Clima: nuovo record per il riscaldamento dell'Oceano, allarme anche per il Mediterraneo

Clima: nuovo record per il riscaldamento dell'Oceano, allarme anche per il Mediterraneo

Il 2022 si apre con un nuovo allarme sul fronte del cambiamento climatico. Secondo uno studio condotto da un team internazionale composto da 14 istituzioni, tra cui ENEA e INGV ( Istituto Nazionale di Geofisica), le temperature dell’Oceano hanno segnato un nuovo record nel 2021, raggiungendo i valori più caldi mai misurati per il sesto anno consecutivo.

Ancora più allarmante è la situazione del Mediterraneo che si conferma il bacino che si scalda più velocemente.

Cambiamento climatico, cosa accade all’Oceano e al Mediterraneo?

I ricercatori evidenziano, in particolare, che la variazione del contenuto termico degli oceani nel 2021 è equivalente all’energia che si otterrebbe facendo esplodere 7 bombe atomiche ogni secondo per tutta la durata dell’anno. E il nuovo record – avvertono – è stato toccato nonostante nel 2021 si sia manifestato il fenomeno conosciuto come La Niña, che ha contribuito a limitare il riscaldamento nell’oceano Pacifico.

Per quanto riguarda il Mediterraneo, ai dati risultati allarmanti illustrati nello studio, si affiancano quelli del monitoraggio della temperatura nei mari Ligure e Tirreno, ripreso nel 2021, nell’ambito del progetto MACMAP dell’INGV, cui partecipa ENEA. Dal 1999, sfruttando navi commerciali che percorrono la rotta tra Genova e Palermo, sono stati acquisiti dati di temperatura che hanno consentito di analizzare le variazioni termiche nel tempo.

“Durante l’ultima campagna di rilevamento dati, a metà dicembre 2021, sono rimasto prima sconcertato e poi sempre più sconfortato dai dati che comparivano sul monitor del sistema di acquisizione – afferma Franco Reseghetti dell’ENEA -. Nel mar Tirreno trovavo l’isoterma T = 14°C quasi sempre sotto i 700 m, talvolta anche intorno a 800 m, valori di profondità che mi hanno sorpreso. In pratica ha iniziato a scaldarsi in modo evidente anche una zona più profonda rispetto al passato”.

Più nel dettaglio, le serie temporali delle temperature nel Mediterraneo mostrano aumenti più intensi rispetto a quelli osservati alle medesime profondità intermedie in altre zone dell’oceano globale.

“Dalla primavera 2013, constatiamo un riscaldamento progressivo nello strato tra 150 e 450 m di profondità (ma i valori di temperatura sono in aumento anche a profondità maggiori), con una crescita ancora più evidente tra il 2014 e il 2017, seguita da un leggero calo nel 2018-2019 e una risalita ulteriore nel 2021″, sottolinea Simona Simoncelli dell’INGV.

 

Oceano cambiamento climatico

 

“Per i mari Tirreno e Ligure – prosegue – nel periodo 1999-2021 la variazione di temperatura è stata pari a 0.028°C/anno, coerente con quanto registrato nel Canale di Sicilia dalla strumentazione CNR che acquisisce valori dal 1993. Nei loro dati l’aumento della temperatura è stimato in 0.026°C/anno su tutto il periodo, ma con una crescita di 0.034°C/anno dopo il 2011. Nei nostri dati complessivamente la variazione media della temperatura nello strato 150-450 m è di circa 0.6°C (passando da 13.8°C a 14.4°C)”.

Sempre più frequenti gli episodi climatici estremi

Ancora presto per fare previsioni per il 2022. Tuttavia – dice Franco Reseghetti dell’ENEA “la strada intrapresa negli ultimi anni dal mar Mediterraneo sembra abbastanza chiara, con valori sempre crescenti di energia presente nelle sue acque che rimane a disposizione per l’interazione con l’atmosfera, dando sempre più spesso origine ad episodi meteo estremi, come ondate di calore e violenti fenomeni precipitativi sconosciuti in precedenza in queste zone”.

“Il 2021 – sottolinea – è stato un manifesto di tutto questo: il caldo in Sicilia ad agosto, la pioggia in Liguria, i ‘medicanes’, gli uragani del Mediterraneo a fine novembre ancora in Sicilia, solo per fare un esempio”.

Ma sono anche altre le conseguenze dei cambiamenti climatici. Come spiegato da Simona Simoncelli, in seguito al riscaldamento delle acque degli oceani (tralasciando l’apporto dell’acqua di fusione dei ghiacciai), sta aumentando il volume e quindi il livello del mare, con ripercussioni drammatiche per gli atolli del Pacifico e stati insulari come le isole Maldive ma anche per le nostre aree costiere.

Inoltre, acque degli oceani sempre più calde creano le condizioni per tempeste e uragani sempre più violenti e numerosi, abbinati a periodi di caldo esasperato in zone sempre più estese. E tutto questo – spiega – senza considerare gli effetti biologici: l’acqua più calda è meno ricca in ossigeno influisce sulla catena alimentare, così come acqua con acidità più elevata ha effetti anche pesanti sulle forme viventi.

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