motore Sanità e con il patrocinio del Ministero della Salute, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Ma da dove nasce l’esigenza di un dibattito sul tema dell’innovazione al servizio del ‘wellbeing’? A spiegarlo Paolo Colli Franzone, direttore scientifico di S@lute:

«La trasformazione digitale della sanità pubblica in Italia è una prospettiva possibile: fatta 100 la spesa del sistema sanitario e portando questo valore a 102/103, saremmo in grado di ristrutturare significativamente la spesa ospedaliera e incrementare l’attività di prevenzione, spesa farmaceutica e assistenza ambulatoriale, domiciliare e semi-residenziale», spiega Paolo Colli Franzone.

Nel settore salute c’è dunque aria di innovazione e come sottolinea Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria:  «Nel mondo sono 7.000 i farmaci in sviluppo, sempre più specifici, mirati e personalizzati. E l’Italia è pienamente coinvolta nel nuovo Rinascimento della ricerca. Come dimostrano gli investimenti in R&S aumentati del 15% in 2 anni e gli oltre 300 prodotti biotech in sviluppo. Il nostro Paese vanta vere e proprie eccellenze nel biotech, nei vaccini, negli emoderivati, nelle terapie avanzate – con tre prodotti tricolori su sei autorizzati in Europa – e nelle malattie rare. Vogliamo continuare a tenere il passo a livello internazionale per promuovere sempre più il network della ricerca per dare più vita agli anni e più anni alla vita».

E quando si parla di innovazione, certamente bisogna portare all’attenzione i risultati positivi raggiunti da alcuni servizi quali il fascicolo sanitario elettronico, anche se molto resta ancora da fare. «Abbiamo investito 2 miliardi di euro in più nel Fondo Sanitario Nazionale» – ha rilevato Emilia De Biasi, Presidente Commissione Sanità del Senato – «Ma senza una innovazione profonda e governata dei processi, delle modalità di cura e degli strumenti, l’incremento delle risorse risulta meno efficace. Un esempio di buona innovazione è il fascicolo sanitario elettronico, che richiede tuttavia, a monte, l’interoperabilità dei sistemi. Una questione rispetto alla quale auspichiamo un intervento a livello centrale».

«Il tema quindi non è tanto “proclamare risparmi” alimentando false aspettative, quanto piuttosto tentare di disegnare un nuovo modello di Ssn attraverso un ripensamento complessivo dei processi di prevenzione, diagnosi e cura anche (non “solamente”) facendo leva sulle opportunità offerte dal paradigma della digital transformation» precisa Paolo Colli Franzone, direttore scientifico di S@lute.

 

di Marianna Castelluccio

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