Slow Food: tutelare la biodiversità alimentare
Biodiversità in Costituzione, Slow Food: tutelare anche quella alimentare
Slow Food: “Da decenni la biodiversità alimentare è in pericolo a causa del dominio commerciale di poche multinazionali che producono semi ibridi, fertilizzanti e pesticidi”
La Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”, si legge nel nuovo articolo 9 della Costituzione, integrato dalla decisione di inserire la tutela dell’ambiente e della biodiversità nella Carta fondamentale della Repubblica.
È un passaggio importante sottolineato anche da Slow Food nel punto in cui si parla di biodiversità.
La tutela della biodiversità alimentare
Slow Food chiede di prendere in considerazione anche la tutela della biodiversità domestica: le varietà agricole coltivate e le specie di allevamento.
«Tutelare la biodiversità è un impegno politico e richiede l’adozione di norme e di leggi che facilitino la conversione verso un sistema ambientale (e alimentare) maggiormente sostenibile. Ma è anche un impegno alla portata di tutti: scegliere come alimentarsi è un atto politico».
Da decenni la tutela della biodiversità alimentare è in pericolo, ricorda Slow Food, per il ruolo preponderante di poche multinazionali che producono semi ibridi, fertilizzanti e pesticidi. Ormai mais, riso, grano forniscono da soli il 60% delle calorie necessarie alla popolazione mondiale. È un sistema alimentare che non può reggere.
«Richiamare la tutela della biodiversità all’interno della legge fondamentale dello Stato rappresenta un passo importante e un motivo di soddisfazione, soprattutto per un’associazione come Slow Food che, da oltre trent’anni, s’impegna concretamente nella sua difesa», ha detto Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.
L’associazione parte dal riconoscimento di ambiente e biodiversità in Costituzione per ribadire la necessità di tutelare la biodiversità nell’accezione più ampia del termine.
«La tutela della biodiversità non va intesa soltanto come difesa del mondo selvatico – prosegue Nappini – ma anche come salvaguardia delle varietà agricole coltivate e delle razze animali allevate, cioè la biodiversità domestica».

Come tutelare la biodiversità?
Tutelare la biodiversità, secondo Slow Food, significa dire no alle monocolture vegetali, ridurre e vietare l’uso di pesticidi e fitofarmaci che vengono dalla chimica di sintesi perché dannosi per la biodiversità e per il suolo, passare a sistemi biologici, sostenere gli allevamenti di piccola scala ed estensivi. Ancora: scongiurare l’abbandono dei terreni agricoli e delle aree rurali e montane, considerare anche la tutela della microbiologia e della microflora del suolo.
Slow Food richiama dunque all’esigenza di un’alimentazione sostenibile. E ricorda i contorni di un sistema alimentare che, così come è diventato, non è affatto sostenibile. Secondo il Rapporto Fao sullo Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura del 2019 ci sono preoccupanti prove che la biodiversità che sta alla base dei nostri sistemi alimentari sta scomparendo, mettendo a rischio il futuro dei nostri alimenti, dei mezzi di sussistenza, della salute umana e dell’ambiente.
Come alimentarsi, una scelta politica
Scegliere come alimentarsi è “un atto politico”, dice Slow Food. E ricorda alcuni dati.
Negli ultimi settant’anni sono andati perduti, a causa dell’uomo e delle sue scelte, tre quarti dell’agrobiodiversità che i contadini avevano selezionato nei 10.000 anni precedenti. Il 75% delle colture agrarie presenti a inizio ’900 è scomparso. Dagli anni ’70 del secolo scorso, la produzione agricola si è orientata su un numero ristretto di varietà: tre specie – mais, riso, grano – forniscono il 60% delle calorie necessarie alla popolazione del globo.
Il 63% del mercato dei semi è rappresentato da ibridi commerciali ed è controllato da quattro multinazionali che possiedono anche i brevetti degli Ogm e sono leader nella produzione di fertilizzanti, pesticidi e diserbanti.
«Quello di ieri è un passo importante – conclude Nappini -. Ora si deve agire in modo concreto e veloce. Occorre mettere chi produce cibo in modo sostenibile, ad esempio seguendo i princìpi dell’agroecologia, nelle condizioni di poterlo fare: non lasciamo che le integrazioni della Costituzione rimangano sulla carta o, peggio, vengano vanificate da interessi economici di pochi».

