Acque sotterranee: un tesoro nascosto da tutelare. In Italia stress idrico medio-alto
Acque sotterranee: un tesoro nascosto da tutelare. In Italia stress idrico medio-alto
Oggi ricorre la Giornata Mondiale dell’Acqua. Legambiente presenta la road map con le tre priorità per una gestione condivisa e sostenibile delle acque sotterranee
Invisibile ai nostri occhi eppure fondamentale per la vita e gli equilibri sulla terra: parliamo dell’acqua sotterranea, cosiddetta acqua di falda, la più grande riserva idrica del pianeta ma anche una delle risorse più dimenticate, quest’anno protagonista della Giornata mondiale dell’acqua 2022 (World Water Day). Come spiegato dall’ONU, la vita non sarebbe possibile senza acque sotterranee, le quali forniscono gran parte delle risorse che utilizziamo per l’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari, la produzione alimentare e i processi industriali. Ed è quindi nostro compito proteggerle.
Le acque sotterranee alimentano sorgenti, fiumi, laghi e zone umide e penetrano negli oceani; vengono ricaricate principalmente dalla pioggia e dalle nevicate che si infiltrano nel terreno, possono essere estratte in superficie da pompe e pozzi. E circa il 40% di tutta l’acqua utilizzata per l’irrigazione proviene da falde acquifere.
L’Asia e la regione del Pacifico hanno la disponibilità d’acqua pro capite più bassa al mondo, con un utilizzo delle acque sotterranee previsto nella regione in aumento del 30% entro il 2050. Mentre nel Nord America e in Europa, nitrati e pesticidi rappresentano una grave minaccia per la qualità delle acque sotterranee. Ad esempio, il 20% dei corpi idrici sotterranei dell’Unione europea supera gli standard dell’UE sulla buona qualità dell’acqua a causa dell’inquinamento agricolo.
Le acque sotterranee in Italia, il dossier di Legambiente
In questa occasione Legambiente presenta un dossier, lanciando una road map con 3 proposte per tutelare e preservare questi importanti corpi idrici, troppo spesso maltrattati e sovra sfruttati, la cui qualità e quantità è sempre più messa a rischio dall’urbanizzazione, dalla crescita demografica, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.
L’Italia è un Paese a stress idrico medio-alto. Secondo gli ultimi dati ISPRA – ricorda Legambiente – in Italia vengono consumati circa 26 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno: il 55%, è legato agli usi agricoli, il 27% a quelli industriali e circa il 18% per scopi civili.
Relativamente al settore “scopi civili”, implicando acque di qualità elevata, nel 2018 sono stati prelevati più di 9,2 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile, di cui in media circa l’85% deriva dalle acque di falda. Le Regioni più “idrovore”, essendo le più popolose, sono rappresentate dalla Lombardia (1,42 miliardi di m3), Lazio (1,16 miliardi di m3) e Campania (0,93 miliardi di m3).

Alcune Regioni, come Umbria e Valle D’Aosta, dipendono totalmente dalle acque di falda, ciò significa che il 100% delle acque prelevate sono sotterranee; altre ne dipendono in maniera comunque significativa: 7 Regioni superano il 90% di dipendenza dalle loro acque sotterranee (Lazio, Trentino-Alto Adige, Campania, Lombardia, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Veneto) e 5 Regioni ne dipendono per più dell’80% (Piemonte, Calabria, Molise, Marche e Sicilia).
“L’acqua di falda dev’essere riconosciuta e protetta, non solo come riserva idrica rinnovabile, ma anche come portatrice di un forte valore ambientale — ha commentato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente —. Le tre priorità che oggi presentiamo vogliono offrire una sorta di road map per arrivare alla gestione condivisa e sostenibile delle acque sotterranee, come auspicato dalle politiche comunitarie, rendendole sempre meno vulnerabili e soggette alle conseguenze del sovra sfruttamento, dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento”.
Le 3 priorità di Legambiente
Il primo passaggio fondamentale, secondo l’associazione ambientalista, è il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE) che impone agli Stati membri, entro il 2027 (limite prolungato, inizialmente 2015), il conseguimento del buono stato qualitativo e quantitativo dei corpi idrici.
La seconda priorità è la necessaria pianificazione degli usi dell’acqua, per prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo dei corpi idrici: è necessario, quindi, un monitoraggio costante per riuscire ad avere una visione d’insieme sull’impatto che la “somma” delle singole attività di scarico, prelievo, rilascio genera sulla risorsa idrica di un territorio.
Infine, la messa al bando nella produzione e nella commercializzazione di quelle sostanze inquinanti, persistenti e bioaccumulabili che stanno generando problemi di tipo ambientale e sanitario in alcune parti del Paese. Un caso emblematico – spiega Legambiente – è quello dei PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche, che hanno contaminato alcune porzioni delle falde del Veneto e del Piemonte, ma che si stanno ritrovando anche in numerose parti d’Italia.

