Cop26, Slow Food: mettere al centro l’agroecologia e la giustizia sociale

Cop26, Slow Food: mettere al centro l’agroecologia e la giustizia sociale

Agricoltura e suolo saranno al centro dei lavori della Cop26 oggi e domani 6 novembre. Temi fondamentali, secondo Slow Food, in quanto dalla produzione e distribuzione di cibo deriva un terzo delle emissioni di CO2.

L’associazione si aspetta, dunque, interventi concreti che mettano al centro l’agroecologia e la giustizia sociale.

Cop26, le proposte di Slow Food per l’agricoltura

“Dalla produzione, distribuzione e consumo di cibo possono venire soluzioni importanti, ma serve un cambiamento di passo che vada a scalfire consolidate abitudini e vecchi interessi”, sottolinea Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, commentando i lavori della Cop26.

Secondo Varazi è necessario, quindi, muoversi verso sistemi alternativi “all’agricoltura industriale e a quella che si fonda su monoculture, pesticidi e fertilizzanti chimici, brevetti e sfruttamento dei suoli”, prediligendo “un’agricoltura attenta alla biodiversità, alla fertilità dei suoli e al rispetto delle persone e dell’ambiente”.

Lotta allo spreco, agricoltura di piccola scala, riduzione della produzione e del consumo di carne da allevamenti intensivi, difesa dei suoli e soprattutto diffusione di metodi agroecologici: sono queste – secondo Slow Food – le chiavi per accedere a un sistema più sostenibile.

 

Agricoltura Cop26

 

Slow Food: agroecologia strumento per affrontare la crisi

Varazi richiama poi l’attenzione sul tema dell’agroecologia, vista come strumento centrale per affrontare le molteplici crisi del sistema produttivo, inclusa quella climatica.

“È la strada che si deve intraprendere se si vogliono davvero ricostruire le relazioni tra agricoltura e ambiente, tra sistemi alimentari e comunità, e rappresenta un elemento fondamentale se si vuole davvero assicurare a tutte le persone uguale accesso alle risorse economiche e alla proprietà della terra – spiega Varazi. – Se ne parla tanto, poi prevalgono le solite logiche che guardano solo agli aspetti quantitativi – più che qualitativi – delle produzioni, senza tener presente la complessità economica, sociale e ambientale legata al sistema agricolo e alimentare”.

Slow Food chiede, dunque, di “procedere verso sistemi alimentari agroecologici, in quanto mantengono il carbonio organico nel terreno, supportano la biodiversità, ricostruiscono la fertilità del suolo e garantiscono una vita dignitosa agli agricoltori e diete sane a tutte le presone”.

Chiede, inoltre, “che la questione agricola e quelle legate alle produzioni alimentari vengano prese in considerazione nelle decisioni della Cop26 e di tutti gli incontri che hanno come focus la neutralità climatica e la giustizia sociale”.

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