Acqua, perdite di rete troppo alte
Acqua, oro blu. Ma in Italia oltre un terzo di quella immessa in rete va perso
Domani è la Giornata mondiale dell’acqua. L’Istat pubblica le statistiche degli anni 2019-2021. Oltre un terzo dell’acqua immessa nella rete di distribuzione va perso
L’acqua è una risorsa fondamentale per la vita, oro blu, tanto importante quanto spesso sprecata. E quando non viene sprecata a livello individuale, si perde nella rete di distribuzione con un’intensità che, in alcune città, è davvero elevatissima. L’acqua è al centro dello sviluppo sostenibile, quello ipotizzato dalle Nazioni Unite da qui al 2030. E domani si celebra la Giornata mondiale dell’acqua, istituita nel 1992 e celebrata ogni anni il 22 marzo.
In occasione di questo evento l’Istat ha messo insieme le statistiche italiane sull’acqua degli anni 2019-2021. Fotografano una serie di fenomeni preoccupanti, quali le perdite di rete pari a oltre un terzo e le disparità territoriali che continuano a tagliare l’Italia in due, col Mezzogiorno che registra ancora situazioni di razionamento e, contemporaneamente, una spesa superiore per l’acqua.
Acqua, famiglie, Italia
Diversi sono i numeri sull’acqua che l’Istat mette insieme (per una conoscenza nel dettaglio, clicca QUI).
Nel 2021 sono il 9,4% le famiglie che lamentano irregolarità nel servizio idrico. Le famiglie che non si fidano a bere acqua del rubinetto sono 28,5%, contro il 40,1% del 2002 e il 29,9% del 2016. Rimangono però notevoli differenze territoriali e si va dal 16,8% nel Nord-est al 57,2% nelle Isole.
Nel 2021 l’86% delle famiglie si dichiara soddisfatto del servizio idrico mentre il 65,9% delle persone di 14 anni e più è attento a non sprecare acqua.

Oltre un terzo dell’acqua immessa nella rete di distribuzione va perso
Uno dei fenomeni che ritorna è la dispersione dell’acqua. Non tutta l’acqua immessa viene effettivamente erogata agli utenti finali. Nel 2020, dice l’Istat, sono andati persi 41 metri cubi al giorno per km di rete nei capoluoghi di provincia/città metropolitana, pari al 36,2% dell’acqua immessa in rete, 0,9 miliardi di metri cubi (era il 37,3% nel 2018 e il 39% nel 2016).
«Le perdite totali di rete hanno importanti ripercussioni ambientali, sociali ed economiche, soprattutto per gli episodi di scarsità idrica sempre più frequenti – spiega l’Istat – Sono da attribuire a fattori fisiologici presenti in tutte le infrastrutture idriche, alla vetustà degli impianti, prevalente soprattutto in alcune aree del territorio, e a fattori amministrativi, riconducibili a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi, per una quota che si stima pari al 3% delle perdite».
In più di un capoluogo su tre le perdite di rete sono però superiori al 45%. Le situazioni più gravi si trovano a Siracusa (67,6%), Belluno (68,1%), Latina (70,1%) e Chieti (71,7%).

Il razionamento dell’acqua
Continua il razionamento dell’acqua nei capoluoghi del Mezzogiorno.
«Nel 2020, ben 11 Comuni capoluogo di provincia/città metropolitana, localizzati tutti nel Mezzogiorno, hanno fatto ricorso a misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile, disponendo la riduzione o sospensione dell’erogazione idrica – spiega l’Istat – Ciò a seguito della forte obsolescenza dell’infrastruttura idrica, dei problemi di qualità dell’acqua per il consumo umano e dei sempre più frequenti episodi di riduzione della portata delle fonti di approvvigionamento, che rendono scarsa o addirittura insufficiente la disponibilità della risorsa idrica in alcune aree del territorio».
Nel 2020 sono state adottate misure di razionamento a Cosenza, Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Palermo, Reggio Calabria, Ragusa, Pescara, Enna, Avellino e Catania.
La spesa per l’acqua e per la minerale
È di poco inferiore a 15 euro la spesa media mensile delle famiglie per la fornitura di acqua in casa nel 2020 mentre la spesa media mensile per l’acqua minerale ammonta a 12,56 euro.
«Le famiglie – spiega l’Istat – hanno speso in media 14,68 euro al mese per la fornitura di acqua nell’abitazione nel 2020, pari allo 0,6% della spesa complessiva per il consumo di beni e servizi. La spesa mensile delle famiglie risulta superiore alla media nazionale nel Mezzogiorno (17,48 euro) e al Centro (16,50 euro), inferiore al Nord (12,05 euro)».
È di poco inferiore la spesa media mensile per l’acqua minerale, diffusa in sette famiglie su dieci.
«Nello stesso anno, la spesa mensile sostenuta dalle famiglie per l’acquisto di acqua minerale è di 12,56 euro (-0,1% rispetto all’anno precedente) e pari a circa due euro in meno rispetto alla spesa sostenuta per la fornitura di acqua. Tuttavia, dal 2015 la spesa familiare per acqua minerale cresce a un ritmo superiore rispetto a quella effettuata per la fornitura di acqua nelle abitazioni (+22,3% contro +9,6%)».
Nel 2021, in due terzi delle famiglie (66,7%) almeno uno dei componenti consuma quotidianamente almeno un litro di acqua minerale, dato in crescita rispetto agli ultimi anni. Ci sono anche per questi valori delle differenze regionali, per cui il consumo di acqua minerale è maggiore nelle Isole (69,7%), e minore al Sud (63,3%).

